Parla il confessore di Pinochet

(...) Pinochet da tanti anni e non ha remore a svelare quello che era stato il grande cruccio del generale dopo la sua caduta: «Ha fatto un grande errore, quello di non indire elezioni democratiche dopo i primi 2 anni di governo - spiega -. Lui di questo era conscio, sapeva che aveva sbagliato perché nei primi anni del suo governo il 90% dei cileni era con lui: è stato dominato dal fanatismo politico».
Il governo di Allende, la protesta del popolo contro le nazionalizzazioni, gli scioperi generali e la minaccia sovietica sul Cile, quegli anni difficili sono nella mente di chi ha seguito la vicenda da vicino, ma con gli occhi di un osservatore esterno: «Furono anni delicati - racconta padre Luciano -. L'intervento di Pinochet fu molto duro, ma salvò il Paese da una guerra civile che era ormai alle porte. Il Cile stava rischiando di diventare un paese comunista sotto il controllo della Russia. La scelta di intervento fatta dai generali dell'esercito direi che fu necessaria, anzi auspicata dal popolo».
La morte di Augusto Pinochet e quello che sta succedendo a Santiago e in tutto il Paese, secondo il prete italiano, vengono raccontate in Europa in maniera molto distorta: «In Italia e nel resto del continente, arrivano immagini e commenti sbagliati di quello che sta accadendo in Cile: centinaia di migliaia di persone stanno portando il loro ultimo saluto al generale, ma lì da voi si da più spazio ad un migliaio di persone che in nome del comunismo festeggiano bevendo birra per la morte di un uomo».