Parlamentari sempre più ricchi (ma anche meno preparati)

Negli ultimi 20 anni il livello di qualità media dei politici è calato, mentre i loro redditi crescono di oltre il 10% l'anno. Un
seggio in Parlamento significa addirittura vedersi lievitare i guadagni
del 77%

Gaeta - Parlamentari sempre meno preparati, ma sempre più ricchi. Negli ultimi 20 anni il livello di qualità media dei politici è infatti calato, mentre i loro redditi crescono di oltre il 10% l'anno. Un seggio in Parlamento significa addirittura vedersi lievitare i guadagni del 77%. Ma al maggior stipendio non corrisponde affatto un maggior impegno, anzi, nei fatti la partecipazione in Parlamento si riduce. Questa la fotografia contenuta nella ricerca Il mercato del lavoro dei politici, presentata oggi a Gaeta al X Convegno europeo della Fondazione Rodolfo DeBenedetti, che analizza le carriere dei politici italiani a partire dal secondo dopoguerra, mettendole anche in relazione con quelle dei membri del Congresso Usa.

Tra il 1948 e il 2006, evidenzia lo studio, il tasso di crescita medio annuo del reddito lordo dei parlamentari italiani é stato del 10% (l'1,5% negli Usa). Entrare nel Parlamento italiano è particolarmente conveniente: nel primo anno di attività i redditi totali dei deputati aumentano del 77% rispetto all'anno precedente. Dal 1985 al 2004 il reddito reale annuo di un parlamentare è cresciuto 5-8 volte più di quello di un operaio, 3,8-6 volte quello di un impiegato, e 3-4 volte quello di un dirigente: dalla fine degli anni Novanta, un parlamentare su quattro ha un reddito extraparlamentare annuo superiore a quello della maggioranza dei dirigenti. Se poi si considera che la durata media della carriera di un parlamentare, secondo lo studio, è 10,6 anni, si può immaginare che all'uscita dal Parlamento i nostri politici mettano da parte un bel gruzzoletto.

L'uscita, tuttavia, solo per il 6% significa andare in pensione: il 3% finisce in carcere e quasi uno su due rimane comunque in politica. Negli ultimi anni, inoltre, con l'aumentato potere di selezione dei partiti, i nuovi deputati sono sempre meno giovani e meno istruiti, e la qualità media dei politici, sia per istruzione che per qualità intrinseca dei deputati, è diminuita nella Seconda Repubblica rispetto alla Prima, mentre è comparabile il tasso di assenteismo. Per ridurre quest'effetto di "selezione avversa", secondo lo studio, si potrebbe eliminare il cumulo dei redditi dei parlamentari con gli altri redditi, come già avviene negli Stati Uniti, ed indicizzare l'indennità al tasso di crescita dell'economia. "Ciò - conclude la ricerca - consentirebbe anche di aumentare l'impegno parlamentare dei deputati, visto che in media ogni 10 mila euro di extra reddito riduce la partecipazione in Parlamento dell'1%".