Parlare di Limonte non è strategico per i liguri

Recentemente il Giornale del Piemonte titolava «Limonte: tempi lunghi per la macroregione», mi permetta un punto di vista diverso che credo interessi anche ai lettori liguri. Come diceva la canzone in testa alle classifiche di qualche anno fa «Da che punto guardi il mondo tutto dipende». Nel mondo globalizzato guardare il mondo dal punto di vista giusto fa la differenza.
Uno dei punti di vista giusti è sicuramente Genova. Con lo spostamento di molte attività manifatturiere nell'estremo Oriente, la Cina viene ormai chiamata la «fabbrica del mondo», Genova può diventare se si farà il terzo valico ferroviario il porto più centrale d’Europa e acquisirà una grande capacità di attrazione di quella che nel 2004 in Confetra avevamo chiamato la «globalizzazione di ritorno» e cioè il grande flusso di merci proveniente dalla Cina via Suez verso l'Europa.
Con il Terzo Valico Genova diventerà 10 volte più importante e il retroporto naturale sarà l'alessandrino che potrà diventare un'area logistica strategica. Ancor più strategica l'area logistica di Novara dove la linea ferroviaria che passerà dal Terzo Valico incrocerà il Corridoio 5 se si farà la Tav.
Le ricadute logistiche che deriveranno dalla realizzazione del Corridoio 5 e della Genova-Rotterdam previste dal Grande progetto di Reti di trasporto europee presentato dal Governo Berlusconi durante il semestre di presidenza italiana nel 2003 e approvato alla unanimità dall'Europa interesseranno Liguria, Piemonte, Lombardia.
Ecco perché come Trasporto Amico, una nuova associazione senza scopo di lucro presieduta da Giuseppe Smeriglio ex ad di Tnt ed oggi presidente dell'Interporto di Roma, sosteniamo che più che di Limonte le tre Regioni del NordOvest hanno bisogno: a)- di far partire al più presto la Tav e il Terzo Valico; b)- dovrebbero darsi al più presto un Piano della Logistica Interregionale per coordinare la realizzazione degli interporti attrezzati o piastre logistiche cui sono interessate il tortonese, l'alessandrino, Rivalta Scrivia, il novarese, il vercellese, il chivassese e Orbassano con il rischio di un consumo disordinato e esagerato del territorio.
Queste sono le cose più urgenti da fare insieme mentre va avanti l'ottimo lavoro del presidente dell'Osservatorio della Tav, Mario Virano. Caro Lussana, parlare di Limonte rischia di essere un escamotage che magari piace anche a qualche Suo collega giornalista, ma ha tempi lunghi e soprattutto non coinvolge la forza economica e politica, appunto, della Lombardia.

Segretario Trasporto Amico
Una premessa, caro Giachino: le Sue considerazioni - frutto di palese documentazione, riflessione, realismo - sono da sottoscrivere per intero. Con un’appendice, a conferma: «Limonte» è uno slogan pubblicitario, che gli esperti di advertising e strategie di marketing definirebbero fra l’altro «alquanto modesto». Da come è stato lanciato e, soprattutto, per la scelta dei tempi, questo «Limonte» - dove sono i contenuti? - sa fin troppo di tentativo di «depistare» i problemi quotidiani. Che sono, purtroppo, evidenti e impediscono il buon funzionamento delle strutture (le istituzioni) e la realizzazione concreta delle infrastrutture (collegamenti marittimi, stradali e ferroviari), fattori indispensabili di sviluppo della regione e del Paese. A illuderci, ormai - lo capiscano, gli apprendisti inventori di slogan! - non basta un «Limonte» qualsiasi. E nemmeno la «Piemuria»...
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