Parmalat, Tanzi condannato a 18 anni E lui: "E' una sentenza così severa"

Ora dovrà risarcire due miliardi di euro alla nuova azienda sorta sulle ceneri del crac e il 5% del valore delle obbligazioni ai risparmiatori

Parma - Per il crac Parmalat da 14 miliardi di euro, il tribunale di Parma ha condannato l’ex patron della società Calisto Tanzi a 18 anni di reclusione. Il pm aveva chiesto per lui 20 anni di reclusione. Fausto Tonna è stato invece condannato a 14 anni, mentre 10 anni e mezzo sono stati stabiliti per il fratello di Calisto, Giovanni Tanzi. "Non mi aspettavo una sentenza così severa", ha detto Tanzi al suo legale Giampiero Biancolella.

Risarcimento ai risparmiatori Una piccola azienda a conduzione familiare che ha attraversato il boom economico, ha cavalcato le onde della finanza, ha imposto il suo marchio nel mondo come perla del made in Italy per poi diventare la "più grande fabbrica di debiti della storia del capitalismo europeo". La sentenza parmigiana ha scritto un primo giudizio su uno dei più grandi crolli economici mai visti, dopo un processo durato 32 mesi che ha ricostruito tutte le vicende che hanno portato al crac. Ora Tanzi e gli altri condannati nel processo Parmalat di Parma dovranno risarcire due miliardi di euro alla nuova azienda sorta sulle ceneri del crac e il 5% del valore nominale delle obbligazioni ai risparmiatori. Secondo una stima dei legali di parte civile, il valore dei bnd sottoscritti sia aggirerebbe sui 600 milioni di euro; il risarcimento dovrebbe essere quindi di circa 30 milioni.

I dirigenti condannati Oltre a Calisto Tanzi, il tribunale ha condannato anche l’ex direttore finanziario della multinazionale di Collecchio, Fausto Tonna, a 14 anni. Per lui i pm avevano chiesto una condanna a 9 anni e sei mesi. Condannati anche gli altri dirigenti Luciano Siligardi, ex membro del cda, a 6 anni; Giovanni Tanzi, fratello di Calisto, a 10 anni e 6 mesi; Domenico Barili, a 8 anni; Paolo Sciumè a 5 anni e 4 mesi; Camillo Florini a 5 anni; Giovanni Bonici, ex presidente di Parmalat Venezuala,a 5 anni. Quattro anni per Davide Fratta; 5 anni e 4 mesi per Rosario Lucio Calogero e Mario Mutti ; 4 anni per Enrico Barachini e Giuliano Panizzi; Sergio 1 anno e 6 mesi Erede. Ammonta a 2 miliardi di euro la provvisionale riconosciuta alla Parmalat. Paolo Compiani e Alfredo Gaetani sono invece stati assolti.

Il crac Parmalat Risalendo a ritroso, almeno fino al 1990 quando la quotazione in borsa, secondo la Procura parmigiana, rappresentò, con l’aggiramento delle norme per l’approdo al mercato, il primo tentativo di arginare le difficoltà industriali e finanziarie attraverso il ricorso al mercato dei titoli. Un’operazione che dette il via all’epoca delle acquisizioni. Con un massiccio ricorso al credito e ai collocamenti obbligazionari, la Parmalat divenne in breve una multinazionale espandendosi in Sudamerica, in Nordamerica (dove tenta invano di imporre il latte a lunga conservazione in un continente dove si consuma esclusivamente latte fresco), in Sudafrica e, negli ultimi anni, anche in Oceania. Con una politica aggressiva acquisì società anche in settori non strettamente legati all’alimentare: come, ad esempio, il turismo, con la nascita di Parmatour.

Le accuse a Tanzi Secondo la Guardia di finanza che ha condotto l’inchiesta parmigiana sul crac, è stato proprio il turismo ad aver fagocitato una parte consistente dei finanziamenti bancari di Parmalat. Le difficoltà maggiori cominciarono però per Tanzi e il suo gruppo nel 1999, quando venne acquisita Eurolat dal gruppo Cirio di Sergio Cragnotti. Un’acquisizione sulla quale grava il sospetto di pressioni provenienti dalla Banca di Roma di Cesare Geronzi, che aveva l’obiettivo, secondo la Procura, di rientrare dei crediti con l’acquisto del gruppo di Parma. Uno schema che secondo gli inquirenti si è ripetuto nel 2002 con le acque minerali Ciapazzi di Giuseppe Ciarrapico, azienda acquistata ad un prezzo che la Procura ritiene "gonfiato", sempre per consentire a Banca di Roma di rientrare dei crediti concessi a Ciarrapico. Il problema maggiore resta, però, quello di spiegare perché un gruppo che vanta una liquidità colossale (3,8 miliardi di euro) continui a ricorrere con quella intensità al credito e alle emissioni obbligazionarie.

Il ritiro delle emissioni dei titoli Nel 2003 per ben due volte Parmalat è costretta dall’allarme creato sul mercato a ritirare emissioni di titoli già annunciate. Il bubbone scoppia nel novembre del 2003. Tanzi chiama al capezzale di Parmalat Enrico Bondi con lo scopo di risanare tutto il gruppo. Bondi scopre che Parmalat non potrà fare fronte al pagamento di un bond da 150 milioni di euro in scadenza di lì a poco. L’attenzione sul gruppo di Collecchio si fa serrata. I primi di dicembre si scopre che la liquidità custodita nel Fondo Epicurum non esiste, il titolo crolla sul mercato, viene sospeso dalle quotazioni e, il 27 dicembre, Tanzi viene arrestato. E' la prima palla di neve di un valanga che travolgerà decine di migliaia di piccoli risparmiatori.