Le parole di un eroe disonorato

Illustre direttore, bene ha fatto il collega Gianni Plinio, illustrando la contrarierà del gruppo di An all’iniziativa, a ricordare la lettera che Carlo Fecia di Cossato scrisse alla madre da Napoli il 21-8-1944 e cioè qualche giorno prima di suicidarsi. Con quelle parole l’eroico comandante del sommergibile «Enrico Tazzoli» - decorato con una Medaglia d’Oro al Valor Militare, con tre Croci di Guerra tedesche, con tre medaglie d’argento e tre di bronzo - bollò in maniera pesantissima la resa della Marina il 9 settembre ed avrebbero dovuto consigliare, a distanza di più di 60 anni, di evitare la celebrazione di una data così assurda e dolorosa. Vale la pena riproprre, nella sua originalità, il testo di quella toccante lettera su cui varrebbe la pena riflettessero anche i più giovani per capire quali purissimi Eroi hanno servito la Patria Italiana.
«Mamma carissima, quando riceverai questa mia lettera saranno successi fatti gravissimi che ti addoloreranno molto e di cui sarò diretto responsabile. Non pensare che io abbia commesso quello che ho commesso in un momento di pazzia, senza pensare al dolore che ti procuro. Da nove mesi ho molto pensato alla tristissima posizione morale in cui mi trovo, in seguito alla resa ignominiosa della Marina, a cui sono rassegnato solo perché ci è stata presentata come un ordine del re, che ci chiedeva di fare l’enorme sacrificio del nostro onore militare per poter rimanere il baluardo della Monarchia al momento della pace. Tu conosci cosa succede ora in Italia e capisci come siamo stati indegnamente traditi e ci troviamo ad aver commesso un gesto ignobile senza alcun risultato. Da questa constatazione me ne è venuta una profonda amarezza, un disgusto per chi ci circonda e, quello che più conta, un profondo disprezzo per me stesso. Da mesi, mamma, rimugino su questi fatti e non riesco a trovare una via d’uscita, uno scopo nella mia vita. Da mesi penso ai miei marinai del Tazzoli che sono onorevolmente in fondo al mare e penso che il mio posto è con loro. Spero, mamma, che mi capirai e che anche nell’immenso dolore che ti darà la notizia della mia fine ingloriosa, saprai capire la nobiltà dei motivi che mi hanno guidato. Tu credi in Dio, ma se c’è un Dio, non è possibile che non apprezzi i miei sentimenti che sono sempre stati puri e la mia rivolta contro la bassezza dell’ora. Per questo, mamma, credo che ci rivedremo un giorno. Abbraccia papà e le sorelle e a te, mamma, tutto il mio affetto profondo e immutato. In questo momento mi sento vicino a tutti voi e sono sicuro che non mi condannerete». Carlo.
Complimenti per il coraggio di aprire un dibattito su una questione storica così delicata.
*consigliere regionale (An)