Parte da Corviale la sfida del Pdl

Un patto per Roma in sedici punti, sottoscritto da Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Gianni Alemanno e Alfredo Antoniozzi. Parte dal periferico quartiere di Corviale la corsa del Popolo della Libertà per il Comune e la Provincia. Sullo sfondo del famoso «Serpentone», i due candidati del Pdl lanciano la loro sfida a Francesco Rutelli e Nicola Zingaretti. Un patto presentato da Berlusconi come «un impegno d’onore con i cittadini, un contratto che dobbiamo mantenere».
Davanti al palco, sistemato sotto il «Serpentone», numerosi i partecipanti. In sottofondo il nuovo inno del partito. E poi bandiere, magliette, foto di Berlusconi e Fini da autografare. «Questa è la sfida», dice dal palco Alemanno. «Noi diciamo basta alla logica della politica dell’immagine legata solo ai grandi eventi. Noi misureremo dalle periferie il risultato della nostra politica». Il candidato sindaco di Roma mostra poi un depliant con gli impegni per Corviale che Rutelli prese in occasione della campagna elettorale del ’98. «Sono tutti impegni non mantenuti». Anche Alfredo Antoniozzi usa toni duri verso l’amministrazione del centrosinistra. «Veltroni ha continuato a fare i festival del Cinema, ma dimentica che poi gli attori tornano a Hollywood, mentre i romani restano qui. Organizza le notti bianche ma dimentica che i romani passano le notti in bianco perché sono preoccupati del futuro».
Simbolicamente i sedici punti sono stati firmati anche da sei persone ritenute rappresentative della società: l’immunologo Ferdinando Aiuti, capolista Pdl al Comune, Daniela Gallo, ausiliaria del Policlinico Sant’Andrea, Antonio Guidi, ex ministro nel Governo Berlusconi, la pensionata Germana Lizzani, abitante di Corviale, Roberta Moriccioli, figlia dell’uomo ucciso dopo un’aggressione sulla pista ciclabile di Tor di Valle, Suad Subai, presidente delle donne marocchine in Italia e Natasha Bernacchia, precaria al ministero per le Politiche agricole.
Tra i capitoli del «patto per Roma: la creazione del Distretto di Roma Capitale, riforma dello Statuto a cui verrà aggiunto un titolo specifico dedicato alla tutela dei contribuenti, un piano casa che prevede 25 mila alloggi destinati alle famiglie e ai lavoratori con retribuzioni medio-basse, abolizione dell’Ici e la diminuzione delle tasse, riqualificazione dei quartieri svantaggiati, un piano straordinario per la mobilità, il ripristino della legalità in materia di espulsioni e la chiusura dei campi nomadi abusivi. «Alemanno è un rompiballe eccezionale» ironizza il Cavaliere, «l’ho avuto come ministro nel mio governo e l’ho avuto ogni settimana seduto accanto a me a Palazzo Chigi e vi posso assicurare che quando dice o prende un impegno sul programma state sicuri che non molla e che quell’impegno lo porta alla concretezza». Sul palco, assieme ai leader del Pdl e ai due candidati, anche due presentatori d’eccezione: il parlamentare di An Fabio Rampelli e la coordinatrice dei giovani di Fi Beatrice Lorenzin.
Termina Berlusconi ed è la volta del presidente di An, anche lui accolto con un grande applauso e da tanto entusiasmo. Le prime battute del suo intervento sono tese a sgombrare il campo da ogni dubbio: «Non stiamo girando uno spot, qui ogni giorno si fa una pagina di impegno politico. Mettete il Pdl alla prova. Verificate con i fatti, dopo le promesse della sinistra, e convincete i delusi e gli indecisi sulla necessità di portare la nostra coalizione al governo». Il leader di via della Scrofa, punta poi l’accento sull’importanza delle periferie, poichè, dice, «a Roma si vince in periferia, mentre a livello nazionale si vince al Sud». E proprio le periferie romane e il meridione del Paese «saranno la spinta fondamentale per rigenerare la sinistra, per aiutarla a riorganizzarsi standosene per qualche tempo all’opposizione». Alla platea e alle persone affacciate dai balconi del Serpentone, Fini ricorda che al suo esordio elettorale, nel 1983, prese «più preferenze qui che in molti quartieri che allora si dicevano di destra». «Corviale è un simbolo non di degrado, ma di grande dignità». E comunque, aggiunge l’esponente di An, «basta guardarsi intorno e capire il perchè abbiamo strappato il programma del Pd. In tutti gli anni che sono stati al governo di questa città, non hanno fatto niente». Per Berlusconi, Fini, assieme ai due candidati del Pdl, un giro di saluti finali tra la folla raccolta nella piccola piazza. Autografi, foto, e per il Cavaliere, un unico slogan: «Daje preside’ che ce la famo».