Parte Goce, il satellite che studierà gli oceani

Il 16 marzo verrà lanciato in orbita Goce, <strong><a href="/a.pic1?ID=335066">un satellite un po' italiano che osserverà oceani e ghiacciai</a></strong>. Fra i responsabili della missione anche Roberto Sabadini docente di fisica terrestre all'Università di Milano

Andare nello spazio per capire meglio la terra. Un satellite spaziale che potrebbe cambiare tante piccole cose (pratiche) della nostra vita. E' questo uno degli scopi della missione Goce. Un progetto dell'Agenzia Spaziale Europea che vede anche un'importante partecipazione italiana. Il professor Roberto Sabadini, docente ordinario di fisica terrestre all'Università di Milano, è membro del mission advisory group dell'Esa e della missione Goce è uno dei massimi esperti.

Professore, ci parli del progetto Goce.

Questa è un'importante missione che si colloca nell'ambiente scientifico internazionale e vede la collaborazione della Agenzia Spaziale Italiana e dell'Esa (l'Agenzia Spaziale Europea, nda). Il satellite sarà lanciato il 16 marzo alle 15:21 a Plesetsk, a nord di Mosca, in Russia.

Quali saranno i vantaggi per i comuni mortali?
Grazie a Goce sarà determinata la superficie di riferimento geoide, rispetto alla quale possiamo stimare le variazioni del livello medio del mare.

Anche delle acque italiane quindi?
Certo. Si potranno stimare, per esempio, i livelli delle acque adriatiche o della laguna di Venezia e lo si potrà fare con un margine di errore di 1 millimetro all'anno. Una cosa molto importante.

E poi?
Gli utilizzi saranno molteplici. Il satellite permetterà di stimare anche il bilancio delle fusioni glaciali e riuscirà a farlo anche con ghiacciai di dimensioni inferiori a quelli analizzati dal satellite Grace della Nasa. Quindi l'apporto di questa missione sarà importantissimo dal punto di vista climatico, ci racconterà come sta cambiando la terra.

Una missione climatica, quindi?

Non solo, i dati del Goce permetteranno anche un avanzamento fondamentale anche in settori diversi da quello del clima, specialmente nel campo della pericolosità sismica riconducibile alla tettonica attiva. Si potranno studiare quindi terremoti di grande magnitudo, come quello di Sumatra, per intenderci.

Quando arriveranno i primi risultati?
I primi dati saranno elaborati entro sei mesi dal lancio.

Quanto costa un satellite di questo tipo?
Una apparecchiatura così costa attorno ai 360 milioni di euro. C'è anche una novità assoluta, il nostro è uno dei pochi satelliti che sarà in orbita a solo 245 chilometri di altezza.

Solo 245 chilometri?
Sì, la maggiorparte dei satelliti è in orbita ad almeno 400 chilometri, questo ci permetterà di poter osservare con maggiore precisione la terra e di poter studiare e prevedere fenomeni molto importanti.