Partito democratico, la Bindi corre per perdere

Il ministro della Famiglia si è candidato contro Veltroni : "È l’ora
delle donne ma se sarò eletta, io rinuncerò agli altri incarichi". Rosy, la pasionaria della Margherita, parteciperà alle primarie che il
14 ottobre dovranno indicare il leader: "Così sarà una competizione
vera". D’Alema: a lei i voti dei Ds, a Walter quelli dei centristi

Roma - Sarà il vero competitor di Walter Veltroni alle primarie per la candidatura alla segreteria del Partito democratico. E nel darne l’annuncio sottolinea subito le differenze con quello che sino a oggi è stato il candidato in solitaria. Rosy Bindi si inserisce nella corsa a segretario di Walter Veltroni e garantisce che se dovesse essere eletta «rinuncerà a qualunque altro incarico. Consapevole del rilievo di questo impegno». È la prima e forse più importante differenza con Veltroni, che ha accettato di correre alle primarie a patto che non debba essere costretto a lasciare la poltrona di sindaco della capitale.

Ma quella che fu «la pasionaria» dell’ultima Dc, sottolinea una seconda differenza con il candidato numero uno: «È il momento delle donne», scrive nel manifesto di lancio della sua candidatura. Aggiungendo: «Sono maturi i tempi per lasciarci alle spalle gli schemi e i pregiudizi culturali che hanno finora tagliato fuori o posto ai margini della politica le donne italiane». Ci ha pensato a lungo ilministro della Famiglia prima di esporsi, ma alla fine sembra che la motivazione fondamentale sia stata la voglia di trasformare le primarie «in una vera competizione» ed evitare che si trasformino nella semplice ratifica di un nome. Adesso i candidati sono tre: oltre a Veltroni e all’ex direttore dell’Unità, Furio Colombo, ecco anche Rosy Bindi. Ma è probabile che si aggiunga un quarto candidato.

Dovrebbe essere il sottosegretario Enrico Letta che, passata l’ipotesi del ticket in concorrenza con Veltroni- Franceschini insieme al ministro Bersani, ipotizza una sua partecipazione singola alle primarie. Anche se sino ad oggi nessuna decisione è stata presa, sono molti a sostenere che alla fine anche lui proverà a concorrere per consentire «che il popolo del centrosinistra possa scegliere tra più piattaforme politiche e fra più persone». Intanto giudizi solo positivi per la decisione della Bindi e «sul suo valore politico ».

Entusiasta il ministro della Difesa, Arturo Parisi, da subito molto critico sulla candidatura in solitaria di Veltroni. Nei cui confronti ha anche espresso numerosi dubbi. «Questo sì che è coraggio», spiega riferendosi alla Bindi. «Coraggio - aggiunge - di contribuire oltre le indicazioni dei vertici dei partiti a una competizione che mescoli nomi, storie e ispirazioni». Per il ministro della Difesa inoltre va sottolineato il «coraggio di sfondare il muro che esclude e pone le donne ai margini della politica ». Poche parole ma di consenso da parte anche di Massimo D’Alema, che dal festival dell’Unità di San Miniato a Pisa sostiene che quello della Bindi è «un contributo sicuramente utile». E parlando ai suoi compagni di partito si dice convinto che a Rosy Bindi e a Colombo andranno molti voti di iscritti ai Ds visto che «non c’è una disciplina di partito», così come Veltroni «prenderà molti voti della Margherita e di cittadini che vanno a votare pur non essendo iscritti a nessun partito». Ne è convinto anche Dario Franceschini, per il quale è stato avviato un «meccanismo nuovo» e si augura che «Rosy faccia come noi del ticket e non esprima soltanto voti della Margherita ma si incroci con i Ds e la società civile ». La candidatura della Bindi irrompe in una competizione che sembrava scontata anche dopo la rinunzia del ministro Bersani pressato dal suo partito, preoccupato che si potesse rompere l’unanimità verso Veltroni.

Bersani oggi si limita a sottolineare che quella di Furio Colombo e della Bindi sono candidature «che arricchiscono il percorso». Un arricchimento condiviso dal ministro Fioroni per il quale è «un bene che si facciano avanti coloro che hanno proposte diverse dal ticket Veltroni-Franceschini » e si dice convinto che la Bindi «rappresenta un’opportunità ».

Sicuramente una battaglia controcorrente quella del ministro della Famiglia che sin dall’inizio non era d’accordo con un segretario da eleggere entro ottobre. Per lei era necessario innanzitutto una «fase costituente» ed evitare che eventuali candidature potessero trasformarsi in una «delegittimazione di Prodi e del suo governo ». La sua decisione è arrivata dopo la formazione del ticket tra Veltroni e Franceschini. Idea che l’aveva delusa. Quindi la decisione di entrare nella competizione e giovedì presenterà il suo programma, certamente diverso da quello di Veltroni.