«Via dal partito se Rutelli non torna indietro»

«Vogliono mettermi sotto tutela? In questo caso si va al voto»

Luca Telese

da Roma

Presidente Bordon, 22 senatori rutelliani la sfiduciano: lei è un uomo nel mirino.
«Ahhh, mamma mia...».
Cosa?
«Fosse solo questo, dico. La situazione è ogni giorno più preoccupante, la Lega ci vuole fuori dall’Europa, ci sono problemi così grandi che la mia presidenza è ben poca cosa».
Lei e Prodi siete bersagli prediletti. Si parla di scissione.
«Io quella parola non la riesco nemmeno a pronunciare».
Si può mettere in pratica senza usarla.
«I problemi ci sono tutti e sono seri. Quanto a Prodi, la compagnia mi rende orgoglioso: la sua lettera parlava per 9/10 dei problemi del Paese, per 1 dell’Unione. Be’, i nostri amici hanno parlato solo di quel decimo!».
Mi stupisco che si stupisca.
«È che sono davvero... minimalia. Il nostro primo obiettivo, lo ricordo loro, è sconfiggere la destra e governare il Paese dandogli stabilità».
Ma se Rutelli ha fatto uno strappo anche sul referendum...
«Guardi, sono tra quelli certi che il suo percorso di avvicinamento al cattolicesimo sia sincero... Scelte ponderate, le sue, legittime».
Quindi tutto bene?
«Al contrario: giudico un errore la sua presa di posizione».
Perché, se ritiene la posizione legittima?
«Perché non può ignorare che il suo attacco all’Ulivo assume significato politico!».
Cioè un pronunciamento contro di voi.
«Ancora più discutibile è sostenere questa posizione con un vero e proprio manifesto politico-ideologico».
Dice che il sì non era nel programma dell’Ulivo...
«Grazie. Quando si è scritto quel programma non c’era ancora la legge! E se è per questo, come gli ha ricordato ieri Realacci, nemmeno approvare la legge era nel programma».
Cosa vuole fare Rutelli?
«Quella scelta è seria. Francesco è stato sottovalutato: ha mosso i suoi passi con uno sguardo lungo. In fondo al suo percorso vedo cose preoccupanti».
Addirittura?
«A lungo termine può far saltare il bipolarismo».
Ora mi dice come si prepara all’assemblea del 15, quella in cui vogliono farla secco?
«Ah, guardi. A parole dicono che non c’è nessuna intenzione di mettermi in discussione».
E lei ci crede?
«Informalmente è stata fatta circolare questa voce: nessuno vuol cambiare Bordon, solo metterlo sotto tutela».
La poltrona è salva?
«Lei non ha capito. Se quella fosse la loro intenzione direi solo: “Sono io che voglio il voto”».
Un bel rischio, però, per lei.
«Senta, ho avuto la fortuna di essere stato già votato ed eletto, a scrutinio segreto, due volte! Ho difeso l’autonomia del gruppo, ho buoni rapporti con tutti. Quella contro di me è una operazione che nasce... fuori da palazzo Madama».
A Largo del Nazzareno?
«Sa cosa mi dà fastidio? L’insincerità. Vogliono darmi “una lezione”? Ho ricevuto attacchi da ogni corrente in vari momenti. Ma nell’ora della scelta ho espresso il mio pensiero, e lo rivendico. Sappiano che tutto serve alla Margherita tranne un capogruppo senza autonomia, un... commissariato».
Pentito di aver detto che Rutelli era un punching ball?
«Ma scherza?».
Lo hanno scritto i 22 «ribelli».
«Ma era una battuta da retrobottega di parrucchiere: avevo finito di allenarmi in palestra, ho detto che immaginavo di aver di fronte Rutelli...».
Vista la sua stazza, poverino, si sarà preoccupato.
«Parole inoffensive e scherzose, al massimo una stupidaggine».
È chiaro che l’attacco a lei è un attacco alla minoranza.
«Allora sarebbe molto, molto grave».
Lei lo scoprirà presto.
«Rivendico il pluralismo: la loro pretesa di monolitismo tardo-staliniano è inaccettabile».
Continuando così può venir meno, fra voi, il fondamento di un’identità comune?
«Sta già venendo meno - se per questo - e non certo per il documento dei senatori».
Crede che vi vogliano buttare fuori dal partito?
«La mission della Margherita era l’Ulivo. Se viene meno quella mission viene meno la convivenza comune».
Ovvero, via alla scissione.
«No, non banalizziamo in una parola. Dico che se partiamo insieme per Napoli, io mi addormento in macchina, e poi mi ritrovo a Bologna... o si cambia subito strada, o io devo trovare un’altra macchina».
Ha visto che Franceschini frena anche sulla Federazione..
«Intervista interessante: credono che l’Ulivo sia finito, vorrebbero sostituirlo con un accordo interpartitico: le lancette arretrerebbero di dieci anni!».
Però se vincono la Margherita sarà su questa linea.
«Si sbaglia... Se accade, l’unica cosa che gli resterà della Margherita sarà il nome».