Patatine e minerale, i piccoli pagano doppio

Merci uguali a quelle per grandi costano fino al 180% in più

Giuseppe Marino

da Milano

«Tenerone», «morbidoso», «favorisce la crescita». Qualche aggettivo ammiccante ai cuori di mamma e papà, una confezione colorata, magari con un personaggio dei cartoni stampato su e un regalino made in China. Ed ecco che la baby-fregatura è servita: la versione destinata ai bambini di uno stesso prodotto costa mediamente il 46% in più della corrispondente versione per adulti. E questo nonostante le caratteristiche fondamentali del prodotto siano assolutamente identiche. Le prove lampanti del salasso arrivano da una ricerca lunga due anni. Due studentesse dell’università «Bocconi», coordinate dalla docente di Marketing Chiara Mauri, hanno preso in esame una quindicina di prodotti per adulti e le corrispondenti versioni per bambini. I risultati sono eclatanti. Il record appartiene alle patatine fritte: il pacchetto baby costa il 180% in più di quello per adulti. Differenze? Quello per bimbi contiene una plasticosa sorpresa legata al tema di un film, ma in compenso le patatine sono solo 30 grammi, contro i 180 della versione per adulti.
L’acqua minerale: la confezione per i piccoli ha solo una forma diversa e più spiritosa e costa il 147% in più. Per il pollo panato in versione bimbo bisogna sborsare il 51% in più, per il formaggino fuso il rincaro pesa per il 46%, per il gelato l’80%. E così rincarando. Le uniche eccezioni riscontrate riguardano una marca di dentifricio e una di spazzolino, prodotti, spiegano dalla Bocconi, che trasmettono un’idea di benessere alla quale sono più sensibili i grandi che i bambini. Va sottolineato che i prodotti esaminati sono tutti di grandi marche, italiane e straniere. Dalla comparazione dei prezzi rilevati dalle due laureande per le loro tesi a distanza di due anni (Maria Elena Cavazzana nel 2004 e Barbara Gherardi nel 2006) emerge che il fenomeno si è andato accentuando: la differenza media di prezzo tra prodotti per adulti e per bambini, in due anni è passata dal 32 al 46% in più. «Sembra - spiega Chiara Mauri - che gli uffici marketing prendano sempre più coscienza della possibilità di attuare una discriminazione di prezzo. E mi chiedo se questo rappresenti un comportamento etico».
Ai prodotti viene applicata un’attenta strategia di marketing che, spiega la docente, applica prezzi più alti nei casi in cui è minore la sensibilità al costo e, viceversa, prezzi più contenuti laddove il prodotto è destinato a chi è più attento a quanto spende. Un’affermazione che le studiose si sono preoccupate di verificare sul campo attraverso un esperimento. Le autrici della tesi hanno distribuito oltre 400 questionari a mamme di bimbi che frequentano scuole elementari vicine ai cinque supermercati di Milano in cui sono state effettuare le rilevazioni dei prezzi. Alla richiesta di scegliere tra uno yogurt ad alta qualità e uno semplice, nella versione per bambini e in quella per adulti, si è verificato che le mamme, se devono acquistare i prodotti per bambini sono molto più disposte a comprare il prodotto con il prezzo maggiore. Il problema è che nel caso dei prodotti per bambini, in molti casi spendendo non si ottengono affatto prodotti di qualità migliore. «Le etichette - spiega Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo - sono piene di indicazioni salutistiche che non significano niente. E nel caso dei prodotti per bambini ci sono prodotti “prodotti per favorire la crescita” che invece possono contribuire ad aggravare i problemi di obesità».