Patente, per rifarsela basta un salto a Malta

Milano - Tra telecamere, macchine fotografiche, laser e infrarossi, salvare la patente al volante o in sella diventa sempre più difficile. Anche perché, con il passare del tempo, molte delle apparecchiature impiegate sono state perfezionate fino a rendere impossibile ogni contestazione. Tuttavia, qualche scappatoia per chi non può vivere senza patente esiste ancora. La più curiosa, ma anche la più legale, è senza dubbio la soluzione di una doppia autorizzazione alla guida: una italiana e una rilasciata da un Paese straniero. Ma attenzione, il secondo documento non deve essere rilasciato da una nazione membro della Comunità Europea, poiché il trattato di reciprocità tra i 25 Paesi trasformerebbe l'operazione in una conversione senza vantaggi pratici.

Patenti in viaggio È quindi sufficiente un viaggio a Malta o in Albania per avere diritto a un titolo valido a tutti gli effetti, che non mette al sicuro dalla sospensione, ma che permette comunque di continuare a muoversi, visto che la seconda patente resta sempre utilizzabile. Allora il fenomeno è cominciato: chi può permetterselo, si arma di bagagli e parte per una vacanza con patente. Soggiorno nel paese dove si vuole prendere la licenza di guida e full immersion per prendere un secondo titolo di viabilità. «È vero - assicura l'avvocato Goffredo Jacobino, consulente del settimanale Auto oggi in materia di norme sulla viabilità - ma dobbiamo tenere presente che il documento straniero vale in Italia solo se esiste un accordo di reciprocità con quel Paese, o se la patente è stata riconosciuta dalla motorizzazione in Italia. In assenza di una forma di riconoscimento, è possibile la sanzione per guida senza patente o patente non valida».

Ciò significa che per essere realmente in regola, una volta rientrati a casa con il secondo permesso di guida, si dovrebbe passare in Prefettura per regolarizzare la posizione. In questa fase non viene di norma chiesto se quella presentata è l'unica patente. Si tratta di uno stratagemma ancora poco diffuso tra gli italiani, ma decisamente noto ai molti extracomunitari, asiatici e nordafricani in particolare, che circolano sulle nostre strade. Una volta ottenuto un lavoro e in regola con il permesso di soggiorno, richiedono il permesso di guida italiano, senza rinunciare al loro.

Automobilisti in sonno All'apparenza più semplice, ma più rischiosa poiché illegale, è la soluzione di rispondere alla richiesta di segnalazione del nominativo della persona alla guida al momento dell'infrazione, indicando le generalità di un automobilista con la patente "in sonno". Di solito una nonna o una vecchia zia, che permettono di non pagare la sanzione maggiorata e allo stesso tempo non soffrono per la decurtazione dei punti.
Tuttavia, nonostante le strumentazioni sofisticate, spesso le procedure seguite dalle pattuglie, in particolare dalle Polizie Locali, non sono del tutto ortodosse.

L'ingordigia di fare cassa può portare a preparare verbali prestampati o a saltare alcune tarature indispensabili per la regolarità dei rilevamenti. Per questo motivo, in caso di sanzioni pesanti e di forti decurtazioni di punti, vale sempre la pena di fare ricorso entro 60 giorni dalla notifica e ricordando di non buttare la busta contenente il verbale, che certifica la data di consegna. Le possibilità di successo, se la difesa è architettata bene e se le argomentazioni sono plausibili, sono piuttosto buone. Se poi il ricorso dovesse essere respinto, resta sempre la possibilità di richiedere lo spostamento della sospensione. In sostanza, chi usa l'auto per lavoro può chiedere di applicare il provvedimento in un periodo più favorevole, per esempio durante le ferie. Tutti gli altri sistemi per eludere i dispositivi di rilevamento, dai Cd sul lunotto alla lacca per capelli spruzzata sulla targa sono leggende metropolitane, non hanno alcun effetto. Gli unici trucchi validi, ma chiaramente vietatissimi, sono quelli escogitati da qualche motociclista per ribaltare la targa, come James Bond in Goldlinger.