Patto Italia-Russia: la prima nata è «Rossita»

«La Russia è un mercato enorme per l'Italia. E non solo sul fronte navale ma anche su quello dello sfruttamento dei giacimenti energetici e della difesa. C'è una task force pronta a valutare partnership italo-russe anche in questo ambito. Di certo siamo di fronte a una nuova pagina dei rapporti tra i due Paesi». Viktor Khristendk, ministro russo dell'Industria e del Commercio della Federazione Russa stringe con entusiasmo la mano del collega italiano Paolo Romani, responsabile dello Sviluppo Economico e di Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri che nell'ex Unione Sovietica vede un trampolino di appoggio importante per riuscire sfondare nel Far East. «Noi abbiamo tanta tecnologia, voi ci potete dare una mano per entrare in quel settore», ha detto Bono mentre Romani ha evidenziato la volontà assoluta dell'Italia di non abdicare al ruolo di potenza manifatturiera continentale, «come hanno fatto nel recente passato alcuni paesi europei. Noi teniamo a questo ruolo e vogliamo potenziarlo. Con la Russia inoltre stiamo lavorando anche a progetti sul fronte automobilistico e degli elicotteri».
E una nuova tappa del patto Italia Russia viene suggellato agli stabilimenti Fincantieri del Muggiano (La Spezia) dopo gli incontri bilaterali delle scorsi settimane a Soci (Russia). Ieri dal bacino del levante ligure è uscita Rossita, la nave multifunzione che trasporterà scorie e materiali nucleari, in pratica quello che resta dei vecchi sommergibili atomici dell'Unione Sovietica.
Lo farà nelle acque fredde e insidiose del nord Europa. Nel mar Bianco. Dagli scali della penisola di Kola al sito portuale di Murmask itinerario che Atomflot (società per l'energia nucleare russa che fa capo a Rosatom, ndr) ha studiato per il «decomissiong» della vecchia flotta subacquea atomica in dismissione.
Piano che vede l'Italia in prima fila con la ditta Sogin diretta da Giuseppe Nucci coordinatrice di un protocollo siglato nel 2003 per un valore di 300 milioni di euro. «Questa è una signora del mare - ha detto Bono- esempio dell'altissima tecnologia dei nostri cantieri che vanno avanti in un quadro di crisi economica internazionale. Questa congiuntura va combattuta con coraggio, volontà e determinazione liberandosi dall'angoscia del futuro».
E i numeri di Rossita (che deriva dall'unione di Russia e Italia) varata ieri sono importanti. Il profilo parla di una capacità di carico di 640 tonnellate per una portata lorda 1.620. A bordo ci sono 23 uomini di equipaggio che possono viaggiare a 12 nodi con un'autonomia di 3 mila miglia nautiche, ovviamente lo scafo è in grado di affrontare le rotte ghiacciate del nord Europa.
La spingono i motori Isotta Fraschini capaci di 2.600 kilowatt. Sarò consegnata l'anno prossimo ad Atomflot. Intanto il protocollo italo russo ha già portato allo smantellamento di 4 battelli, presto toccherà a un quinto e altri due si potrebbero aggiunge prossimamente. Ma i progetti in ballo sono tanti. «A San Pietroburgo abbiamo uno dei nostri più importanti istituti di ricerca - ha detto Bono- dove stiamo terminando un sottomarino da 1000 tonnellate (progetto S 1000, ndr) che rappresenterà un vettore di successo e oltretutto economico. Stiamo definendo l'accordo per un brevetto congiunto. Ma noi abbiamo tanto progetti anche - ha ribadito- per le piattaforme e l'offshore e la Russia potrebbe aiutarci per l'Estremo Oriente».
Il ministro russo raccoglie l'invito e parte da lontano per sottolineare l'amicizia tra le due nazioni che nasce già dalla Russia zarista quando dagli stabilimenti Fincantieri della Spezia uscirono un sottomarino (San Giorgio 1917) e una nave per la flotta imperiale. «Quasi un secolo dopo la partenerschip - ha detto- va avanti noi abbiamo molti spazio l'Italia e crediamo nella vostra tecnologia».
Sul fronte più locale Romani ha ricordato l'importanza del progetto Fremm, le fregate multi missione. «Sono quattro più due che presto si uniranno ma stiamo lavorando per altrettante». Ma per lo Stivale ci sono anche i progetti delle centrali nucleari (con la Francia) quattro da 1600 megawatt. A margine dell'incontro Bono ha annunciato l'imminente fine della cassa integrazione per gli stabilimenti Fincantieri della Spezia nel prossimo marzo. "Fincantieri ha subito come tutta la cantieristica la crisi del settore che ha portato a una contrazione degli ordini dell'85% ma speriamo che presto la fase negativa sia prossima ad essere alle spalle", ha concluso Romani.