«Il Pci fa parte della storia d’Italia» «Anche la Rsi, celebriamo le vittime»

Caro Pistacchi, leggo sul Giornale le legittime critiche alla mostra «Il Pci nella storia d’Italia» ospitata a Palazzo Ducale. Per rispetto verso di voi e i vostri lettori mi sembra giusto, come mi è usuale, intervenire. Credo che la cosa peggiore, soprattutto parlando di cultura (senza la K), sia evitare il confronto o buttarla subito in politica. Con tre premesse. La prima: la mostra oltre il patrocinio del Comitato Nazionale per i 150 anni dell’Unità d’Italia ha avuto anche il patrocinio sia del Comune di Roma (Alemanno) sia di quello di Livorno e credo abbia già il patrocinio delle prossime città che la ospiteranno. Seconda: ogni costo legato alla realizzazione, promozione, custodia, comunicazione è stato sostenuto dai soggetti promotori e come avete già scritto Palazzo Ducale non sostiene alcuna spesa. Terzo: sempre Palazzo Ducale ha ospitato nell’arco di questi anni una mostra sui Gulag sovietici, su «Solidarnosc» e, ed è ancora in corso, sull’esilio dei giuliano dalmati. Sono tre premesse, a mio parere non decisive, ma che servono forse a sgomberare il campo dalle polemiche più spicciole. Nel merito dei contenuti: che i comunisti italiani siano stati una componente importante nella Resistenza e nella vita democratica del nostro Paese non penso sia negabile. Anche da chi come molti dei vostri lettori quella storia non l’ha condivisa o era politicamente collocato su un fronte opposto. La mostra racconta senza rimozioni o censure la storia del Pci attraverso i documenti conservati dal partito. È quindi una grande carrellata nel Novecento attraverso l’autorappresentazione, il linguaggio e i simboli di quella che è stata la forza politica maggioritaria del movimento dei lavoratori italiani. Ritengo che a vent’anni dallo scioglimento del partito esporre quella storia sia un fatto culturalmente interessante. Perché con quella storia è necessario oggi ancora, soprattutto da sinistra, fare i conti. Questo significa negarne il legame tragico con il totalitarismo sovietico? Le posizioni di appoggio alla soppressione della libertà ungherese? Gli errori legati a una collocazione internazionale o ad una rigida appartenenza ideologica? Non credo. Come non credo che la storia del Pci sia riducibile a quell’aspetto. Tanta parte della crescita civile e sociale del Paese e della sua modernizzazione come della lotta contro il terrorismo o all’illegalità sono anch’esse dovute al Partito comunista italiano. L’anniversario dell’Unità Nazionale, come è stato più volte ricordato dal Presidente Napolitano, deve essere un’occasione per riflettere anche sulla difficile conquista della nostra democrazia, sulla vita politica dell’Italia repubblicana, sulla Costituzione. La mostra racconta come i comunisti italiani hanno letto questo lungo periodo della nostra storia. Altre letture, che si muovono da diverso orientamento ideologico, sarebbero ovviamente altrettanto significative. Penso in particolare a tutta l’esperienza dei cattolici e della Democrazia Italiana. Che io sappia nessuna mostra su questo tema è stata realizzata. Se qualcuno la produrrà Palazzo Ducale non avrà nessuna difficoltà ad ospitarla.
Non credo di aver soddisfatto né te né i tuoi lettori ma penso davvero che il superamento delle memorie divise del Paese passi attraverso il rispetto e la conoscenza reciproca. Senza che questo neghi il giudizio della storia e quindi la consapevolezza delle tragedie, degli errori, le contraddizioni, le complessità che il Novecento ha prodotto e consegnato alla nostra vita civile di oggi.
Sempre con cordialità.
*Presidente Fondazione Palazzo Ducale

Caro Borzani,
invece sì che mi hai soddisfatto. Soprattutto nel passaggio in cui sostieni «che il superamento delle memorie divise del Paese passi attraverso il rispetto e la conoscenza reciproca». Credo tu intenda dire che, il prossimo 30 giugno, organizzerai a Palazzo Ducale un convegno per ringraziare quei ragazzi in divisa che per salvare la democrazia contro la violenza di piazza vennero assaltati, rifiutando di partecipare ad altri cortei come quello dello scorso anno. O che il prossimo 25 aprile la Fondazione della Cultura, per iniziare appena un minimo di par condicio, ricorderà con rispetto le vittime della Repubblica Sociale. Ben sapendo che la tua parola è quella di una persona perbene, temo che Palazzo Ducale per una trentina d'anni non possa fare più nulla di sinistra.
Con stima e cordialità
Diego Pistacchi