Il Pd ora ammette: girotondo contro di noi

Sinistra alla conta prima di scendere in piazza. D'Alema: &quot;E' una gomitata dal vicino&quot;: E Veltroni vuol raccogliere 5 milioni di firme anti-governo. <a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/" target="_blank"><strong>Girotondo attorno a Walter. Dì la tua</strong></a>

da Roma

Se volete fare un torto ad Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, ditegli che andrete alla manifestazione dell’8 luglio contro i provvedimenti in materia di giustizia e intercettazioni del governo Berlusconi, per vedere quanta gente c’è. «È inutile che preghino perché ne venga poca», smorza subito l’entusiasmo dei menagrami (bipartisan), «non sarà il giorno della conta». Anche perché, chiarisce, lo scopo è quello di «informare i cittadini sull’anomalia di un governo nato per le esigenze processuali di qualcuno». E soprattutto, ricorda Pancho Pardi, senatore Idv e promotore della giornata di protesta, «senza avere il complesso di piazza S. Giovanni» che tradotto significa «non si aspettano un milione di persone». Intanto però, Paolo Flores d’Arcais, direttore di Micromega e mentore del girotondo insieme a Furio Colombo, una prima conta la fa: sul palco, spiega, si alterneranno Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Andrea Camilleri, Rita Borsellino, Moni Ovadia e Lidia Ravera.
Chi invece sperava di urlare un «vaffa» a squarciagola insieme a Beppe Grillo, si dovrà accontentare di farlo solo in videoconferenza. Però, ricorda, Flores, «ci sarà anche il professor Alexian Spinelli, rappresentante del popolo Rom, e molti militanti del Pd. Oltre a semplici cittadini». E a Lucia Annunziata, che giusto ieri, al Riformista, chiariva le sue ragioni: «Non si è mai visto in nessun Paese al mondo che un capo di governo faccia una legge ad hoc per impedire l’uscita di notizie sul suo conto. Le sente le voci su Berlusconi e alcuni membri del suo governo, no?». E poco importa se non sono questioni strettamente politiche: «La privacy - prosegue - non può essere usata come uno scudo sempre e comunque». Intanto, dopo le titubanze dei giorni scorsi, anche Arturo Parisi ha deciso per il «sì». Ma, avverte, «riconoscermi nei contenuti e nella funzione della manifestazione non equivale a riconoscermi nelle forme». Un atteggiamento a metà di un guado che dall’interno del Pd non si pensa proprio di attraversare. Fassino, tranchant, «non ritiene di manifestare con Di Pietro» dissentendo «dal suo modo di condurre la battaglia politica». Non una novità, e a chi gli fa notare che in realtà non è il leader dell’Idv la mente, risponde: «Se l’ispirazione è il grillismo, ancora di più non ci vado». «È che è più facile dare una gomitata a chi ti sta vicino che un colpo a chi ti sta davanti, specie se è più grosso» rifletteva sere fa Massimo D’Alema dal festival dell’Unità censurando l’iniziativa dell’ex pm di Mani Pulite. Che, ingenuamente, sarebbe caduto nella rete del premier: «Farsi attirare da Berlusconi nell’ennesima rissa sulla giustizia per poi fargli dire che non è questa l’emergenza, è un gioco non intelligente». E resterà a Bologna Sergio Cofferati, che nel 2002 schierò la Cgil dalla parte dei girotondini, sostenendoli «su punti specifici» e senza mettere sotto accusa «l’assetto politico dell’opposizione». Un rischio da cui oggi il Pd non sarebbe pienamente al riparo, visto che «se la manifestazione aprisse la partita tra le forze che fronteggiano Berlusconi, sarebbe una rovina».
Intanto, ad orologeria, parte la controffensiva di Walter Veltroni che annuncia l’avvio di una imponente petizione: «Cinque milioni di firme per dire “no” a un governo che non rispetta le regole democratiche». Le firme, conclude il segretario del Pd, «saranno la base della manifestazione che il Partito democratico ha promosso per l’autunno». In serata Marco Pannella annuncia in modo colorito che neanche i radicali presenzieranno. Anche perché, chiosa, «abbiamo da dire qualcosa di più serio».