Pdl in piazza per Berlusconicontro le toghe politicizzate

Processo Mills, i dubbi dei giudici: <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/i_dubbi_giudici_ci_puo_essere_persecuzi... target="_blank">ci può essere persecuzione</a></strong>. E il Pdl è pronto a un grande corteo a Milano

Roma - Difficile che la tregua siglata a via dell’Umiltà possa durare a lungo. Perché a dividere il Pdl non è solo la contrapposizione tra «emergenzialisti» (convinti che, vista la crisi, al momento non ci sia alternativa a Monti) ed «elezionisti» (critici rispetto al governo e favorevoli ad un ritorno alle urne nel più breve tempo possibile), ma anche il solco che si sta creando tra chi vorrebbe tenere in piedi l’alleanza con la Lega e chi invece teorizza la necessità di uno strappo per aprire al Terzo polo in vista del 2013. Due diverse visioni che nonostante i segnali di pace lanciati ieri da un prudentissimo La Russa si confronteranno anche oggi, quando i vertici del partito discuteranno della manifestazione che il Pdl ha intenzione di organizzare a breve (forse già sabato) a sostegno di Berlusconi e contro i giudici di Milano che si preparano - parole del Cavaliere - ad «una condanna scontata e tutta politica» nel processo Mills.

L’obiettivo, insomma, è quello di dare un segnale. In più direzioni. Dimostrare che la piazza è ancora con Berlusconi e che è pronta a seguirlo (si punta a radunare a Milano tra le diecimila e le quindicimila persone) sarebbe una prova di forza di cui il governo dovrebbe tenere in qualche modo conto. Soprattutto perché darebbe fiato a chi nel Pdl vorrebbe staccare la spina a Monti e tornare subito al voto. Non è un caso che anche sulla manifestazione si stia riflettendo proprio quel dualismo che da mesi perseguita il Pdl. Con gli «emergenzialisti» favorevoli ad una piazza che - dice uno di loro - «punti l’indice contro quelle procure che nonostante si sia aperta una nuova stagione continuano a colpire Berlusconi con la stessa arma di sempre». E con gli «elezionisti» che vorrebbero invece «allargarla» e farla diventare anche una manifestazione contro il governo. Cosa che rischierebbe di scuotere i delicati equilibri interni al Pdl.

La questione sarà trattata a via dell’Umiltà oggi e, probabilmente domani, i vertici del partito ne discuteranno direttamente con il Cavaliere di rientro a Roma. L’ex premier, infatti, è molto tentato dall’idea soprattutto per una ragione. Perché - confidava qualche giorno fa ad un parlamentare di lungo corso - «è inammissibile che sia questa la risposta al senso di responsabilità che ho dimostrato in questi mesi». Insomma, «prima ho fatto un passo indietro e mi sono dimesso» e «poi ho sostenuto il governo nonostante tutto quello che mi sta costando in termini di voti visto che il nostro elettorato è in fermento». Ma non è possibile - si è sfogato - che «l’unico ad essere responsabile sia io mentre la magistratura continua con i processi sommari come se nulla fosse cambiato». Un problema, secondo il Cavaliere, di cui non dovrebbe farsi carico solo il Pdl. Perché - è il ragionamento fatto - se si auspica un clima di collaborazione «nell’interesse generale del Paese» non si può pensare che sia «a senso unico».

Manifestazione a parte, continuano a rimbalzare le voci su una possibile scissione interna. Anche se Gasparri assicura che «non c’è niente di vero» perché la divisione tra chi è per il sostegno a Monti e chi vorrebbe il voto non si rispecchia nello schema ex Fi-ex An, tanto che «Brunetta e Verdini sono stati tra i più critici verso il governo». E sono insistenti anche le voci su un addio di Tremonti. L’ex ministro assicura che «continuerà l’attività politica» ma ci tiene a precisare che il suo impegno è «nel presentare le sue idee». Che non necessariamente coincidono con quelle del Pdl.