Il Pdl si schiera con Berlusconi: "Pm avanguardia rivoluzionaria"

A Milano i pm chiedono il rito immediato per i reati di concussione e prostituzione minorile. Bruti Liberati parla di prove evidenti, ma poi ammette: le telefonate del premier sono irrilevanti. E dice: &quot;Non c'è reato ministeriale&quot;. Ruby indagata false generalità. Berlusconi: &quot;Accuse infondatissime&quot;. Bossi: &quot;Vogliono lo scontro fra istituzioni&quot;. Il Pdl con il premier: &quot;I pm di Milano tentano di sovvertire il voto&quot; e rispunta un dl contro le intercettazioni. Davanti al palazzo di giustizia di Milano la protesta: &quot;Silvio resisti&quot; (<strong><a href="/fotogallery/militanti_pdl_manifestano_davanti_tribunale/id=2830-foto=1-slideshow=1?">le immagini</a></strong>)

Milano - Continua l'assalto giudiziario nei confronti di Silvio Berlusconi. I pm che indagano sul caso Ruby hanno inoltrato al gip la richiesta di giudizio immediato per il premier ritenendo "sussistere l’evidenza della prova", come si legge in un comunicato firmato dal procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati. Ma poi lo stesso Bruti ammette: "Le telefonate del premier sono inconsistenti". Come previsto è stata depositata la richiesta del processo immediato per concussione e prostituzione minorile da parte della procura di Milano. Davanti al tribunale meneghino stanno manifestando un centinaio di supporters del Pdl con cartelli con scritto: "Silvio resisti".

Berlusconi: "Accuse infondatissime" "Sono dei processi farsa, accuse infondatissime". E ancora: "Queste pratiche violano la legge, vanno contro il Parlamento, la procura di Milano non ha competenza territoriale nè funzionale. La concussione non c’è, è risibile, non esiste. Sono cose pretestuose, a me spiace che queste cose abbiano offeso la dignità del Paese e hanno portato fango all’Italia", Silvio Berlusconi risponde a stretto giro di posta ai magistrati di Milano. I pm "hanno una finalità eversiva", ha detto il Cavaliere. "È una vergogna, uno schifo", dice il premier. "Alla fine nessuno pagherà, alla fine come al solito pagherà lo Stato. Farò una causa allo Stato visto che non c’è responsabilità dei giudici", ha aggiunto il presidente del Consiglio. Le indagini dei giudici milanesi "hanno solo una finalità di disinformazione mediatica. Io non sono preoccupato per me, sono un ricco signore che può passare la sua vita a fare ospedali per i bambini del mondo...", ha concluso Berlusconi.

Il Pdl con il premier "La procura di Milano appare ormai come una sorta di avanguardia politica rivoluzionaria, in sfregio al popolo sovrano e ai tanti magistrati che ogni giorno servono lo Stato senza clamori e spesso con grandi sacrifici. Essa agisce come un vero e proprio partito politico calibrando la tempistica delle sue iniziative in base al potenziale mediatico". È quanto si legge nel documento finale approvato dall’Ufficio di presidenza del Pdl. Tra le ipotesi discusse c’è anche quella di un decreto sulle intercettazioni. "È il caso - si legge nel documento del Pdl - della richiesta di giudizio immediato in concomitanza con l’annunciato Consiglio dei ministri per il rilancio dell’economia, o alla dirompenza istituzionale, come il caso dell’invito a comparire notificato all’indomani di una sentenza della Corte Costituzionale che avrebbe potuto contribuire al ripristino di un equilibrio fra poteri dello Stato".

Iniziative politiche "L’ufficio di presidenza del Pdl esprime pieno sostegno al premier Berlusconi, vittima da 17 anni di una persecuzione che non ha precedenti nella storia dell’Occidente. Stabilisce inoltre di avviare tutte le iniziative politiche necessarie per difendere il diritto di tutti i cittadini a una giustizia giusta e di intraprendere tutte le opportune iniziative parlamentari per scongiurare un nuovo 1994 o, ancor peggio, che a determinare le sorti dell’Italia sia una sentenza giudiziaria e non il libero voto dei cittadini". "Il venir meno dei contrappesi - prosegue il documento - nei rapporti tra poteri dello Stato, l’applicazione arbitraria di principi astratti come l’obbligatorietà dell’azione penale e l’affermarsi della giurisprudenza creativa rispetto alla stessa legge hanno infatti dilatato a dismisura la sacrosanta autonomia della magistratura trasformando di fatto l’ordine giudiziario da ordine autonomo in potere irresponsabile e privando i cittadini e la stessa democrazia di tutele rispetto a possibili azioni spregiudicate dal carattere eversivo". Il Pdl condanna anche il "bombardamento mediatico" compiuto attraverso "la diffusione illegale, arbitraria e rateizzata di atti unilaterali e privi di qualsiasi rilevanza penale". Una circostanza, prosegue il testo, "che mette a repentaglio il diritto dei cittadini alla riservatezza che nessuna facoltà di indagine e nessun diritto di cronaca, pur sacrosanti, potrà mai comprimere del tutto fino ad annullarlo".

Bossi: "Si va verso la guerra totale" Una "guerra totale" dei magistrati nei confronti del Parlamento, che si è già espresso "a maggioranza assoluta" sul caso Ruby. Ma per Umberto Bossi "anche Berlusconi ha le sue colpe" per la vicenda giudiziaria che lo riguarda: "Se è lì perchè ha delle colpe. Certe cose le ha fatte lui, mica io...". "Pare che i pm di Milano non rispondano più a niente e nessuno". Il leader della Lega ricorda che "la Camera si è espressa a maggioranza assoluta sul caso Ruby", ma la procura di Milano sta comunque procedendo, con la richiesta di rito immediati: "Andare avanti significare scegliere di andare alla guerra tutti contro tutti". 

In settimana la decisione del gip La decisione del gip del tribunale di Milano cristina di Censo sulla richiesta di rito immediato dovrebbe arrivare non prima lunedì o martedì della prossima settimana e comunque l’ufficio cercherà di rispettare i cinque giorni previsti, anche se non tassativi. E'è quanto si apprende da fonti giudiziarie.

Tolte dagli atti le telefonate del premier Nel corso delle indagini sono state intercettate quattro o cinque telefonate di Silvio Berlsuconi, telefonate che però, precisa oggi il Procuratore Capo di Milano "non sono state utilizzate perchè sono irrilevanti". Per questo, aggiunge Bruti Liberati "non chiederemo nemmeno alla Giunta della Camera l’autorizzazione al loro utilizzo". La procura di Milano ha trasmesso al Gip a sostegno della richiesta di giudizio immediato per il premier 782 pagine di documenti. Lo ha spiegato il procuratore Edmondo Bruti Liberati. Molte carte riguardano le copie di richiesta di intercettazione e il contenuto delle fonti di prova "ma non c’è molto di più - ha aggiunto - rispetto a quanto contenuto nell’invito a comparire" che era di circa 600 pagine.

"Non c'è reato ministeriale" "La concussione aggravata" contestata al Cavaliere "non è reato ministeriale" e quindi non è di competenza del tribunale dei ministri. Lo ha specificato Edmondo Bruti Liberati in conferenza stampa dopo la richiesta di giudizio immediato per il premier. Questo perchè, ha spiegato il procuratore, "il reato è fatto con abuso della qualità e non nell’esercizio delle funzioni" di presidente del Consiglio. Una delle basi per motivare l’abuso della qualità è data dal fatto che il presidente del Consiglio non ha supremazia diretta sulla polizia. 

L'attacco del Csm Intanto ancora un capitolo del caso Mills e dello scontro tra premier e magistratura. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha infatti, approvato la pratica a tutela del pm di Milano Fabio De Pasquale, il magistrato che si occupa del processo. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, con le sue "accuse di parzialità" nei confronti del pm avrebbe denigrato "l’intera magistratura minando in tal modo la fiducia dei cittadini nei confronti dell’Ordine giudiziario". Lo si legge nella pratica approvata oggi a maggioranza dal plenum del Csm in riferimento alle dichiarazioni rilasciate dal premier in dichiarazioni pubbliche il 29 settembre e 3 ottobre scorsi. Allora Berlusconi parlò di De Pasquale come di un "famigerato pm". 

"Rispettare la professionalità della magistratura" Nel documento approvato si sottolinea che "gli atti dei magistrati possono essere certamente discussi e criticati, le soluzioni giuridiche adottate possono essere contestate, le ipotesi accusatorie possono risultare infondate. Tutt’altro invece è adoperare espressioni denigratorie verso il singolo magistrato o l’attività giudiziaria nel suo complesso". Nel caso in cui "ciò accada - osserva l’organo di governo autonomo della magistratura - così come è purtroppo accaduto nel caso di specie, è compito del Csm riaffermare l’esigenza che da tutti siano rispettati la professionalità e il prestigio dei magistrati". Infine, il Csm rivolge un "pressante appello a tutte le istituzioni" affichè "sia ristabilito un clima di rispetto dei singoli magistrati e dell’intera magistratura, che è condizione imprenscindibile di un’ordinata vita democratica".