Pedica, il moralista Idv nella casa dello scandalo e l’auto a disposizione

L’esponente dipietrista nel 2007 ha abitato in un alloggio della Santa
Sede presente nella famigerata «lista Anemone»

Stefano Pedica, 53 anni a ottobre, senatore dell’Italia dei valori dopo aver saltellato da un partito all’altro in un lungo giro a tappe, è «il» moralizzatore. Quasi più del suo ultimo capo, Antonio Di Pietro. C’è un raduno del popolo viola? Ecco Pedica in prima fila. C’è da votare il decreto salva-liste? Di nuovo Pedica che alimenta la gazzarra tentando di occupare i banchi del governo. C’è da manifestare contro la cosiddetta privatizzazione dell’acqua? Sempre Pedica in corteo, salvo poi piazzare il capo della segreteria politica, l’ex socialista Salvatore Doddi, come vicepresidente dell’Acea, la municipalizzata romana che dalla privatizzazione trarrà affari d’oro.

Per Pedica, Bertolaso è un «arrogante», Napolitano uno che non dovrebbe avallare nessun provvedimento berlusconiano (mitica la maglietta «Giorgio non firmare» indossata al Senato contro il decreto anti-crisi), la Polverini una che sbaglia a manifestare per il 25 Aprile. Il suo primo mestiere è funzionario in aspettativa della Società calcestruzzi; il secondo di saltimbanco della politica (è stato democristiano, centrista nel Ccd, cossighian-mastellian-buttiglioniano nell’Udr, sodale di Andreotti e D’Antoni in Democrazia europea, pattista con Mario Segni, neo Dc con Rotondi e finalmente dipietrista); il terzo di guastatore-demagogo che interrompe le conferenze stampa dei ministri e auspica che gli scioperi Alitalia proseguano a oltranza.

Ma anche il pasdaran dei moralisti ha i suoi scheletri negli armadi. Nel periodo del secondo governo Prodi, con Di Pietro ministro delle Infrastrutture, Pedica sfruttò larghi privilegi. Per esempio, ebbe in assegnazione un alloggio di proprietà del Vaticano tramite l’oggi vituperato ingegnere Angelo Balducci. Pare che l’appartamento dovesse spettare a Di Pietro, mentre andò ad abitarci lui. Una casa al primo piano di via Paolo Emilio 57, un palazzo umbertino nel cuore del quartiere romano Prati, che risulta nell’elenco dei lavori svolti dall’impresario edile Diego Anemone proprio in quel 2007 in cui Pedica vi pose la propria residenza. Interventi di restauro importanti: vetri blindati, telecamere di videosorveglianza interne ed esterne, finiture di lusso.

Lavori che richiesero mesi di impegno per le maestranze di Anemone. È lo stesso Pedica a svelarlo indirettamente in una denuncia presentata al commissariato Prati il 29 marzo 2007 dopo aver subito uno strano furto. «Da circa tre mesi ho la residenza in questa via Paolo Emilio 57 - mise a verbale il capo della segreteria di Di Pietro - ma non vi abito ancora in quanto è in ristrutturazione». Pedica fu informato dell’effrazione dall’ingegner Stefano Crivelli, il cui nome appare marginalmente nell’ordinanza di arresto di Anemone emessa dal gip di Firenze: un vetro blindato era stato sfondato, sparite tre telecamere già installate ma non ancora attive.

Si legge ancora nel verbale: «Dichiaro che gli operai che hanno svolto i lavori di ristrutturazione sono persone scelte e selezionate dal suindicato ingegner Crivelli e gli stessi fanno parte del servizio di manutenzione del Vaticano e pertanto persone di fiducia e inoltre lo stesso appartamento è di proprietà del Vaticano». In quell’appartamento Pedica abitò per circa un anno prima di trasferirsi in viale degli Ammiragli, non lontano dai Musei Vaticani. Ma alla portinaia di via Paolo Emilio, che non rimpiange il via vai di auto blu e scorte, non ha lasciato nessun recapito dove fare avere eventuale corrispondenza.

Al braccio destro di Antonio Di Pietro che non perde occasione di scagliarsi contro i privilegi della «casta» non piacciono soltanto le belle case. Ha un debole anche per le automobili. In quanto consigliere politico del ministro, si era fatto assegnare un’auto blu con autista che utilizzava in orario di servizio e anche fuori orario per spostamenti personali. Prima una Toyota e poi una Fiat che hanno collezionato una serie di multe: ci pensava poi Tonino in persona a farle togliere, come risulta da una lettera intestata e protocollata al ministero delle Infrastrutture il 31 gennaio 2008 con cui Di Pietro chiedeva al prefetto di Roma di archiviare i verbali dall’auto «assegnata in uso esclusivo all’on.le Stefano Pedica» in quanto la vettura è utilizzata «per l’espletamento di compiti istituzionali».
Ma l’auto blu di servizio non bastava. Un paio di settimane dopo il ricorso contro le multe, Pedica si fece dare in comodato d’uso una Bmw 320 e successivamente, a metà luglio, una 525 diesel. Le lussuose auto tedesche erano prese a noleggio presso la Europcar da una società romana, la Codin spa, il cui amministratore unico è Walter Tisone e il direttore generale Enrico Perugini (è questi a firmare le lettere di cessione delle vetture).

La Codin è una grossa azienda di consulenza informatica che lavora molto con il settore pubblico e infrastrutturale: tra i clienti annovera Finmeccanica, la Regione Lazio per l’informatizzazione del sistema sanitario, la Croce Rossa, il dipartimento della Funzione pubblica, il Formez, oltre a colossi delle tlc come Oracle e Telecom Italia. Per la seconda delle berline targate Codin, Pedica ottenne il permesso per entrare nella Ztl di Roma in quanto senatore della Repubblica. Un tassello in più per la collezione dei privilegi dipietristi.