Pedrizzi, il senatore ultra cattolico che difende gli obesi

Il presidente An della commissione Finanze al Senato, vorrebbe un nuovo ministero per la Famiglia al posto di quello per le Pari opportunità

Entrato nell’ufficio del presidente An della commissione Finanze del Senato, arrossisco per il mio vestito giallino estivo. Riccardo Pedrizzi, il padrone di casa, è infatti in abito blu e tirato a lucido, dalla testa calva ai mocassini neri.
«La sapevo tradizionalista, ma non al punto da mettersi in ghingheri per un’intervista. Sono in imbarazzo», dico.
«Collega si rilassi», ride Pedrizzi e mi fa sedere. «Sono vestito così perché più tardi vado a una cerimonia in Vaticano».
«Mi chiama collega perché è giornalista?».
«Non professionista, ma scrivo dall’età di 18 anni. Ho collaborato con tanti giornali dell’ex Msi, dal Secolo d’Italia, all’Italiano di Romualdi. Lo facevo anche negli anni in cui sono stato bancario. Le ho portato questi in regalo», e mi allunga quattro libri firmati da lui. La quintessenza del tradizionalismo cattolico. Uno sulla dottrina sociale della Chiesa, gli altri su Edmund Burke e le radici del conservatorismo, gli orrori della Rivoluzione francese, le mostruosità dell'eugenetica.
«Lei guarda indietro», dico.
«Sbaglia. Il vero conservatore dà per acquisito il passato e pensa solo al futuro. Il progressista, al contrario, si concentra sul passato che vuole distruggere e trascura l’avvenire», dice con tono di araldo.
«Lei è un notorio baciapile», insisto.
«Io sono anticlericale. Fustigo di continuo i preti che hanno, come diceva il mio maestro, Augusto Del Noce, un complesso di inferiorità verso la cultura marxista. Fanno i no global invece di annunciare la verità di Cristo».
«È un clericale che rimprovera ai preti di non esserlo abbastanza. Cioè un clericale al cubo», osservo.
«Le dirò quello che mi è successo quando, dopo avere girato mezza Italia, mi sono definitivamente trasferito a Latina per dirigere la sede locale della Bnl», e ride pregustando il racconto.
«Tutt’orecchi», dico.
«Come sempre arrivando in una nuova città, mi sono presentato al parroco con moglie e figli. Gli ho detto che eravamo disposti durante la messa, io a leggere il Vangelo ai fedeli, mia moglie a girare per le offerte, i figli a fare i chierichetti. Il prete rispose che i chierichetti erano roba del passato e non li voleva. Capii che la parrocchia non faceva per me e andai in un’altra. Qui vidi delle donne vestite di bianco e con occhiali ray-ban che davano la comunione al posto del prete. Fuggimmo anche da quella. Quando entrai nella terza parrocchia, il prete stava dicendo che “Gesù Cristo era in pole position”. Cercavo la parola di Dio e quello parlava come Barrichello. Scappai anche di lì. Oggi, per fortuna, nella mia chiesa c’è un prete prete e ho smesso di girovagare».
«Prima di An era nel Msi?», chiedo.
«Nel Fuan, gli universitari del Msi. Ma quando ho messo su famiglia mi sono detto: “Ora bisogna fare carriera”. Ho lasciato la politica e mi sono dedicato alla Bnl per 30 anni», dice.
«Ha ricominciato da pensionato?».
«Nel '93, Adolfo Urso mi ha chiesto una mano per fondare An. Ero ancora in banca e gli mandai mio figlio. Poi, con la pensione, sono diventato senatore. Il ragazzo invece si è messo fare l’avvocato dicendo: “Finché ci sei tu, io mi ritiro. Non è bello due in politica della stessa famiglia”».
«Lei è il solito cattolico con tanti figli?».
«Tre maschi. L’ultimo colpito da paralisi progressiva a sette anni. Oggi vive immobilizzato», dice sereno.
«Perché porta all’occhiello il distintivo di Fi?», dico cambiando discorso per delicatezza.
«Sembra di Fi, ma è quello del Senato. Design del presidente Pera che si è ispirato al suo partito. Ha gusti grafici tutti suoi», ride Pedrizzi.
«In che senso?».
«Ha riempito Palazzo Madama di arte contemporanea. Una scelta che fa a pugni con l’arredo austero del Senato, i busti di Cadorna e compagnia», dice da inguaribile passatista. Decido di sfrugugliarlo un po'.
Il Parlamento pullula di omosessuali. La imbarazza?
«Le abitudini sessuali di ciascuno non sono affar mio. Mi dà fastidio l’ostentazione, il reclamare attenzioni speciali. A me interessano le persone e mi fanno ridere i diritti orientati sulle inclinazioni soggettive».
Abolirebbe divorzio e aborto legale?
«Sono ormai acquisizioni definitive della legislazione. Farei piuttosto una grande operazione di pedagogia sociale perché il fenomeno diminuisca».
Reintrodurrebbe il reato di adulterio?
«Sarebbe una coercizione. Inutile punire l’adulterio, se l’impulso c’è. In questa materia, bisogna lavorare sui comportamenti».
Ha mai messo le corna?
Pedrizzi sbarra gli occhi, poi scoppia in una potente risata e tra i singulti chiede: «Ma che razza di domanda mi fa?».
Un mucchio di gente predica bene e razzola male. Lei pensi a rispondere.
«Io non sono bacchettone. Ne deduca quello che vuole».
Se scoprisse che sua moglie la tradisce, le spara o si separa?
«Non sparerei, né mi separerei. Cercherei di recuperare il progetto di vita che abbiamo disegnato sposandoci. Ovvio che lo stesso dovrebbe fare mia moglie con me. Ah, ah, ah... (ride)».
Il predecessore di Fini, Giorgio Almirante, ha avuto due mogli. Un partito di immoralisti?
«Un gruppo di uomini liberi che scelgono in relazione alle loro congiunture familiari. L’importante è che le scelte non contraddicano i valori essenziali del partito».
Fini voterà tre sì al referendum sulla procreazione.
«Penso abbia preso la decisione con scienza e coscienza, ma non la condivido. La Consulta etica di An, che presiedo, ha deciso due mesi fa all’unanimità di non andare a votare».
Fini se ne fa un baffo.
«C’è libertà di coscienza. Tuttavia, dopo la sua dichiarazione, ho riunito i senatori di An. Quaranta su 47 si sono espressi per l’astensione. Così anche la quasi totalità dei deputati».
Contrariamente a Fini, quel sant’uomo di Rutelli si astiene.
«Decisione coraggiosa. La prova che i cattolici possono trovare l’unità sui valori anche in schieramenti contrapposti».
Non sarebbe meglio che le donne stessero a casa coi figli anziché sgomitare per la carriera?
«Non possiamo sognare il bel tempo andato dell’angelo del focolare. Ora ci vuole una legislazione che aiuti la donna che lavora a fare la madre: asili nido, part time, ecc».
Ha senso in un governo di centrodestra un ministero delle Pari opportunità?
«Avrei preferito un ministro per la Famiglia come nel I Berlusconi. C’è un problema demografico da affrontare con incidenze sull’economia, come ha recentemente sottolineato Fazio».
La Prestigiacomo fa una politica liberale o ulivista?
«Ne fa una che corrisponde esattamente al nome di Pari opportunità. Dà più attenzione alle donne che alla famiglia, alle singole che al nucleo. Sulla famiglia sta lavorando meglio Bob Maroni».
Lei considera gli obesi handicappati da reinserire nella società a spese dello Stato. Non esagera?
«L’obeso vero ha problemi veri. Basti pensare che se prende un aereo, paga due posti».
Da presidente della Finanze e amico di Fazio, li ha visti da vicino: meglio Tremonti o Siniscalco?
«Tremonti è una grande intelligenza con cui ho lavorato bene. Siniscalco è un ottimo tecnico, con più capacità di ascolto».
Con Siniscalco è tornata la pace tra governo e Fazio.
«Nella visione della Cdl, l’essenza della democrazia sta in una pluralità di istituzioni autonome dalla politica. Tra queste Bankitalia. In ciò, Tremonti era in parziale disaccordo e ha creato problemi. Con Siniscalco, il panorama si è rasserenato».
Ora però siamo sotto tiro del commissario Ue, Almunia.
«Interferisce su ciò che non lo riguarda, con messaggi allusivi per nulla istituzionali. Sono maneggi per influire su importanti operazioni finanziarie, come l’acquisto di Bnl e Ambroveneta da parte di spagnoli e olandesi».
Fini e Follini hanno bloccato allo spasimo i tentativi del Cav di diminuire le tasse.
«Avevano ragione. La ricetta di incentivare i consumi non ha funzionato. Togliere 13 euro di tasse, su uno stipendio di 2000, non risolve alcunché, dott. Perna. Tanto è vero che oggi si è orientati a aiutare le imprese».
Che ringraziano dando addosso al governo. La Cdl può almeno contare sul «potere forte» delle banche?
«Non sono certo orientati verso di noi, Imi-San Paolo, Unicredit e Banca Intesa, i tre più grossi istituti italiani».
Più verso l’Ulivo?
«Sicuramente».
Che pensa del Cav?
«Io lo stimo tanto. Mia moglie è sua grande ammiratrice. Se qualcuno parla male di lui, diventa una iena».
Il partito unico della Cdl?
«Con tempi adeguati e coinvolgendo la base, lo vedo molto bene. Penso proprio che si possa fare per il 2006».
Lei è uno studioso. Con chi di An - a parte il prof. Fisichella - può parlare di cultura?
«Con Alfredo Mantovano, Gennaro Malgieri e alcuni altri».
Perdere Fisichella, da tempo in broncio con An, non è un peccato?
«Sarebbe un dramma. Ma non lo perderemo. La sua casa naturale è la destra politica».
Qual è il livello culturale da voi, da Fini a scendere?
«Il più fesso di noi ha letto Gentile, Evola, qualche enciclica sociale. Il più fesso di un altro partito, è fesso e basta».