In pellegrinaggio con Bianca a Lourdes

Era la primavera del 1964 quando il presidente dell’Unitalsi Ligure, don Piero Tubino, chiamò Bianca Costa e il sottoscritto per affidare loro gli incarichi di capo dame e capo barellieri. Era per la nostra Sezione la svolta voluta e preparata da don Piero, effettuata in occasione del pellegrinaggio con maggior numero di partecipanti mai realizzato dalla nostra sezione ligure (due treni, 1430 persone, 440 ammalati). Dico preparata perché i due giovani designati erano cresciuti al fianco di maestri «storici» ricchi di esperienza e di bontà. Chi dimentica Caterina Cerruti scorza severa ma delicata e sensibile maestra con le giovani sorelle spesso smarrite nella vita convulsa del pellegrinaggio? E tra i barellieri, come non ricordare Vincenzo Reggio e Daniele Schiavetti, instancabili guide per i giovani volontari, tra cui il sottoscritto che si trovò, non ancora trentenne, a compiere quel servizio che pareva più grande di lui. Ci guardammo, con Bianca, e ci rimboccammo le maniche con un entusiasmo che seppe farci superare gli ostacoli che non mancavano. Eppure, lavorare con don Piero non era certo facile. Lui, perfezionista, intendeva prevedere tutto e tutto risolvere prima di partire, lasciando poco margine all’imprevisto che, diceva, comunque ci sarebbe stato. Con Bianca e don Piero passammo lunghe serate appoggiati al bancone di salita S. Anna per mettere a punto programmi ed assegnare con scrupolo gli incarichi di servizio perché nessuno a causa di nostri errori o nostra superficialità trovasse ostacoli al proprio pellegrinaggio. Il presidente rischiò, ma l’esperimento riuscì e venne ripetuto negli anni successivi.
Bianca aveva fatto suoi gli insegnamenti ricevuti e anch’essa sensibile e attenta teneva presso di sé come una chioccia, le giovani sorelle dissipando le loro paure, le tensioni e aiutandole a trovare la chiave per vivere la meravigliosa esperienza del pellegrinaggio. Le perplessità si mutavano presto in gioia ed entusiasmo. La giovinezza non abbandonò mai Bianca, anche in questi ultimi anni. La sua forza derivava da una fede nutrita giornalmente con l’Eucarestia e la preghiera che sapeva essere un’arma indispensabile. Un respiro così profondo, una vista così acuta, un udito così fine, un cuore così grande non poteva essere insensibile ai bisogni che sempre più numerosi bussavano alla sua porta.
Lourdes la catturò invitandola a far parte del Consiglio dell’Hospitalité, ma altri Sos pesantissimi la raggiunsero. Bianca non seppe dire di no. Nacque così il «Centro di solidarietà di Genova» che assorbì tutte le sue energie, illuminato da due fari eccezionali che non si spensero neppure nei momenti difficili: sorriso ed entusiasmo. Questi due pass formidabili aiutarono a costruire e a ribaltare le situazioni negative per ritrovarle positive. Non schivare i problemi ma affrontarli. Avere una propria opinione, ma essere disposta a cambiarla se le condizioni lo richiedevano. Queste doti non comuni erano nel suo patrimonio morale. Quando nel 1998 si ragionava sull’opportunità di effettuare o meno un pellegrinaggio a Lourdes con le famiglie e i loro bambini, Bianca si schierò con chi riteneva azzardato affrontare un progetto tanto impegnativo. Quando tuttavia comprese le ragioni per cui effettuare quel pellegrinaggio in quell’anno, e constatò con quanta determinazione veniva organizzato, Bianca non solo volle parteciparvi, ma ritenne di dover radunare a Lourdes tutti i capo servizio per dir loro quanto aveva sbagliato ad esprimere parere negativo, e in segno di gratitudine regalò ad ognuno una piccola icona da custodire a ricordo. Ecco la persona grande! L’incontro con la gente, l’incontro con chi sapeva aver bisogno di lei. Non scappava Bianca, l’incontro permetteva l’ascolto e dall’ascolto, spesso saltava fuori la soluzione. Nell’incontro «l’altro» non era più «altro» perché accolto, considerato, amato. Si può proprio dire che Bianca in questo era maestra e che grazie a questa virtù, raccolse molto. Quando lo scorso anno venne presentato il libro biografico della sua vita, io fui impedito ad andare. Il mattino successivo, quale sorpresa e quale gioia, Bianca venne di persona a portarmelo! Che dire? Questa può essere una chiave di lettura per capire la sua grandezza: sensibilità e attenzione verso chi incontrava. Piccole cose grandi cose sempre più rare.
Chi ha incontrato Bianca ha certamente qualcosa di intimo da serbare per sé: quei momenti personali sono una reliquia, un’eredità. E ne sono ben conscio anch’io!
Unitalsi ligure