Pensionato ucciso in casa, giallo a Torino

Simona Lorenzetti

da Pinasca (Torino)

La luce era spenta e le finestre chiuse. Sul pavimento, a pancia in su e in una pozza di sangue giaceva il corpo senza vita di Federico Giraudo, 74 anni, ex rappresentante di liquori. Un'immagine agghiacciante quella che il fratello e la sorella della vittima si sono trovati di fronte ieri mattina quando hanno aperto la porta del piccolo monolocale in cui il pensionato viveva ormai da quattro mesi. Da quando, cioè, aveva deciso di lasciare il suo appartamento di corso Unione Sovietica per ritirarsi a Pinasca, piccolo paesino immerso nel verde della val Chisone, in provincia di Torino.
Giraudo è stato ucciso tra giovedì e venerdì, almeno stando ai primi riscontri del medico legale. Più che ucciso, massacrato da una mano ancora sconosciuta: l'assassino non si è limitato a sferrare una coltellata, ha infierito sulla vittima colpendolo più volte alla gola e al collo e poi l'ha abbandonato nella sua umile e fatiscente casa, limitandosi a tirarsi semplicemente dietro la porta d'ingresso. Ora i carabinieri indagano su questo strano delitto, in apparenza senza movente. A trovare il corpo, ieri mattina alle 8, sono stati il fratello e la sorella della vittima. I due vivono a Milano, ma ogni fine settimana erano soliti raggiungere il fratello a Pinasca, o in alternativa si davano appuntamento nella casa di famiglia nel cuneese. Una vera e propria abitudine, così come quella di telefonare a Federico tutti i venerdì sera per confermare la visita. L'altra sera l'uomo non ha risposto al telefono.
Federico Giraudo viveva da solo, in pochi in paese si ricordano di lui. Non usciva molto di casa, faceva fatica a camminare: due anni fa era rimasto zoppo in seguito a un incidente stradale avvenuto in Liguria durante uno dei suoi tanti viaggi in Riviera per lavoro. Ufficialmente risulta ancora sposato, ma con la moglie non ha contatti da anni. Rapporto freddo e distaccato anche con i due figli che vivono a Torino, tanto che i parenti della vittima non ricordano i nomi dei nipoti. I carabinieri stanno vagliando diverse piste. Al momento dell'omicidio l'uomo indossava un paio di pantaloni, una camicia e dei sandali. Vicino al cadavere è stato trovato un piccolo coltellino, un tagliapatate, ma non è certamente questa l'arma del delitto, semmai un oggetto agguantato all'improvviso per difendersi. Il coltello usato per sgozzarlo non è stato trovato, ma si tratta di un fendente di almeno dieci centimetri stando a un primo esame. La casa era in disordine, un disordine fisiologico creato da un uomo, anziano, che vive solo e in spazi ristretti. Nessun segno di effrazione, l'unica scheggiatura sulla porta risale alla scorsa settimana, quando per errore la vittima aveva dimenticato le chiavi a casa. Niente lusso, nulla di valore: sul tavolo della cucina c'era ancora il suo telefonino spento. Dettagli che inducono i carabinieri a scartare l'ipotesi di un delitto a scopo di rapina. Certo è, lo dicono anche gli inquirenti, che l'accanimento sul corpo fa pensare a qualcosa di personale. Un delitto d'impeto, ma dettato da tanto rancore e odio.