Il pentito che accusò Storace era a libro paga di Marrazzo

SOLIDARIETÀ Alemanno: «Valuteremo se ritirare la costituzione di parte civile del Comune»

Roma«Il pentito Pettinelli fu pagato per colpirmi». Da chi? Dalla giunta Marrazzo. Parola di Francesco Storace. Colpo di scena al processo sul cosiddetto Laziogate, che vede come principale imputato Storace, l’ex presidente della Regione Lazio accusato di avere boicottato la lista Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini orchestrando una raccolta di firme false, tramite un accesso truffaldino all’anagrafe di Roma attraverso i computer della società Laziomatica, in occasione delle elezioni regionali del 2005. Elezioni poi vinte da Piero Marrazzo a spese dello stesso Storace, che successivamente, a causa delle vicissitudini giudiziarie, si dimise anche da ministro della Salute.
Ieri, nel corso dell’udienza del processo davanti al giudice monocratico Maria Bonaventura, l’avvocato di Storace, Bruno Naso, ha depositato delle carte che dimostrerebbero come Dario Pettinelli, giornalista e all’epoca collaboratore dell’ufficio stampa della Regione e nella vicenda principale accusatore di Storace, avrebbe intascato almeno 96mila euro dalla Regione durante la successiva amministrazione Marrazzo. Secondo l’ex «Epurator» un gentile omaggio preventivo per «oliare» la testimonianza sulla quale si basa buona parte dell’accusa. I soldi sarebbero stati elargiti dalla Lait spa, società informatica della Regione Lazio, alla Nave Argo srl, società a nome di Pettinelli e amministrata da Sabrina Girardi, sua moglie, con sede operativa in via Antonio Vivaldi 12, lo stesso indirizzo di Italia tv, testata giornalistica diretta da Pettinelli. Nave Argo riceve 96mila euro in due tranche, il 12 giugno e il 24 ottobre 2008, per collaborare a uno studio di fattibilità per una web radio del portale della Regione, progetto per il quale la Lait si è nel frattempo vista assegnare 226mila euro dalla Regione stessa. E si badi: il pagamento alla Nave Argo è approvato dall’allora direttore della Lait, quella Alessandra Poggiani che è l’altra grande accusatrice di Storace nel processo. Un intreccio niente male. Senza contare che tutta la vicenda dello studio di fattibilità aveva già solleticato la curiosità di Alessio D’Amato, consigliere regionale del Pd, che in una sua interrogazione datata ottobre 2008 chiedeva conto all’assessore Michelangeli di quelle ingenti cifre e di come mai non fosse stata fatta una gara a evidenza pubblica per affidare l’incarico.
A questo punto Storace si augura che qualcun altro risponda in tribunale, «a cominciare da chi ha consentito tutto questo con i fondi della presidenza della giunta regionale. Marrazzo avrà nulla da dire?». Storace chiede anche che Pettinelli, che dal processo è uscito nel marzo 2007, patteggiando una condanna a 800 euro di multa, venga risentito e che chiarisca il pasticcio dei soldi ricevuti dalla Lait. Pettinelli intanto sul suo sito parla di «affermazioni calunniose», minaccia di adire le vie legali e conferma: «La testimonianza che ho reso in aula nel processo Laziogate è stata verificata dagli inquirenti ed è stata corredata da documentazioni e riscontri».
Ma intanto c’è chi vacilla in seguito alle rivelazioni di Storace. Per primo il sindaco di Roma Gianni Alemanno, secondo il quale «quanto appreso oggi (ieri, ndr) ci consente di riscrivere la storia degli ultimi anni della Regione Lazio». Alemanno annuncia anche il possibile ritiro da parte del Comune di Roma della costituzione di parte civile nel processo Laziogate. La ricostruzione di Storace suscita anche i dubbi di Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: «L’accusa di Storace, precisa e documentata, impone agli uomini della sinistra di spiegare ai cittadini cosa sia accaduto, e soprattutto di chiarire se, come e perché siano stati preventivamente compensati con soldi pubblici alcuni soggetti poi coinvolti in testimonianze e pentimenti vari».
E ieri, nel processo Laziogate, è stato anche il giorno di Pierpaolo Pasqua, il detective privato anch’egli imputato che ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee, parlando di ipotesi d’accusa «fantascientifiche» e negando l’esistenza di un complotto. «Accame (allora capo dell’ufficio stampa di Storace, ndr) mi affidò l’incarico di bonifica ambientale presso i suoi uffici alla Regione Lazio e di mia iniziativa cominciai a indagare sui competitor elettorali di Storace». «Ma i pm - dice amaro Pasqua - non hanno voluto mai credermi. Non lo hanno fatto nemmeno quando parlai della vicenda di Marrazzo con i trans...».