Pera: eutanasia ed eugenetica simboli dell’Europa in crisi

Riforme e valori i due temi qualificanti della campagna elettorale. «La sinistra non ha capito che in Occidente è in atto un risveglio del sentimento religioso»


Eutanasia ed eugenetica, ecco secondo Marcello Pera le vere spie, «i simboli» di un’Europa sempre in crisi. Crisi nera, di una Ue «che non si riconosce più», crisi profonda di un’Unione che «dopo il fallimento della sua Costituzione, non riesce neppure a richiamare un ambasciatore per gli incidenti che hanno seguito la vicenda delle vignette» mentre c’è un Paese, l’Olanda, «che convoca il rappresentante diplomatico italiano perché un nostro ministro ha detto che la legge sull’eutanasia gli ricordava gli esperimenti nazisti».
Certo, spiega il presidente del Senato, Hitler non c’entra e Carlo Giovanardi ha sbagliato i toni: «È giusto parlare con il linguaggio più educato possibile e, soprattutto quando ci sono in ballo le relazioni internazionali, è bene usare la maggiore e migliore prudenza». Ma al di là della forma, insiste, c’è una questione di sostanza sulla quale Giovanardi ha ragione: «Eutanasia ed eugenetica sono inaccettabili».
Riforme e valori, questi «i due temi forti» della campagna elettorale. Il secondo soprattutto «tocca le coscienze», afferma Pera, che attacca le leggi permissive olandesi. Un’Europa, sostiene Pera, «che dice “questo vecchio mi pesa sui conti del bilancio e della famiglia, non lo sopporto più e lo sopprimo” ha perso la sua identità». Stesso discorso per l’eugenetica. Un’Europa «che dice “voglio avere il diritto di sopprimere quel figlio che ho voluto e che è stato colpito da una malattia grave”, è un continente che non si riconosce più». Quel bambino, prosegue, «è malato e forse non potrà essere curato, ma intanto è nato ed è e sarà sempre un essere umano».
Parole dure, aspre, con cui il presidente del Senato torna su uno degli argomenti che gli stanno più a cuore. Dalla «difesa dei valori e dell’identità dell’Europa di fronte all’attacco del fondamentalismo islamico», alla reciprocità religiosa, fino a «un’integrazione che si basi sui principi accettati da tutti, quelli della nostra Costituzione». Si tratta, dice, di «battaglie di civiltà» che le istituzioni europee sembrano aver rinunciato a combattere. E torna sul caso-Giovanardi. «Ho visto che le forze politiche lo hanno difeso. Io stesso ho fatto una dichiarazione a sua tutela. Bisogna distinguere tra una questione di linguaggio, come ho ricordato prima, e una di sostanza. La sostanza, purtroppo, è che abbiamo in Europa delle pratiche di eutanasia e di eugenetica, e queste sono inammissibili. Su questo punto avrebbe dovuto essere operante la Costituzione europea, quella che è fallita, perché questi divieti dovrebbero essere introdotti là dentro. Purtroppo nella Costituzione, anche in quella fallita, questi divieti non sono espliciti. E questo, secondo me, è uno dei sintomi della crisi morale dell’Europa».
E una forma di emergenza morale, dice ancora Pera, a pochi giorni da voto c’è pure in Italia. «Romano Prodi dice no ai Pacs, ma poi li promette ad Arcigay e Arcilesbica». Sul tema delle coppie di fatto il presidente del Senato non ha dubbi: «Sono contrario a titillare il vocabolario italiano ricercando espressioni per altri tipi di unioni, Pacs o altro. Il matrimonio è un’istituzione fondamentale bimillenaria della nostra storia. Mi oppongo a equipararlo ad altri tipi di unione. In tanti a sinistra, ma non solo hanno capito, con anni di ritardo, che in Occidente era in atto un risveglio di sentimenti religiosi che andava verso la Chiesa cattolica. Ora con un eccesso di zelo l’hanno compreso e lo cavalcano. Mi sembra una cosa offensiva, anche verso l’attuale Papa. O in certe cose ci si crede davvero, oppure si strumentalizza la Chiesa per avere in cambio il voto di qualche parroco».
E il problema della separazione tra Stato e Chiesa, continua, non c’entra nulla: «Io sono rimasto un laico, ma la libertà religiosa impone che non si possa mettere il bavaglio alla Chiesa cattolica. Io ho l’impressione che chi sostiene la tesi contraria lo fa perché è a corto di argomenti». Non sono i radicali, conclude, i più laicisti. «Le grida più forti non arrivano da Bonino e Pannella, ma dai cattolici che si sentivano protetti da una forma di collatelarismo postconciliare. Ma poiché oggi la Chiesa su argomenti importanti, decisivi, assume posizioni più ferme e più tradizionali, quella fetta di cattolicesimo politico che pretendeva di essere l’unico interprete della dottrina cristiana in politica si trova scoperta. Il dossettiano Prodi ne è un esempio».
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