Perché Bin Laden «corteggia» la rete marocchina

Massimo Introvigne

Il processo a Mohammed Bouyeri, il terrorista marocchino che il 2 novembre 2004 ha assassinato il regista olandese Theo Van Gogh, segue un preciso copione. Bouyeri ne fa un'occasione di propaganda fondamentalista, proclamando che ha ucciso nel nome di Allah e lo farebbe di nuovo. Tuttavia Bouyeri si guarda bene dal menzionare mandanti e complici, anzi fa di tutto per accreditare la tesi del gesto di un fanatico isolato. Non è l'opinione dei servizi olandesi, che hanno coniato l'espressione «cellula Hofstad» per indicare un gruppo transnazionale di emigrati marocchini in Europa che avrebbe programmato l'attentato a Van Gogh, designando poi Bouyeri come esecutore.
Rapporti dei servizi segreti di ben cinque Paesi - italiani, belgi, spagnoli, olandesi e tedeschi - considerano la «cellula Hofstad» un'articolazione, non si sa quanto autonoma, del Gicm, il Gruppo islamico combattente marocchino, che i servizi spagnoli definiscono oggi «una delle principali minacce per l'Europa», e di cui ha parlato dopo gli attentati di Londra anche il responsabile del nostro Sisde, il generale Mario Mori. Sembra ormai certo che il Gicm abbia giocato un ruolo importante nella strage di Madrid dell'11 marzo 2004, e che siano state sventate - senza troppi comunicati stampa - altre operazioni in Europa che miravano alle ambasciate americane e ad attentati in occasione di partite di calcio. È aperto il dibattito sul suo ruolo nella strage di Londra, che esperti israeliani e americani considerano cruciale.
Quando in un Paese musulmano si aprono possibilità di democrazia, il mondo fondamentalista normalmente si spacca: la maggioranza cerca di inserirsi nel gioco democratico, assumendo così toni progressivamente meno estremi. Una minoranza di «puri e duri» non ci sta, e dà vita a scismi ultra-fondamentalisti che sono ben presto risucchiati nella galassia del terrorismo internazionale. È quanto è avvenuto in Marocco, dove la principale organizzazione fondamentalista, il partito Giustizia e Benevolenza dello shaykh Abdelsalam Yassin, cerca di approfittare delle aperture democratiche degli ultimi anni del re Hassan II e del nuovo re Mohammed VI, determinando lo scisma del Gic (Gruppo islamico combattente) da cui nasce nel 1998 il Gicm. Il suo principale dirigente, Mohammed El Guerbouzi - o al-Gharbouzy, secondo la traslitterazione inglese - vive in esilio a Londra, dove entra in clandestinità nel 2002, dopo avere riconosciuto esplicitamente l'autorità di Osama Bin Laden e «certificato», per così dire, l'entrata del Gicm nella rete di Al Qaida. Sospettato da alcuni investigatori inglesi di essere tra gli organizzatori della strage di Londra, il latitante è apparso su Al Jazeera per proclamarsi innocente.
Al Qaida oggi opera come centro di coordinamento di organizzazioni diverse, fornendo armi e denaro a chi sembra di volta in volta garantire capacità operative migliori. La crisi delle organizzazioni algerine - duramente colpite dalla repressione militare ma vittima anche delle lotte mortali fra le diverse sigle - porta ora Bin Laden a privilegiare in Europa la rete marocchina del Gicm. Una rete pericolosa perché recluta spesso giovani insospettabili e con la fedina penale pulita come l'assassino di Theo Van Gogh. E una rete che fa leva sulla denuncia dell'attuale re del Marocco, che avrebbe tradito l'Islam con le sue coraggiose riforme, invitando a colpire i Paesi alleati e amici della monarchia marocchina, fra cui si annovera l'Italia.