Perché la Chiesa non può dire sì

Sono ricomparsi i cattolici democratici cioè i cattolici adulti che scelgono di essere autonomi dai comportamenti che la gerarchia ecclesiastica considera conseguenti al loro stato di cattolici e non a caso il termine stesso cattolici democratici è di conio comunista perché negli anni '70 indicare «democratico» il linguaggio comunista significava il buon compagno di squadra. Sessanta parlamentari della Margherita rivendicano in quanto cattolici il diritto di dissentire dalle posizioni della Chiesa. Ciò avviene dopo che un solenne articolo di Avvenire annuncia il rigetto da parte della Chiesa italiana della bozza governativa sulle unioni di fatto. Ed è essa stessa un fatto nuovo. Poiché si pensava che, in qualche modo, fosse possibile distinguere tra diritti individuali della persona e formula pubblica di consenso e quindi esistesse uno spazio di compromesso. Invece l'annotazione sullo stato anagrafico di coloro che costituiscono la coppia derivando da questa annotazione precisi diritti ed obblighi è giudicata dall'articolo di Avvenire una violazione dello stato riconosciuto alla famiglia dalla Costituzione.
All'articolo di Avvenire ha risposto il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, chiedendosi se la Chiesa sceglieva la destra. Ha cioè inteso la posizione del quotidiano cattolico come una scelta di parte. E ha rimpianto i tempi passati in cui un governo democristiano poteva introdurre nella legge italiana il divorzio e l'aborto.
Di fatto la Chiesa italiana accettò il principio di secolarizzazione, ma volle in ambedue i casi promuovere un referendum scegliendo di divenire minoranza nella società. Non era la prima volta che la Chiesa si scontrava con la secolarizzazione e finiva per subirla pur riservandosi il principio di contrastarla.
Un largo spazio venne allora accordato all'autogoverno politico del laicato cattolico in base al principio dell'autonomia delle realtà politiche. Principio che fa parte della dottrina sociale della Chiesa. Ma la secolarizzazione è giunta a un punto in cui essa riguarda l'essenza stessa del vivere sociale, il principio di un bene comune che vincola i singoli e attribuisce loro diritti e doveri. La famiglia infatti è il fondamento della morale come norma differente da quella giuridica. È il luogo in cui nasce a un tempo la coscienza del singolo come persona e come relazione: e ciò in funzione di un vincolo che trascende il singolo.
Il partito cristiano come forma confessionale o di riferimento ecclesiastico è finito in tutta Europa e la mediazione da esso esercitata si è estinta. La Chiesa è giunta a un punto tale che la gerarchia interviene direttamente nelle cose della politica quando esse hanno per oggetto il fondamento stesso del vivere sociale.
La convivenza di fatto ha infatti in sé un principio, quello del rifiuto del vincolo e dell'affidamento alla sola volontà delle parti di mantenere o risolvere la relazione. Ciò significa un principio di individualismo totale, per cui il singolo ha per coscienza solo la sua libera scelta e può determinare il rapporto come un mero dato di fatto perché non si vuole riconoscere come vera relazione.
La condizione omosessuale viene interpretata come scelta culturale fondata sulla volontà individuale. Ciò sottolinea ancora di più, al di là del riconoscimento del fatto omosessuale, il principio della scelta individuale come unico fondamento del rapporto.
Si può dire che così va il mondo e che la crisi della famiglia avviene in caduta libera, i vincoli si spezzano e i rapporti sono effettivamente affidati alla scelta di fatto.
La bozza della proposta di governo permetterebbe un rapporto che non si vuole riconoscere come vincolo per valere come mero fatto, prevedendo la sua rapida annullabilità. In queste condizioni la Chiesa ritiene di dover difendere il principio della famiglia come base della vita in relazione, nel riconoscimento che vi è qualcosa che trascende nella relazione la volontà del singolo. Dare i benefici del diritto alla legge che riconosce il mero fatto e lo lascia dissolvere alla semplice decisione delle parti o di una di esse, significa per la Chiesa la perdita di ciò che rimane della trascendenza divina nella realtà sociale. E quindi la perdita della coscienza come obbligante anche la stessa volontà della persona che la esercita. A tempi diversi corrispondono reazioni diverse. La Casa delle libertà ha scelto la contrarietà alla forma francese dei Pacs perché anche chi non è credente riconosce il valore della morale come norma trascendente a cui il singolo è educato per principio là dove la famiglia è un vincolo.
bagetbozzo@ragionpolitica.it