Perché fa bene vivere col sorriso alla Ronaldinho

Affrontare la vita con ottimismo è una dote caratteriale ma è anche una tecnica che può essere insegnata a tavolino. E ognuno ha il suo suggerimento

Nino Materi

La nonna - memore del detto latino - sosteneva che «la risata abbonda sulla bocca degli stolti»; il nonno - memore del detto all’osteria - affermava che «la risata fa buon sangue» (più o meno come il vino). Tra questi due estremi c’è poi una terza via, solo apparentemente scontata: e cioè che non è fondamentale sganasciarsi, bensì affrontare la vita secondo la «filosofia Ronaldinho». Una sorta di «teoretica dell’allegria» che consiste nell’emulsionare le negatività quotidiane disinnescandole attraverso la forza di un sorriso. Ma riuscire a comportarsi in maniera «sdrammatizzante» è una dote naturale o è una virtù che si può imparare a tavolino? L’abbiamo chiesto a personaggi dello spettacolo che vivono «in simbiosi» con l’allegria e a diversi psichiatri che sostengono di aver individuato tutti i benefici della «risoterapia»: tecnica che non ha nulla a che vedere con una dieta a base di riso (inteso come risotto), ma che si fonda su un’«alimentazione» a base di riso (inteso come risata).
Fiorello ad esempio - che non a caso da un po’ di tempo fa coppia fissa con «mister Allegria», Mike Bongiorno - è convinto infatti che «ridanciani si nasce, ma ottimisti si può anche diventare». Dello stesso parere è Renzo Arbore, antesignano dell’allegria via etere: «Prima in radio e poi in televisione ho cercato sempre di fare dell’ironia la mia cifra linguistica». E programmi come «Alto gradimento» e «L’altra domenica» hanno sicuramente concorso negli anni ’80 a creare una generazione di italiani più predisposta a «riderci su».
Imitare Ronaldinho? «Partiamo dal presupposto che avere sulla faccia un sorriso stampato 24 ore su 24 può anche rivelarsi un problema - nota Claudio Bisio, che con il suo «Zelig» è diventato l’emblema della sghignazzata intelligente -. Pensate a Ronaldinho che partecipa a un funerale e tutti i parenti del morto che commentano: “Ma cosa avrà da ridere quello li”?».
«Nei programmi tv le risate fuori campo sono diventate una costante - osserva Ezio Greggio, che dall’osservatorio speciale di Striscia la notizia ha sull’argomento un’indubbia autorevolezza -. È come se si volesse spingere il telespettatore verso una “leggerezza” che, nella realtà, è sempre più rara».
Una riflessione che trova il conforto degli psicologi: «Ormai si arriva perfino a uccidere per cose assolutamente irrilevanti come un parcheggio conteso o uno sguardo di troppo - conferma Vera Slepoj, attenta osservatrice dei cambiamenti sociali -. Nelle fiction o nei reality si finge ridendo, mentre nella vita di tutti i giorni si ride fingendo».
Ma in teoria è possibile spazzare la seriosità (o peggio, la tristezza) «imparando» a ridere? Verrebbe da rispondere che - in mancanza di uno che «ti fa ridere» - la risata non scatterà mai. Questo perché non avete mai conosciuto il dottor Franco Scipio, il più autorevole gelotologo italiano. Attenzione, gelotologo non significa «esperto di gelati», ma «psicologo psicoterapeuta specializzato nella terapia della risata». Secondo il dottor Scipio, che ha lo studio medico in via Mortellaro 7 a Siracusa, l’energia della risata è assai più terapeutica dei principi attivi contenuti in qualsiasi medicinale. «Al giorno d’oggi non è facile ridere - ammette il dottor Scipio -: lo stress, il logorio della vita moderna (che però già c’era ai tempi di Ernesto Calindri che lo curava con bicchierate di Cynar ndr), i problemi relazionali depongono a favore di uno stile di vita malsano, improntato sui disturbi psicosomatici e sugli psicofarmaci».
Che ti ha escogitato allora il dottor Scipio? Lui i suoi «pazienti» li convoca tutti in studio dove si entra tristi come una Quaresima e si esce felici come una Pasqua. Ma che il dottor Scipio, racconta le barzellette? A questo punto il medico si fa - paradossalmente - serio e spiega: «La sessione della risata inizia generalmente con degli esercizi di respirazione, basati su delle tecniche Yoga; attraverso la respirazione guidata si ripristina l’armonia del movimento diaframmatico e si sollecita il ricambio delle riserve di aria nei polmoni. Una volta terminata questa prima parte propedeutica, (della durata massima di 3 minuti), si incomincia a stimolare la vitalità individuale con quello che viene definito il riscaldamento del gruppo; tramite un battito di mani ritmico ed accompagnato da alcuni vocalizzi (Ho-Ho, Ha-Ha-Ha)». E c’è proprio da ridere.