Perché il governo è a fine corsa

La sala macchine dell’Unione sembra piena di comandi a disposizione di Romano Prodi. Il problema è che la maggior parte dà scarsa potenza a un governo già a fine corsa. Senza maggioranza in politica estera, in affanno sulla legislazione, al presidente del Consiglio resta solo una leva da muovere: quella finanziaria. Forse sarà inutile. Vediamo perché.
Quirinale. Il Presidente della Repubblica viene considerato una sorta di «re senza scettro». Errore. Perché Giorgio Napolitano ha dimostrato di non voler assistere impassibile allo sgretolamento della maggioranza sulla politica estera e alla liquidazione della caduta del governo al Senato come un banale incidente di percorso. Prodi è stato richiamato dal Quirinale al controllo del consenso politico e delle linee guida sugli Affari esteri. Al prossimo passo falso (l’appuntamento è a metà marzo per il rifinanziamento della missione in Afghanistan), Napolitano potrebbe chiedere la verifica della fiducia o addirittura prendere atto che la lunga marcia di Prodi era in realtà breve. Il Quirinale c’è e non fa il notaio. Prodi può aggirare molti ostacoli, ma quello istituzionale no.
Neocentrismo. Le geometrie variabili hanno fatto saltare la mosca al naso di Rifondazione. I voti del centrodestra alla relazione del ministro della Difesa Parisi sono diventati un buon argomento per evocare il complotto neocentrista. Complotto che non esiste, ma serve a mascherare le difficoltà di Rifondazione di mantenere unita la truppa parlamentare. Nonostante Fausto Bertinotti dal Sudamerica faccia il pompiere, il segretario Franco Giordano accusa addirittura Francesco Rutelli: «Vogliono silurare il governo Prodi». La ragione è semplice: non potendo imporre la linea barricadiera al Quirinale (ecco comparire il non aggirabile problema istituzionale) e non potendo garantire il voto disciplinato dei parlamentari in aula al Senato, Rifondazione mette le mani avanti. Se Prodi cadrà, sarà per il fuoco amico di altri. E per l’improvvido cambio di maggioranza causato dagli aiuti esterni (leggere alla voce: «voti del centrodestra»).
Draghi. Il discorso del governatore di Bankitalia al Forex non è stato politicamente innocuo. Denunciando l’eccessiva pressione fiscale sugli onesti, Mario Draghi ha messo in discussione l’architrave di politica economica del duo Visco/Padoa-Schioppa. Inoltre, il Governatore ha ricordato che la ripresa dell’economia non è provocata da fattori interni, ma dalla maggior crescita che si registra in Europa e nel resto del mondo. L’Italia è solo al traino e non sarà l’apertura dei parrucchieri al lunedì a spostare il Prodotto interno lordo. Conoscendo la debolezza del governo, Draghi realisticamente suggerisce: concertiamo la riforma delle pensioni con il sindacato, ripercorrendo la strada degli accordi degli anni Ottanta e Novanta sulla scala mobile. Ma il sindacato è disposto a venire incontro al governo? E la sinistra radicale che sogna l’abolizione della legge Biagi, accetterà un compromesso sulla previdenza? Non sono domande, ma macigni sul sentiero di Prodi.
Banche. Gianfranco Fini ha parlato di «legittimo e doveroso sospetto» su un asse Bazoli-Prodi. Intesa-San Paolo è indubbiamente il polo finanziario di riferimento del premier e per Prodi è una bombola d’ossigeno, ma questa riserva d’aria in realtà può trasformarsi da un momento all’altro in un gas letale.
Nel risiko finanziario infatti i Ds sono rimasti a bocca asciutta e non è possibile sedersi al tavolo da gioco del futuro Partito Democratico in una situazione di evidente disparità: Prodi non ha i voti ma ha i soldi, i Ds hanno i voti ma non hanno i soldi. Fino a quando i vertici della Quercia sopporteranno il ruolo di semplici portatori d’acqua?
Crisi. Chi da decenni frequenta la stanza dei bottoni e osserva il governo all’opera non ha dubbi: Prodi di fronte a questa agenda cadrà, ci sarà una crisi pilotata, non si andrà al voto e dal cilindro della politica italiana uscirà un coniglio con le sembianze di Lamberto Dini o di qualche altra «riserva della Repubblica».
Prima che questo accada, ci saranno un altro paio di scossoni seri, qualche tentativo semiserio di salvataggio, poi non si procederà oltre. Anche per evitare l’accanimento terapeutico.