Perché non pagare le tasse con i btp?

Proviamo a farci venire qualche idea originale per far fronte a situazioni straordinarie. Sempre meglio che stare a pietire acquisti dei nostri titoli di Stato da parte di un poco lucido presidente della Bce, abilissimo nel far sbandare i mercati con la sola sua apparizione sui teleschermi. Tentiamo con la fantasia. Cos’è che dà valore ad una banconota, che in fondo non è che un pezzo di carta? Una delle risposte è che il suo valore è dato dal fatto che con essa si pagano le tasse. L’essere «mezzo legale di pagamento» per i debiti conferisce il valore a quel particolare tipo di carta e il debito principale è ogni anno quello dato dall’obbligazione fiscale. Ora, qual è il problema principale di questa nuova fase della crisi finanziaria? Nient’altro che la crisi di fiducia sul debito sovrano innescata dal pasticcio greco, che porta i risparmiatori a vendere i titoli di Stato temendo per il loro rimborso, da qui l’impennata dell’ormai famigerato differenziale fra i titoli di Stato dei paesi deboli e quelli tedeschi. Per farla semplice: i bond italiani sono stati emessi a 100, vengono rimborsati a 100 ma sul mercato valgono 90 perché la gente ha paura. Del resto la BCE non li compra o se lo fa è come per cortesia, facendolo pesare ed imponendo manovre che sono il contrario di quello che si dovrebbe fare per contrastare una recessione. Si tratta di situazioni con pochi precedenti, perché normalmente i titoli di Stato in un paese con debiti contratti totalmente nella propria valuta sono sempre stati considerati a rischio zero. Ebbene: e se lo Stato Italiano accettasse i propri titoli come pagamento dell’Irpef al loro valore nominale? Un cittadino pagatore di imposte, non tassato tramite sostituti e quindi debitore personale verso lo Stato, netterebbe la sua posizione consegnando a sua volta il suo credito nei confronti dello Stato che lo riconoscerebbe a valore pieno. Così facendo se qualcuno (spesso nella persona di qualche fondo o banca estera, vedi il caso Deutsche Bank) svendesse i nostri bond, il cittadino potrebbe acquistarli a sconto e consegnarli al momento dei versamenti al fisco, risparmiando sulle tasse e contribuendo ad alimentare la domanda sul mercato. Certo, le tecnicalità di una scelta del genere non sono ovvie. Oltre agli effetti sulla regolarità e scadenza dei rimborsi, non tutti i titoli di Stato, anche in condizioni normali, dovrebbero valere quanto il nominale: i Bot sono ad esempio emessi a sconto, i titoli a tasso fisso risentono dei cambi dei tassi, tuttavia non dovrebbe trattarsi di questioni insormontabili. Sarebbe una mossa forte dello Stato che metterebbe una garanzia concreta sui suoi titoli, quella stessa che l’Europa non sta dando. Discutiamone.
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