«Pericolo clandestini». Ma la sinistra li vuole liberi

Lunedì a Bari il forum contro i Cpt. Vendola: sono carceri, vanno chiusi

Emanuela Fontana

da Roma

È arrivata la conferma di Rifondazione comunista e Cgil. Non quella dei Ds e della Margherita. Quando in tutto il mondo ritorna l’allarme contro il terrorismo internazionale e l’Italia viene posta nel mirino da comunicati (da vagliare) via Internet, a sinistra si discute di centri di accoglienza per immigrati clandestini. E, inevitabilmente, ci si spacca.
Il governatore pugliese Nichi Vendola ha confermato ieri in una conferenza stampa da Bari che il forum «no cpt» in programma per lunedì 11 luglio si svolgerà regolarmente. Nessun cambio di decisione. I lavori di «Mare aperto» si apriranno alle 10 alla Fiera del Levante. Nonostante in tutta Europa si parli di un controllo più serrato dell’immigrazione clandestina per prevenire eventuali altri attacchi terroristici dopo Londra, e nonostante il netto distacco dell’ex ministro dell’Interno del governo di centrosinistra Giorgio Napolitano, Vendola e 14 governatori ribadiscono: i centri di accoglienza temporanea si devono chiudere. In realtà già l'ultima relazione dei servizi alle Camere, consegnata al Copaco, il comitato di controllo sui servizi segreti, indicava che «il fenomeno migratorio clandestino è all'attenzione dell'Intelligence anche per l'eventuale coinvolgimento di organizzazioni terroristiche». Il canale dell’immigrazione clandestina, è scritto sostanzialmente nella relazione, può essere potenzialmente pericoloso per l’ingresso di soggetti legati al terrorismo: «Pur non essendo emerso un sistematico rapporto tra movimenti illegali e terrorismo - sottolinea il documento al Copaco - i servizi, in accordo con omologhi organismi esteri, hanno accentuato il monitoraggio della composizione degli arrivi clandestini e delle attività di “terminali” operativi in Italia».
I cpt erano nati con la legge Turco-Napolitano dell’Ulivo. Con la successiva Bossi-Fini il tempo di permanenza per l’identificazione nei centri è passato dai 30 ai 60 giorni: è questo uno dei punti contestati dai partecipanti al forum. Dal parlamento affiancano Paolo Cento (verdi), Titti De Simone, Titti Valpiano e Elettra Deiana (Rifondazione) e due deputate ds, a titolo personale (Katia Canotti e Alba Sasso). Tra le partecipazioni si notano anche quelle di Magistratura democratica e di una delegazione della Uil. Nel presentare l’iniziativa, Vendola ha subito ripreso la polemica con Napolitano e con quella parte del centrosinistra che è contraria alla chiusura de centri: «Mi dispiace dei toni di questa polemica con Napolitano - ha sottolineato il governatore che alle primarie aveva sorprendentemente il concorrente della Margherita -. Il suo esordio è dire che è da irresponsabili chiedere la chiusura dei cpt. Non è un bel modo per cominciare un dialogo». Vendola lo rimprovera: «Con un tono un pochino professorale parla di argomenti confusionari, come se fosse il depositario di tutta la scienza europea. Credo che non conosca la realtà dei cpt». Il governatore del Prc ha chiarito che non c’è «nessuna guerra a Pisanu»: «Non sto facendo un’adunata sediziosa, ma sto chiedendo l’apertura di un dibattito interistituzionale, con il governo, le Regioni, le comunità locali, le associazioni, i cittadini».
La sinistra si divide così tra chi ha una posizione molto simile a quella del ministro dell’Interno Beppe Pisanu (lo stesso Napolitano), chi sostiene che i centri non vadano chiusi ma ripensati (Luciano Violante) e gli oltranzisti, i vendoliani presidenti di Regione, dal governatore del Lazio Piero Marrazzo al presidente della Calabria Agazio Loiero. Anche tra loro le posizioni non sono tutte concordi: Riccardo Illy, governatore del Friuli-Venezia Giulia, afferma: «Non sono contrario ai cpt per principio, ma sono inutili». Proprio da Trieste partirà domani verso Bari la carovana «no-cpt», con la partecipazione dei Disobbedienti e di Luca Casarini che chiederà al forum di Bari che il centrosinistra si impegni nel programma elettorale a chiudere i centri e a proporre un’amnistia per i reati commessi durante le manifestazioni per chiedere la loro scomparsa.