La perizia incrina la versione di Amanda

nostro inviato a Perugia

Il fermo dei sospettati per l'omicidio di Meredith Kercher e la confessione in lacrime di Amanda sembravano la quadratura del cerchio ideale. Sembravano, appunto. Perché di lineare, chiaro, certo, c’è davvero poco in questa storia. Il racconto-verità della studentessa americana, alla base dell’arresto di Diya Lumumba e Raffaele Sollecito, comincia a vacillare. A bocca stretta anche gli investigatori son costretti ad ammettere che non si escludono altre ipotesi, con ciò confermando quanto anticipato ieri dal Giornale su un possibile «quarto uomo». E anche se il fermo finisse per esser convalidato dal gip, i dubbi resterebbero. Non solo per l’assenza di riscontri oggettivi alle troppe versioni date, corrette, rivisitate dalla ragazza sulla responsabilità di Dija Lumumba, detto Patrick. Ma soprattutto per i contenuti della perizia tecnica consegnata al pm dal medico legale, che a leggerla bene non collima con la versione della super testimone («Meredith era insieme a Patrick in camera, urlava, io ho avuto paura e mi sono tappata le orecchie»). È su questa dichiarazione di Amanda che si basava l’accusa del pm secondo cui Patrick avrebbe ucciso al culmine di un rapporto sessuale. Ma il medico legale non dà alcuna certezza sulla contestualità fra «azione omicidiaria e rapporto sessuale». L’assassinio potrebbe esser stato consumato anche successivamente. Nella consulenza si certifica poi che «la morte va fatta risalire intorno alle 23», e che «non vi è alcuna certezza su un abuso durante il rapporto». Per tutta una serie di motivi: «Si è trattato di un rapporto frettoloso, non concluso, senza sviluppo dinamico, durante il quale la donna non ha fatto a tempo a lubrificare il canale vaginale». Non ci sono abrasioni. Ma c'è di più. Sarà difficile risalire a chi si è accompagnato con Meredith quella sera. «Dall'esame effettuato non sono state rinvenute tracce di sperma, e nel rapporto non è stato usato un profilattico non essendo stato rinvenuto il conseguente velo oleoso». Quanto alle modalità del delitto, la consulenza conferma l'uso del coltello (compatibile con quello sequestrato a Raffaele come a mille altri) sferrato per tre volte all'indirizzo di Meredith: «Sul corpo della ragazza si evidenziano tre lesioni; al collo, all'altezza del piano cutaneo e sul piano muscolare senza però attingere a piani vitali. Il taglio letale non ha reciso di netto la carotide tanto che la ragazza non è morta subito ma in un lasso di tempo ragionevolmente non breve». Un'agonia lenta, tra i 10 e i 15 minuti. A complicare il lavoro degli inquirenti anche il filmato del parcheggio con sovrimpressa, così si diceva, l'immagine dell'assassino. Che effettivamente c'è, dalla registrazione si intravede nitidamente una persona che cammina spedita ma il buio rende il volto irriconoscibile. Se a questo aggiungiamo che Lumumba ha fatto i nomi di cinque testimoni e tirato fuori scontrini che provano la sua presenza nel pub all'ora del delitto, per la procura potrebbe mettersi male.
Anche perché Raffaele Sollecito, di fatto, ha smentito anche lui, e per l'ennesima volta, la ricostruzione della fidanzatina Amanda. Il pm ha parlato dell'americanina come di una giovane inattendibile, abituata a mentire. Come se non bastasse la polizia ieri ha ascoltato a lungo, e a più riprese, la moglie del congolese dopo aver messo sottosopra l'abitazione per sequestrare una maglietta e un paio di pantaloni «sospetti». Questo perché gli inquirenti avrebbero indizi per ritenere che l'assassino è stato aiutato da qualcuno. Se non altro a lavare gli abiti: se a casa di Meredith il sangue era ovunque e imbrattava il soffitto, nelle abitazioni degli indagati non sono state scovate tracce ematiche né sui vestiti e né sulle scarpe. A proposito di scarpe. La pistola fumante, per l'accusa, sarebbe l'orma di una scarpa di Raffaele, trovata sul luogo del delitto.
(ha collaborato )