Permessi di soggiorno più rapidi Ora si potranno fare alle Poste

Emiliano Farina

Niente più file chilometriche in Questura e riduzione dei tempi d’attesa: d’ora in poi i permessi di soggiorno si potranno fare alle Poste. Il provvedimento che dà una svolta alla vita burocratica degli immigrati è stato firmato ieri mattina a Roma nella sede del ministero dell’Interno.
L’accordo tra il Viminale e il raggruppamento degli istituti di patronato Cgil, Cisl, Uil e Acli (Cepa) altro non è che l’applicazione pratica della norma sullo snellimento dei procedimenti amministrativi dei titoli di soggiorno (la legge 151 del 2001) che coinvolge anche le Poste e l’Anci. Saranno quindi gli istituti di patronato a prendersi cura degli immigrati aiutandoli nella compilazione delle domande e fornendogli informazioni sulla documentazione da allegare per ottenere o rinnovare ogni singola tipologia di titolo di soggiorno. A breve gli extracomunitari potranno dunque presentare le domande direttamente agli uffici postali, mentre in una decina di città pilota - si parla di Ancona, Ravenna, Prato e Brescia - le richieste potranno essere presentate anche agli sportelli municipali.
Secondo il progetto, i patronati potranno contare su un canale privilegiato con il Dipartimento di Pubblica sicurezza e, tramite un avanzato sistema informatico, potranno inserire i dati, seguire la pratica e conoscere gli esiti da comunicare al cittadino straniero. «Lo scopo - spiega una nota dell’istituto dei patronati - è di semplificare le procedure di rilascio e rinnovo di tutti i permessi e i titoli di soggiorno e, nello stesso tempo, garantire una migliore qualità dei servizi al cittadino straniero grazie alla riduzione dei tempi di consegna».
Secondo il Cepa, la firma del protocollo d’intesa è il primo passo verso una rivoluzione culturale che come prossima mossa prevede il cambio di classificazione del titolo di soggiorno da attuale «autorizzazione di polizia» a futura «autorizzazione amministrativa rilasciata dai Comuni ai cittadini stranieri che avranno titolo a vivere e lavorare in Italia».
Se da un lato soltanto la prova sul campo potrà dire che il progetto ridurrà tempi e disagi, dall’altra saltano subito all’occhio le buone probabilità che questo si verifichi. Infatti le Poste Italiane coprono il territorio nazionale con circa 14mila uffici.