Permesso di soggiorno ai pentiti del terrore

Anna Astrella

da Roma

Arriva il piano del governo per combattere il terrorismo. Il pacchetto di misure urgenti sarà presentato dal ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, domani alla Camera. Tra i provvedimenti messi a punto dagli esperti del Viminale c’è il passaggio dalle attuali 12 ore a 24 del fermo di polizia che consente agli investigatori di identificare il soggetto fermato. Secondo gli esperti di antiterrorismo si tratta di un tempo «più adeguato» che permette di valutare meglio chi si ha davanti e i possibili contatti con ambienti eversivi.
Un’altra misura adottata riguarda i colloqui informativi. In pratica si tratterebbe di estendere al terrorismo quelli già previsti dall’ordinamento penitenziario (articolo 18 bis) per il contrasto alla criminalità organizzata. Questi incontri - anche se non hanno valore processuale - spesso forniscono significativi spunti investigativi e dopo la verifica delle informazioni si può anche giungere a uno sconto della pena.
Sempre nel pacchetto del Viminale è prevista, inoltre, l’estensione dell’articolo 18 della Bossi-Fini ai confidenti che forniscano informazioni in materia di terrorismo. Così quanti collaboreranno con l’autorità segnalando presunti terroristi, potranno ottenere, una volta verificata la veridicità delle loro affermazioni, il permesso di soggiorno.
Gli esperti del ministero dell’Interno poi stanno anche lavorando per rendere più precisi e meno generici i termini dell’articolo 270 bis in modo da evitare che, per cavilli nelle norme, soggetti vicini al terrorismo possano essere rilasciati.
Una proposta per combattere efficacemente il terrorismo viene dall’ex capo dello Stato, Francesco Cossiga, che intende presentare a Palazzo Madama un disegno di legge per la creazione di un’unità antiterrorismo centralizzata e indipendente dalla magistratura ordinaria formata da superpoliziotti e coordinata da un magistrato. Scettico su questa iniziativa è il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, che vista la necessità di accelerare i tempi, propende per estendere alla Direzione nazionale antimafia la competenza di una neo istituita superprocura, che coordini le indagini antiterrorismo, per creare giudici e tribunali distrettuali specializzati in questa materia.
Il pacchetto del governo stabilisce anche i compiti di ciascun soggetto responsabile degli interventi in caso di attacco terroristico. L’ipotesi su cui si sta lavorando è quella di definire precise indicazioni di intervento per polizia giudiziaria, protezione civile e difesa civile.
Invece tra le misure pratiche immediate, gli esperti di antiterrorismo stanno valutando la possibilità di inasprire la legge sulla vendita di schede degli operatori di telefonia mobile.
Anche il ministro dell’Interno inglese, Charles Clarke, si muove nel campo della prevenzione globale: per il terrorismo internazionale è Internet a giocare un ruolo di primo piano. E potrebbe essere attraverso questi canali che si gioca la sicurezza dell’Europa. Per questo al consiglio dei ministri degli Interni della Ue di mercoledì, proporrà una serie di misure tra cui la conservazione dei messaggi e-mail dei cittadini europei. La polizia inglese, infatti, sta seguendo proprio questo percorso per risalire agli attentatori: ha contattato tutti i provider nazionali per chiedere di mantenere in vita e girare agli inquirenti messaggi via posta elettronica che potrebbero rivelarsi utili per le indagini. Il periodo di conservazione potrebbe andare «da un minimo di sei mesi a un massimo di alcuni anni». Le altre norme che Clarke porterà a Bruxelles vanno tutte nella direzione di una condivisione europea delle banche dati: introdurre un coordinamento per conoscere in tempo reale se in qualche Stato della Ue è stato rubato esplosivo. Clarke proporrà anche più collaborazione nello scambio di informazioni su passaporti rubati, «che potrebbero essere usati dai terroristi per creare nuove identità» e una condivisione delle liste passeggeri per controllare gli spostamenti sospetti.
In Inghilterra gli attentati hanno riproposto il dibattito sull’introduzione obbligatoria delle carte d’identità, su cui il Parlamento è ancora contrario. Clarke ammette che in Spagna sono state utili alle indagini, perché ne erano rimaste tracce quando gli attentatori avevano comperato dei telefoni cellulari, che possono essere acquistati solo dopo aver mostrato il documento. Il ministro inglese chiederà comunque che vengano applicati degli standard per i Paesi in cui il documento personale è in circolazione.