Il personaggio dell’anno? Per «Time» sei tu

Giuseppe Marino

Clicchi su wikipedia.org, l’enciclopedia online costruita dagli utenti della Rete, e digiti la parola «time» nella finestra di ricerca. E scopri che nell’ampia voce dedicata a Time, il «newsmagazine» americano, già ieri compariva la copertina del numero, in edicola da oggi, dedicato al «Personaggio dell’anno» del 2006. Un media gratuito come Wikipedia, che funziona solo grazie all’intervento spontaneo degli internauti, ha dato la notizia della scelta di Time praticamente con la stessa rapidità dei media professionali. È la conferma che, anche quest’anno, la redazione del settimanale che da 83 anni fotografa il personaggio più determinante dell’anno ha colto nel segno: la copertina del 2006 è dedicata a «You». Cioè a te, il navigatore della Rete che frequenta i siti di contenuti prodotti dagli utenti. Come la stessa Wikipedia, oppure Youtube o Myspace, per citare solo i più famosi.
È la consacrazione del cosiddetto Web 2.0, termine coniato nel 2004 per indicare la «seconda era» di Internet, quella dei servizi online che si basano sulla libera collaborazione tra gli utenti, sulla condivisione di risorse e conoscenze. Richard Stengel, direttore della rivista, aveva stilato una lista di candidati che comprendeva tra gli altri il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, il presidente cinese Hu Jintao e il leader nordcoreano Kim Jong Il. La copertina dell’anno di Time del resto non segnala certo il personaggio meritevole, ma quello che, nel bene e nel male, si è rivelato il più influente nei 12 mesi appena trascorsi. E la redazione del mensile ha ritenuto che «You», il fenomeno dell’internauta collaborativo sia stato più rivoluzionario e importante nelle nostre vite di un leader dalla bomba atomica facile o di un presidente con l’hobby del negazionismo e l’ossessione di Israele. Per Time, dunque, l’internauta di nuova generazione merita la copertina «per aver individuato e forgiato la nuova democrazia digitale, per aver lavorato gratis battendo i professionisti (dei media, ndr) al loro stesso gioco». Il riferimento è a siti come Youtube.com, dove chiunque può inserire un video girato da sé. In pochi mesi, il sito creato in un garage da due intraprendenti giovanotti americani, è arrivato a generare un traffico di 100 milioni di video guardati al giorno in tutto il mondo. Oppure Myspace, dove milioni di utenti hanno creato una propria pagina internet sui pubblicano video e foto e gestiscono la propria schiera di contatti. O ancora Wikipedia, o altri meno noti in Italia come Facebook, nato come una sorta di «club» online per studenti di un’università California, e arrivato in un anno a contare 7 milioni e mezzo di scritti negli atenei di tutto il Paese. Eclatante poi il caso di Wikipedia, che per molti è ormai la prima fonte di approvvigionamento di informazioni, eclissando il ruolo delle vecchie enciclopedie. Per arrivare poi al fenomeno dei blog in generale. Una ricerca della società di consulenza Gartner sostiene che nel 2007 i «diari online» toccheranno il loro massimo splendore, arrivando a 100 milioni. I contenuti di questi siti in genere sono liberamente riproducibili, purché non siano utilizzati a fini di lucro, secondo un nuovo concetto di diritto d’autore regolato da una licenza di utilizzo denominata «creative commons». Per alcuni siti di questa generazione poi, l’aspetto collaborativo non è limitato solo alla possibilità di inserire i contenuti, ma anche all’elaborazione del software che ne permette il funzionamento, aperto ad apporti di chiunque sia in grado di maneggiare i linguaggi di programmazione, secondo il cosiddetto sistema dell’«open source».
È tutto oro quel che naviga nella Rete 2.0? I critici sostengono innanzitutto che il modello non produce soldi e quindi è destinato ad affondare. Ma per ora alcuni dei promotori ci hanno guadagnato alla grande: i creatori di Youtube hanno venduto a Google per 1,65 miliardi di dollari e quelli di Myspace a Rupert Murdoch per 850 milioni. Resta il problema dell’attendibilità dell’informazione. Non mancano le lamentele per le voci di Wikipedia sbagliate, ideologicamente distorte o diffamatorie. Il sistema spontaneo saprà correggere se stesso? Non resta che aspettare la copertina del 2007.