Perugia, tanti misteri intorno alla morte di Elisa Fermato e subito rilasciato il fidanzato a Firenze

E' ancora giallo sulla morte di Elisa Benedetti. Scomparsi i due cellulari con cui la ragazza ha chiamato 112 e 118 per chiedere aiuto. Gli investigatori seguono la pista della cocaina. La sua carta di credito usata in una banca di Firenze: fermato il 28enne, ma il conto è cointestato

Perugia - Mezz'ora di vuoto prima della morte di Elisa. Una morte assurda nel fango gelido del bosco di Civitella. Due cellulari che mancano. La ricerca della cocaina. Almeno due testimoni che parlano di un appuntamento in quel bosco. La carta di credito della 25enne di Città di Castello usata per un prelievo alla filiale della Cassa di Risparmio di Firenze in zona Porta Romana. In attesa dell'autopsia, prevista per domani insieme agli esami tossicologici, sul tavolo del pm Antonella Duchini e degli investigatori sono diversi i punti da chiarire sulla morte di Elisa Benedetti, la giovane impiegata in un call center, scomparsa la sera di sabato e trovata morta nella giornata di ieri nel bosco che porta a Casa del Diavolo.  

Un fermato per il bancomat Sarebbe il fidanzato di Elisa, Alessandro (Alex) Pieraccini, un giovane di origini brasiliane di 28 anni, già fermato dalle forze dell’ordine, il ragazzo che oggi ha tentato di prelevare con il bancomat già bloccato dal sistema bancario. Il fidanzato della vittima, con precedenti penali, era sparito da sabato da Città di Castello. Si trovava a Firenze dove abita la sua famiglia. La carta di credito è stata usata alla filiale della Cassa di Risparmio di Firenze, a Porta Romana. I carabinieri sono rimasti nella filiale fino alla riapertura della banca, alle 14,45. Hanno sentito gli impiegati, hanno portato i tabulati dei bancomat e dei conti correnti. La carta era stata bloccata dopo la scomparsa di Elisa, ma era cointestata al ragazzo. Quando è entrato nella filiale gli impiegati hanno dato l'allarme ai carabinieri. Alex avrebbe chiarito la propria posizione e sarebbe stato rilasciato.

La discoteca Proprio intorno a Casa del Diavolo ruota una delle ipotesi investigative. A due chilometri, a Ponte Pattoli, c'è una discoteca, la Red Zone, dove la ragazza potrebbe aver cercato di rifornirsi di droga. L'amica che ha trascorso con lei la serata di sabato, Vanessa, ha ammesso davanti al pm l'uso di alcol e cocaina. E un'altra giovane ha messo a verbale che Elisa di solito si riforniva da due spacciatori, ma sabato non li avrebbe trovati.

I due testimoni Due le persone che hanno incontrato la 25enne nella mezz'ora tra la "fuga" con l'auto dell'amica dopo l'incidente lungo la strada e la chiamata di richiesta di aiuto al 112. E tutte e due parlano di un "appuntamento". Raul R., 50 anni, ha raccontato che verso mezzanotte e mezza l’auto di Elisa si è fermata proprio davanti a casa sua. A un chilometro dal posto in cui è morta. "Ha suonato il clacson ed è rimasta in macchina. Io sono sceso e quando le ho chiesto se avesse bisogno di aiuto lei mi ha risposto 'Scusa ho sbagliato casa'. Io ho provato a dirle di girare e tornare indietro ma lei non mi ha ascoltato ed è ripartita verso la stradina di campagna senza dirmi nulla". Agli inquirenti Raul avrebbe anche confermato di aver sentito il rumore di due auto transitare lungo la strada qualche minuto dopo. Ecco l'altro tetsimone: "A mio figlio ha detto che doveva andare verso su..." cioè verso la montagna dietro Casa del Diavolo. Il proprietario di un casale nelle vicinanze del bosco ha spiegato che la giovane ha parlato al figlio "intorno a mezzanotte e venti circa. Richiamato dal clacson che la ragazza avrebbe suonato, mio figlio - prosegue l’uomo - gli ha chiesto: 'Dove vai con questa fretta?'. A quel punto Elisa avrebbe risposto: "No niente, ho solo sbagliato strada" invitandola a rientrare sulla strada principale. Ma Elisa, replicando ancora, gli avrebbe risposto: "No, io devo andare in su". Anche in quetso caso subito dopo sarebbero state notate due auto.

Le due telefonate E non si trovano i due telefoni cellulari con cui Elisa sabato notte, dopo l'una, ha chiamato prima il 112 e poi il 118, chiedendo aiuto perché era rimasta impantanata con l’auto e non riusciva più a tornare sulla strada. Gli investigatori pensano che la ragazza potrebbe averli persi mentre camminava nella boscaglia cercando una via d’uscita. Ma non escludono neppure che qualcuno li abbia presi, magari per evitare che una volta ritrovato il corpo di Elisa si potesse anche capire con chi avesse parlato prima di morire. Sarà l’analisi dei tabulati a fornire la risposta: la procura ha chiesto quelli di una decina di telefoni, tra cui i quattro che avevano le ragazze, quelli dei due ragazzi tunisini incontrati al bar della stazione di servizio e del fidanzato di Elisa.