Un pezzo di Genova a Trastevere nella Confratenita di San Giovanni

Può capitare di trovarsi a Roma e di sentire parlare genovese, di respirare un po' di Genova in un quartiere, Trastevere che più romano di così non si può. Può capitare di incontrare un decano dei giornalisti genovesi come Mario Macciò, che ti accoglie come un vecchio amico e che ti introduce in questo ambiente che ha poco di trasteverino ma tanto di genovese. Ci è capitato trovandoci a Roma e visitando la Confraternita di San Giovanni Battista dei Genovesi, situata appunto in Trastevere in Via Anicia. La colonia genovese possedeva già dal XV sec., fondachi a Ripa Grande, il porto di Roma sul Tevere, e il nobile lericino Meliaduce Cicala lasciò per testamento che in quella località si costruisse un ospedale dove potessero essere curati i marinai genovesi. Nel 1553 con Bolla di papa Giulio III, fu costituita la Confraternita di San Giovanni Battista dei Genovesi alla quale fu dato in gestione l'ospedale stesso. Esso poteva accogliere non solo i marinai genovesi, ma anche pisani, veneziani siciliani e marsigliesi, che abbisognassero di cure.
Da allora la Confraternita operò secondo i fini statutari, rivolti al culto religioso e all'assistenza dei poveri e degli ammalati. E tutt'oggi, in un ambiente ancora splendidamente conservato, questa Confraternita è un importante punto di riferimento per i Genovesi che vivono a Roma. Una chiesa ricostruita nell'Ottocento nel migliore neoclassico romano, un chiostro, monumento nazionale, con un quattrocentesco pozzo al centro, la cappella dell'antico ospedale decorata con seicenteschi affreschi restaurati in anni recenti. Ed ancora un archivio storico, ordinato da Mario Macciò, che conserva la Bolla di papa Giulio III con la quale era costituita la Confraternita, oltre alla copiosa documentazione che testimonia cinque secoli di vita. Tra queste preziose carte giova ricordare il breve di Gregorio XIII del 1576 con il quale concesse alla confraternita il diritto di liberare un condannato a morte genovese, il giorno della festa del Santo Patrono. La Confraternita è tutt'oggi una realtà viva in Trastevere. Essa mantiene al culto la chiesa, ricca di opere d'arte che richiamano le devozioni genovesi a San Giovanni Battista, alla Madonna della Guardia e della Misericordia, a Santa Caterina Fieschi. Opera in campo sociale, aiutando i genovesi a Roma. Al suo interno è attivo da un paio d'anni un Servizio gratuito di Consulenza medica psico-pedagogica, mentre stanno ottenendo un interessante successo ed una viva partecipazioni gli incontri fra cristiani e musulmani. E questi genovesi, si ritrovano poi ogni ultima domenica del mese per un incontro conviviale dove sono di rigore le trenette col pesto, e dove col profumo di basilico e parlando genovese si ricorda la terra d'origine dove comunque è rimasto ancora un pezzetto di cuore.