Pezzuto, il portavoce che ha «inventato» Brunetta

Ora si sa, è stato lui, Vittorio Pezzuto, portavoce del ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, a lanciare l’idea delle vignette satiriche sui fannulloni: «C’è qualche ex ministro della sinistra, diciamo Ferrero tanto per non far nomi, che protesta per le battute contro le schiene dritte che appaiono sul sito del ministero? - s’è detto il portavoce -. E allora diamo spazio a tutti, e trasformiamo la campagna in un evento di comunicazione assolutamente bipartisan e trasparente». Da principio sono stati tanti, anche nella maggioranza di governo, ad arricciare il naso, ma poi... Si parla già di successo strepitoso, con premiazione il 10 settembre prossimo delle migliori «strisce» fra le migliaia già inviate via mail al dicastero. E Pezzuto gongola, per l’ennesima birichinata andata a buon fine. D’altronde, a 42 anni appena compiuti - ieri, per i biografi - alle birichinate, si fa per dire, lui c’è abituato. Da sempre. Fin dai tempi di «Radio Reporter», progetto di trasmissioni radiofoniche nato a Genova che prevedeva programmi in lingua straniera, spazi d'informazione gestiti direttamente da una quarantina di associazioni, la «diretta» delle sedute del Consiglio comunale, e lo «spazio aperto» ad ogni cittadino per esprimersi, anche attraverso le interviste raccolte per strada. Correva l’anno 1985, e neanche dodici mesi dopo l’emittente è un «cult» e vince il primo premio nel concorso Rai aperto a tutte le radio italiane. È lì che il giovanissimo Vittorio - ha appena compiuto 19 anni, genovese di madre francese e padre italiano, alle spalle un’esperienza decennale negli scout - comincia a farsi un nome nel campo della comunicazione e dell’informazione, oltre che nel versante della partecipazione politica. Ha aderito al Partito radicale nel 1983, e l’idea della radio gli è venuta pensandone altre cento con l’amico René Andreani, uno ben inserito nella macchina-rullo compressore di stampo pannelliano. Con Andreani forma una delle coppie più affiatate e inossidabili del movimento. Insieme non stanno fermi un momento: partecipano a digiuni di dialogo, ad azioni nonviolente, alle campagne politiche, non saltano un congresso, «e il compito del congresso - dicono, anzi spesso urlano all’unisono - è di volta in volta quello di individuare obiettivi prioritari». Cosa intenda Pezzuto per obiettivi prioritari si capisce subito: dall'ottobre dell’87 è segretario dell'Associazione radicale per l'informazione, al congresso radicale del 1988, a Bologna, è il primo firmatario di un emendamento che chiede la chiusura automatica del partito «se nell'anno politico non saranno raggiunte almeno 15mila adesioni, di cui almeno 3mila fuori d'Italia».
L'emendamento - racconterà in seguito - fu respinto a larghissima maggioranza, ma «ebbe però l'effetto di rendere evidente a tutti la profonda differenza d'opinioni tra Marco Pannella e il resto della dirigenza radicale compatta nel non voler mettere in discussione la vita e il ruolo del partito stesso». Non si ferma qui, è un vulcano: a Genova fonda l’Associazione radicale per i 60 milioni di lire: «Sono convinto - spiega - che la forza del partito vada misurata oggi più che mai con il metro dell'autofinanziamento. Per questo ho fondato l'Associazione. Sessanta milioni a Genova per gli Stati uniti d'Europa, per la difesa della fascia di ozono, per la lotta antiproibizionista. Vi sembrano poi così tanti?». L’ennesima sferzata alle critiche. Nella raccolta delle adesioni per la nomina di Pannella a Commissario Cee è in prima linea, e non si fa mancare le firme di personalità prestigiose. Organizza anche i tavoli per la raccolta e l'invio dei telegrammi alla Presidenza del Consiglio, e infine viene eletto segretario nazionale della Lista Pannella. Ma la vita a cento all’ora per Pezzuto significa anche impegnarsi per altri obiettivi: nel 1990 si laurea - 110 e lode - in Scienze politiche nell’ateneo genovese, e si fa eleggere consigliere della Regione Liguria per il ciclo amministrativo 1990-95; è anche in Comune dal 1990 al ’93 e di nuovo fino al ’95. Diventa anche giornalista professionista, e comincia a collaborare con diverse testate: in particolare, Il Foglio, Il Riformista, Il Secolo XIX, Vanity Fair, Smoking e Ideazione.com. Socio fondatore di «Nessuno tocchi Caino», l’associazione che si batte contro la pena di morte, già capo ufficio stampa del Gruppo parlamentare della Rosa nel Pugno, nel 2007 promuove insieme a Daniele Capezzone (attuale portavoce di Forza Italia) il network Decidere.net. E appena prima della «chiamata» di Brunetta, Pezzuto riesce a terminare e pubblicare il libro «Applausi e sputi-Le due vite di Enzo Tortora» (Sperling&Kufner). «Ho scritto la biografia di Tortora - dichiara alla presentazione - perché nessuno ha pensato di farlo prima di me». In realtà, ha consultato oltre 15mila documenti (più di qualche magistrato). Il solito «birichino», insomma, pronto a spiazzare gli interlocutori che lo vorrebbero sempre politicamente corretto.