Più cause pendenti in Italia che nei tribunali di tutta la Ue

Milano Sforbiciare i tempi dei processi può apparire un’impresa di Sisifo. Ma i numeri, anche accatastati l’uno sull’altro, fanno capire che le risorse ci sarebbero. Anzi, ci sono. È che sono distribuite male. È che la macchina non funziona. È che gira a vuoto. Altrove non è così: e non è retorica. Nel 2009 la Francia destina alla giustizia 6,66 miliardi di euro, noi 7,56. Dunque, Parigi spende meno di Roma, solo che laggiù i processi si celebrano in un tempo accettabile, da noi si trascinano. Lo scorso 7 gennaio il presidente della Corte di Cassazione francese Vincent Lamanda spiegava che la Suprema corte impiega 15 mesi per emettere la sentenza di un processo civile, 4 mesi per uno penale. In Italia queste sono cifre da fiction. Fantascienza. Com’è possibile? E con meno risorse di quelle della sempre deprecata giustizia italiana? Non sarà che i problemi non sono, o non sono solo, i soldi sempre scarsi, le fotocopiatrici scassate, i toner che non ci sono?
I numeri, tutti i numeri, anche grezzi, sono contro la giustizia italiana. Prendiamo i tribunali e i giudici. L’Italia ne ha come gli altri. Anzi di più. Con i risultati catastrofici che sappiamo. Dalle Alpi alla Sicilia ci sono 1.292 tribunali (o sedi staccate di uffici giudiziari). In Inghilterra sono 595, in Spagna 703, in Francia 773, in Germania 1.136, ma Berlino ha appena unificato Est e Ovest. Naturalmente, si potrà obiettare che i sistemi giudiziari sono diversissimi l’uno dall’altro, ma vorrà pur dire qualcosa se l’Italia è in fondo alle classifiche. A tutte le classifiche, tranne quella della disorganizzazione. Nei nostri tribunali ci sono 11 giudici ogni centomila abitanti. Più che in Spagna, 10,1, e in Inghilterra, 7. In Francia sono di più, ma non di molto, 11,9, in Germania invece sono, in proporzione, più del doppio: 24,5 ogni centomila abitanti. Ma se prendiamo il dato relativo al personale non togato, rimaniamo a bocca aperta. La Francia ancora una volta ci surclassa, ma senza grandeur. Non ce n’è bisogno. Neanche un po’. Gli addetti sono 27.067 in Italia, 15.199 in Francia. E allora? Come si spiega la nostra débâcle?
Apriamo un’altra finestra sull’Europa: le cause pendenti. Il tasto dolente del nostro sistema. Ecco, qua siamo in testa. Ma non è più immaginabile un confronto solo con Parigi, perché tutto l’arretrato dei grandi Paesi europei non fa l’Italia. Le cause civili incagliate nelle corti di prima istanza sono 3,68 milioni nel nostro Paese, 1,6 milioni in Francia, 544mila in Germania, 781mila in Spagna. Come si vede, l’Italia batte il resto d’Europa. E nel penale, se possibile, va anche peggio. Le cause bloccate sono 1,2 milioni in Italia, 278mila in Germania, 205mila in Spagna, 70mila in Inghilterra. Sembra impossibile, ma è così.
E dunque, chiamiamo con un eufemismo processo breve quello che dovrebbe durare non più di sei anni. Dalla richiesta di rinvio a giudizio alla Cassazione. Dunque sei anni più il tempo per le indagini. Totale 8-9-10 anni. E dovunque si metta mano, i risultati fanno male. Spendiamo tanto, come si è detto, ma per il gratuito patrocinio, ovvero l’aiuto legale a chi non ha i mezzi per difendersi, diamo col contagocce. E non è una battuta: 86,5 milioni di euro. La Germania spende 6 volte di più, la Francia quasi 4 volte di più, la Spagna il doppio. La Gran Bretagna - come documenta il quotidiano online Il legno storto - dedica all’assistenza legale oltre la metà del suo budget per la giustizia: 3,35 miliardi su un totale di 6,07. In sostanza, se togliamo il gratuito patrocinio, l’Italia scala la classifica del partito della spesa, dietro solo alla Germania.
L’alluvione di dati, per carità talvolta sommari e incompleti ma pur sempre molto significativi, dovrebbe essere la base di una riflessione seria su un’emergenza che tutti i giorni ci fa vergognare nel mondo. Un’altra tabella è la spia che il sistema italiano è vittima di se stesso. Secondo il rapporto Cepej - European commission for the efficiency of justice - spendiamo il 70 per cento del budget per i salari, contro il 50 per cento scarso della Francia e il 60 per cento scarso della Germania. Come si vede, non ne azzecchiamo una. E se la situazione del penale è quella che è, nel civile è addirittura pietosa. L’ultimo rapporto Doing business 2009 ci colloca al 156° posto su un totale di 181 Paesi censiti. Siamo dietro Angola, Gabon, Guinea, ma davanti a Gibuti, Liberia, Trinidad. E i nostri partner europei? La distanza è abissale, incolmabile, imbarazzante. La Germania è al nono posto, la Francia al decimo, il Regno Unito al 24°, la Spagna al 54°. Inutile insistere. Sarebbe meglio, molto meglio, rimboccarsi le maniche.