Il più felice della Terra? È un monaco buddista

Matthieu Ricard è il figlio del saggista francese Revel. La sua attività cerebrale monitorata tramite 256 sensori

«L’uomo più felice della Terra» è il sosia del comico Maurizio Crozza. A dimostrazione che ridere fa bene alla salute, mette di buon umore e può proiettarci in un’estasi di ilarità. A dire il vero la storia di Matthieu Ricard, alias «Mr Happy», sembra proprio una barzeletta: lui, infatti, monaco buddista, è stato eletto «scientificamente» la persona più felice del pianeta. Figlio dell’intellettuale Jean-François Revel, Ricard ha un curriculm da fare invidia all’Accademia francese di cui il padre era tra i membri più prestigiosi: «Biologo molecolare, trent’anni fa si è convertito al buddismo e ora vive in un monastero in Nepal. Attualmente è il più celebre ambasciatore del buddismo in Francia, il traduttore dal tibetano in francese e inglese del Dalai Lama, il curatore della riedizione dei testi sacri tibetani medievali, un autore di saggi best-seller e, ora, anche un romanziere».
Grazie a «test di laboratorio» fatti all’università del Wisconsin e al suo ultimo libro, Matthieu dispensa consigli su come imitarlo «per la conquista del settimo cielo».
Raccomandazione numero uno: «Riporta alla mente un’occasione passata di gioia interiore e di felicità. Ricordati di come ti sei sentito. Valuta l’impatto duraturo di quell’esperienza sulla tua mente e come ancora ti dà un senso di appagamento».
Facciamo un esempio sentimental-goloso: quando eravate piccoli vi sentivate bene quando la mamma vi faceva il panino con la Nutella; ragion per cui oggi non dimenticate mai di tenere in dispensa un barattolo della mitica crema alla nocciola. Delizia probabilmente sconosciuta al nostro monaco Ricard, convinto che la felicità sia soprattutto una questione di «igiene mentale» e che «l'uomo sia una creatura malleabile», e non spalmabile come la Nutella: «Un uomo giocondo in grado di grosse trasformazioni se riesce a modificare in modo positivo e altruistico il treno dei pensieri, la percezione e interpretazione del mondo».
«Molti essere umani - afferma il buddista più giocondo del Tibet - vivono come un barbone, inconsapevole del tesoro sepolto sotto la sua baracca»; per lui (il monaco Ricard, non il barbone) la felicità assomiglia ad «un uccello che si alza alto in cielo quando la gabbia è aperta».
Non sembrano idee rivoluzionarie, ma a Londra Matthieu è stato accolto con grandi onori, nonostante i suoi toni da santone indiano suscitassero tutt’altro che simpatia. Eppure il referto medico stilato dagli strizzacervelli dell’università del Wisconsin parlano chiaro: «Dopo aver monitorato la sua attività cerebrale tramite 256 sensori e una serie di scanning in profondità, risulta che il signor Ricard è l’uomo più felice della terra». Diagnosi credibile? Poco, con tutto il rispetto per i «256 sensori» dell’università del Wisconsin.
Fatto sta che nell’ateneo americano un gruppo di neuroscienziati - con a capo il professor Richard K. Davidson, una delle massima autorità nel campo della neuroplasticità, la disciplina che studia la strabiliante capacità evolutiva e di adattamento del cervello - «avrebbe» messo a punto una tecnica d'avanguardia per misurare l'attività della corteccia pre-frontale, nella convinzione che più alta è l'attività di quella parte della testa e più in pace è un individuo con se stesso e con la realtà.
I volontari sottoposti a questo esperimento hanno riportato in genere valori tra +0,3 (disperazione) e -0,3 (beatitudine). Matthieu Ricard, invece, ha lasciato di stucco i neuroscienziati statunitensi: ha totalizzato un -0,45 da Guinness dei Primati. «La meditazione gli ha dato in apparenza una marcia in più che nessun altro sembra possedere», assicura chi lo conosce bene. «Un attimo di rabbia - tiene a precisare il nostro eroe - può distruggere anni di pazienza».
E guai a contraddirlo, diventa una bestia.