Piazza Affari non ci crede: -2% E lo spread torna a far paura

Il governo Berlusconi ha passato la mano a Mario Monti ma i problemi del sistema Italia restano gli stessi, evidenti come i danni del tempo su un tavolo d’alta epoca bisognoso di restauro. La prima ad arrendersi all’evidenza ieri è stata Piazza Affari rapida, dopo un avvio positivo, ad avvitarsi su se stessa (-1,99% la chiusura) schiacciata dalla guerra in corso contro il nostro debito pubblico. Scemata la breve tregua, gli investitori hanno nuovamente fatto a pezzi i Btp, riallargando il differenziale di rendimento (lo «spread») con i bund tedeschi da 456 a 492 punti base, per un rendimento sulla scadenza decennale del 6,7 per cento. Non solo, all’asta indetta dal Tesoro i Btp a 5 anni sono schizzati al 6,29%, il massimo storico dal ’97, dal 5,32% di ottobre.
Bankitalia si è detta soddisfatta del livello della domanda, anche dal fronte internazionale, ma sinceramente non si capisce come Monti abbia potuto sostenere che l’orientamento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbia avuto un effetto sugli spread. Al contrario il risultato di ieri appare uno smacco solo in parte giustificabile con il fatto che la Bce abbia dimezzato gli acquisti «tampone» già dalla scorsa settimana. A spegnere facili entusiasmi aveva peraltro pensato Bruxelles, ribadendo, tramite gli uffici del commissario agli Affari Economici Olli Rehn, che la «diagnosi» sul nostro Paese «non cambia solamente perchè c’è una nuova amministrazione». «Le debolezze» e quindi «le misure che giudichiamo necessarie restano le stesse», ha avvertito la Commissione, pur apprezzando Monti perchè «fin da subito e in modo chiaro» ha richiamato al rigore e all’equilibrio tra consolidamento dei conti e riforme. I presidenti di Commissione e Consiglio Ue, Josè Barroso e Herman Van Rompuy, si sono messi in contatto con il premier in pectore ma per Bruxelles non è possibile modificare il giudizio sull’Italia neppure in base alle previsioni economiche della scorsa settimana, più basse di quelle del governo, che davano una crescita per il 2012 allo 0,1%, e certificavano il mancato pareggio di bilancio nel 2013. A continuare a soffrire, a dire vero, è tutto il Vecchio Continente, come ha dimostrato la produzione industriale dell’Eurozona caduta del 2% a settembre. Abbastanza per trascinare al ribasso tutti i listini: Madrid ha ceduto il 2,15%; Parigi l’1,28%, Francoforte l’1,19% e Londra lo 0,47% mentre l’euro calava sotto quota 1,37 dollari.
«Il Fondo Monetario Internazionale è preoccupato per gli attuali rischi che gravano sull’economia globale». «Senza una soluzione della crisi dell’area euro, l’economia rischia di scivolare in una spirale negativa di calo della fiducia, crescita debole e poca occupazione» - ha ammesso il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde mentre Barack Obama si diceva preoccupato del contagio ai danni degli Stati Uniti. Altro focolaio d’infezione l’Ungheria che, complice lo schiaffo inferto da Fitch e Standard & Poor’s, ha visto cadere il fiorino ai minimi dal 2009. Così Budapest non ha trovato compratori per i suoi bond.