Piazza De Ferrari racconta la storia dei genovesi

Carla Valentino

Emblema e cuore fisico della città, crocevia di eventi, punto di incontro: piazza de Ferrari riscopre la propria storia, la storia dei genovesi, ricordandoci chi siamo e da dove veniamo, nel bel libro voluto dalla Camera di Commercio - e in particolare dal Presidente Paolo Odone - per festeggiare la recente apertura della nuova sede di Palazzo Giulio Pallavicino, che si affaccia appunto su Piazza de Ferrari, al numero 2, tra altri vicini di casa illustri, come la Regione, il palazzo della Borsa Valori, il Teatro dell'Opera Carlo Felice, l'Accademia, Palazzo Ducale.
«De Ferrari, la piazza dei genovesi», edito da De Ferrari e curato da Ennio Poleggi, si avvale dei contributi di Franca Balletti, Emmina De Negri, Tiziano Mannoni, Anna Maria Nicoletti, Giulio Sommariva e Wanda Valli. Documenta la rivoluzione urbanistica ed architettonica della piazza nell'Ottocento e nel Novecento, da quando la borghesia genovese volle farne una Piazza degli Affari che collegasse il centro storico medievale alla parte moderna: quella grande piazza pubblica che mancava a Genova, città policentrica con tante piazze minori.
Oltre 200 immagini in bianco e nero e a colori, tra foto d'epoca e moderne, disegni, planimetrie e dipinti, scandiscono visivamente le tappe della storia e dell'evoluzione della piazza e dei suoi palazzi, in un appassionante intreccio di arte, progetti urbani, vita quotidiana, tempo di pace e tempo di guerra. Tra testo e immagini, si snodano davanti ai nostri occhi gli avvenimenti degli ultimi due secoli, con in più un interessante capitolo iniziale in cui si rievoca la Genova preromana di 2.400 anni fa, quando la collina di Castello, dove adesso si trova la Facoltà di Architettura, costituiva la cittadella fortificata dei mercanti etruschi e dei Liguri Genuati, mentre la necropoli - di cui sono state ritrovate 120 tombe - si estendeva tra Santo Stefano e San Domenico.
Quest'ultimo è il nome che negli anni venti dell'Ottocento la nostra piazza, molto più piccola di quella attuale e di forma triangolare, conserva: Piazza San Domenico, dall'antica chiesa in rovina con l'annesso convento, ormai adibito a caserma. Il complesso viene demolito, sorgono il teatro Carlo Felice e il palazzo dell'Accademia: incomincia così il passaggio dalla città patrizia a quella borghese, con l'espansione del nucleo storico verso levante. Intorno al 1840 l'apertura della strada carrettiera intitolata a Carlo Alberto (via Gramsci - via S. Lorenzo) e della via Carlo Felice (via XXV Aprile) accresce la funzione di viabilità svolta dalla piazza, che nel 1875 i genovesi riconoscenti intitoleranno al Marchese Raffaele De Ferrari, Duca di Galliera, generoso benefattore insieme alla consorte Maria Brignole Sale: lavori di sistemazione e ampliamento del porto, ospedali e musei sono tra i loro regali alla città.
L'inizio del Novecento vede la demolizione del colle di S. Andrea e la costruzione di Via XX Settembre al posto dell'antica Via Giulia. Una foto d'epoca mostra il Palazzo della Navigazione Generale Italiana (oggi sede della Regione) con palme e aiuole al centro della piazza, prima che nel 1936 vi si collocasse la grande coppa in bronzo della fontana, a sua volta destinata, ai giorni nostri, a nuove trasformazioni e giochi d'acqua dall'architetto Winkler.
Teatro della vita politica e sede di manifestazioni di ogni tipo: questo è De Ferrari ancora adesso proprio come appare nelle immagini storiche della liberazione di Genova dall'esercito tedesco al termine della seconda guerra mondiale. In altre foto si vedono il teatro Carlo Felice e il Palazzo dell'Accademia straziati dalle bombe, poi il confronto tra la sala antica e quella moderna del teatro ricostruito. Anche il Ducale riappare com'era prima che il recente restauro lo riportasse allo splendore.
«De Ferrari, la piazza dei genovesi», a cura di Ennio Poleggi, De Ferrari editore, Genova 2005, pagine 217, € 34,00.