In piazza a sei anni per attaccare il ministro

Bimbi in corteo con tamburi, pentole e cori anti governo

(...) Così è andata in scena la lezione di sindacato. Un centinaio tra bambini e genitori radunati davanti alla elementare «Dante Alighieri»: pentole, fischietti, striscioni e cartelli di ogni tipo e dimensione. C’erano anche i palloncini, mancavano solo le bandiere ufficiali della triade. Così i bambini dalle 8, dopo il suono della campanelle, hanno fatto come gli operai che rimangono fuori dai cancelli. Nel mirino la riforma della scuola elementare del ministro all’Istruzione Maria Stella Gelmini che, per i bimbi tra i 6 e i 10 anni fomentati da genitori e maestre, è diventata la strega cattiva. Così ecco i bimbi sandwich con cartelli sullo stile «Contro la riforma Gelmini, insieme in piazza genitori e bambini», «Ricuciamo la scuola, tagliamo la Gelmini», «Gelmini ministro della D-Istruzione». Il tutto benedetto anche dalla presenza dell’assessore con delega alle scuole del Municipio Valpolcevera, Giorgio Boaretti. Tutti in sciopero, dunque, tranne le maestre che salutano i loro alunni dalle finestre. Tanto da sentire i bambini urlare: «Maestra, maestra senti questa: Scio- pe- ro! Scio- pe- ro!».
In questa speciale lezione di vita da adulti, non si deve essere perso del tempo neanche per gli allestimenti. I cartelloni sono chiaramente stati scritti dai piccoli su suggerimento dei genitori. Basta guardare slogan come «Giro, girotondo la scuola è bella come il mondo ma se passa la Gelmini, cade la scuola e tutti i suoi bambini». C’è anche l’effige della ministro in versione aulica con la dicitura «Beata ignoranza», e poi ancora «Con la riforma Gelmini garantito un futuro da cretini». Tutta farina del sacco dei più piccoli che, senza grembiule ovviamente, sono stati fatti sfilare anche per le strade del quartiere. Come fossero piccoli trofei da esibire, come degli uomini sandwich hanno esibito le scritte contro il ministro. Chissà chi sarà diventata nel loro immaginario Maria Stella Gelmini. In manifestazione come in un corteo di Carnevale, ad intonare «Bella Ciao» come se il Paese vivesse sotto un regime. Pensiero testimoniato da un altro cartellone: «Una mattina mi son svegliato e la Gelmini mi sono trovato: no agli invasori della nostra scuola».
La manifestazione per le strade della delegazione diventa anche il pretesto di genitori e nonni di immortalare figli e nipoti come si trattasse di una recita di fine anno. Così ecco la fotona di gruppo, le telecamere amatoriali che seguono il corteo, i bimbi scatenati che si avvicinano all’occhio elettronico aumentando così in maniera esponenziale i loro slogan anti ministro. Ci sono in tanti, ma non tutti. C’è anche chi ha deciso di lasciare i propri figli a casa, come una madre che passa dalla piazza per semplice curiosità: «Ieri ci è stato detto che tutti dovevano sfilare in segno di solidarietà alle maestre che non avrebbero però scioperato- racconta-. Ma io mi sono rifiutata di strumentalizzare i miei figli. Cosa possono saperne loro della funzione didattica del maestro unico o dell’importanza del tempo pieno?».
Eppure va così, c’è chi farebbe di tutto per riuscire a riempire la piazza.