«Il picco dei casi a Natale: è la depressione»

La chiamano sindrome del «family mass murder», l’assassino di massa in famiglia che in un attimo di follia uccide qualsiasi persona a lui cara gli capiti a tiro, per finire, quasi sempre, anche con l’omicidio autoprocurato o «per procura», cioè provocando le forze dell’ordine per costringerle a sparare. Una sindrome che sotto le feste di Natale raggiunge picchi allarmanti, tanto da far schizzare verso l’alto una statistica che nel resto dell’anno parla di un omicidio in famiglia ogni due giorni.
Secondo il criminologo Vincenzo Mastronardi, ordinario di Criminologia all’università «Roma Tre» e autore tra gli altri del libro Le mamme uccidono, «sotto le feste viene fatto un bilancio esistenziale, e se risulta negativo porta a un’accentuazione della depressione, si crea una pressione tale che per sfogarla si arriva all’omicidio-suicidio». Ed è proprio la depressione una delle tre cause principali dell’omicidio tra le mura domestiche, insieme a una bassa soglia di tolleranza dello stress (incamerato per tutto l’anno e esplosivo al primo momento di tregua) e un narcisismo particolarmente accentuato: «L’assassino - spiega l’esperto - pensa “a me non me la si fa”, diventa paranoico, e uccide». E scatta anche la “sindrome di Sansone”, «cioè quella che fa dire “muoia Sansone con tutti i Filistei”».
Mastronardi sta svolgendo uno studio accurato proprio sui picchi di «Family murder» durante le feste, da cui viene confermato il dato del boom degli omicidi sotto Natale, ma anche a luglio (prima delle vacanze estive), mentre a Pasqua le medie restano normali. Luglio o dicembre, dunque, i mesi più «a rischio».