La piccola Genova vive a Certosa

Federico Casabella

È un viaggio dalla costa alle montagne, dal mare fino ai rilievi dell'Appennino ligure, nella Liguria di fine '800, quello raccolto nella cornice dei 100 metri quadrati che costituiscono il presepe della parrocchia di San Bartolomeo della Certosa. Uno dei presepi da aggiungere alla lista del tradizionale giro che ogni buona famiglia genovese compie durante le festività natalizie. Lo confezionano da otto anni per i parrocchiani della Certosa i fratelli Roberto e Alessandro Peditto, due giovani ingegneri che dedicano tutto il tempo libero degli ultimi cinque mesi dell'anno nella costruzione e revisione della loro creatura. Affiancati ed aiutati da Franco e Rita Scarlata, senza il cui contributo sarebbe impossibile pensare di finire per tempo il lavoro. Più di 100 movimenti meccanizzati animano le sei scene principali che vanno dalla fedele ricostruzione del paesaggio marino, ai monti che circondano Genova, passando per i rivieraschi terrazzamenti d'ulivo, e borghi caratteristici dell'entroterra fino al serrato lavoro nelle campagne. Qualsiasi mestiere dell'antica Genova si cerchi, qui lo si trova, riprodotto fedelmente, con i movimenti ripresi perfettamente da statuette meccaniche costruite artigianalmente a mano, come le case e tutti gli altri elementi che fanno parte di questo insieme, e vestite con ricami cuciti dalla sapiente mano dalla signora Rita.
A Boccadasse incontriamo i pescatori: ci sono quelli intenti a far scendere nello specchio d'acqua i gozzi, chi è impegnato a recuperare i pesci e chi invece rilega le reti. Nei vicoli che si distribuiscono tra le fitte case che portano sulla collina, si vedono le donne riempire i loro canestri della spesa o le si scorgono alle finestre indaffarate in lavori domestici, fino a quando, un brusco temporale, non le costringe ad aprire gli ombrelli. I tetti d'ardesia si bagnano fino a quando un coloratissimo arcobaleno porta di nuovo il bel tempo. Dal mare si risale nell'aspra costa ligure caratterizzata dalle fasce dove i battitori d'olive sono impegnati nella raccolta. Un lungo fiume che, sgorgato dai monti, scorre fino al mare attraversando tutti gli scenari, regala un fertile terreno e, sulle sue sponde, i contadini sono impegnati nell'arare il terreno per preparare nuove coltivazioni.
In campagna è giorno e tutti lavorano: c'è la massaia che lava i panni, e quella che li stende. C'è il macellaio che taglia la carne, l'arrotino che affila i coltelli, la contadina che nell'aia. Si fa sera e, ad illuminarsi, sono il caratteristico «fainotto» che sforna calde farinate e l'«Ostaia du Bacci».
Dalle finestre delle case illuminate, la mamma dondola la culla della sua bambina, una donna stende la pasta, mentre vicino ad un camino un uomo si gode il fumo della sua pipa. Poi nella notte fonda tutto si ferma, fino all'alba del giorno dopo quando, le luci delle case cominciano a riaccendersi mentre il fornaio sforna le prime pagnotte. Nei boschi due taglialegna sono impegnati a segare un albero, proprio dietro le loro spalle cade una fitta nevicata che tinge di bianco le alture. Tra i giorni e le notti che si alternano, tra campane che suonano festose, tutto si rivolge alla capanna dove, il Santo Bambino, accompagnato da un Angelo che scende dal cielo, ridona speranza la mondo.