Di Pietro ha paura di Renzi e vuole farlo fuori:"Alle primarie sono pronto a sostenere Bersani"

Il Big bang dei rottamatori non preoccupa soltanto Bersani. Fino a pochi giorni fa Di Pietro puntava a scippare la leadership del nuovo Ulivo, ma adesso è pronto a farsi da parte pur di bruciare il sindaco di Firenze: "Il Pd diviso è un danno per tutti". L'ex pm teme un "effetto Molise" generalizzato

La verità è questa: Matteo Renzi non spaventa soltanto il segretario pd Pierluigi Bersani. Anche quei "fini" calcolatori, come Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, che avevano fatto due calcoli ritenendo questa la volta buona per scalzare i democratici dalla leadership del centrosinistra e prendere le redini della coalizione, iniziano a sentire puzza di bruciato. Perché il Big bang del sindaco di Firenze rischia non solo di minare gli equilibri interni al Partito democratico, ma anche di destabilizzare quell'asse anti berlusconiano a cui i leader dell'opposizione hanno lavorato strenuamente negli ultimi anni. Asse che sono riusciti a stringere poche settimane fa a Vasto e che in un solo fine settimana i rottamatori sono già riusciti a mettere in discussione.

E quindi? E quindi qualcuno deve fare qualcosa. E, mentre Bersani fa delle alchimie magiche per tenere in piedi quei vertici formati dai papaveri che Renzi vorrebbe pensionare, Di Pietro prova a metterci una pezza. E dal cilindro magico tira fuori un bel trucco che potrebbe far tornare il sorriso al segretario piddì. "Rinunciare alle primarie - spiega il leader dell'Italia dei Valori - è un passo indietro importante che potrei prendere in considerazione solo solo se funzionale alla chiarezza e al rafforzamento della coalizione per voltare pagina rispetto all’incubo Berlusconi e per contrastare la macelleria sociale che ci circonda".

L'anti berlusconismo, per prima cosa. Poi la tutela dello stutus quo. In una intervista dall'Unità, l'ex magistrato di Mani pulite si dice disposto a fare "una sceltà di responsabilità" sostenendo Bersani alle primarie di coalizione. "Il Pd diviso è un danno per tutti", sottolinea Di Pietro che teme "l’effetto Molise", dove il centrosinistra non è riuscito nel miracolo (anche per colpa dei grillini che gli hanno rosicchiato parecchi punti percentuale). Di Pietro teme che più esponenti candidati alle primarie di coalizione possano portare "all’ennesimo scannamento". Pur ammettendo che "Renzi è una risorsa" e che, quindi è "sbagliato criminalizzarlo", l'ex pm preferisce evitare la competizione e mettere la leadership nelle mani di Bersani. Anche perché le primarie possono fare brutti scherzi. E il Pd ne sa qualcosa dopo le elezioni comunali di Milano e Napoli, dove il partito di Bersani non è riuscito a piazzare nemmeno un candidato. E lo sa pure Di Pietro che aveva spedito Luigi De Magistris nella corsa al Comune partenopeo sperando in un flop.

Quello che tiene insieme il centrosinistra resta - sempre e comunque - la missione di mandare a casa Berlusconi. per questo, il leader Idv auspica anche "un’alleanza di legislatura" con l'Udc Pier Ferdinando Casini. Un'alleanza "senza veti e preconcetti". E spiega: "Quando si andrà al voto è matematicamente certo che Casini farà quello che dice di essere, il Terzo Polo, per giocare il ruolo dell’ago della bilancia". E in quel momento l'asse Di Pietro, Bersani e Vendola deve farsi trovare compatta. Un Renzi qualunque non può certo scompaginare i piani egemonici del nuovo Ulivo.