"Il pilates non serve a nulla" Lo dicono anche gli scienziati

Le donne non ne possono fare a meno, le dive dello spettacolo lo adorano, la moda lo celebra. Ma un gruppo di studiosi lo fa a pezzi: è una ginnastica che brucia meno di una corsa. E una nuotata rilassa molto di più

Più che una pratica sportiva, il Pilates è una moda, un fenomeno di costume, persino una filosofia. Lo è diventato negli anni Duemila. Da quando è stato inventato, nel 1920 dall'allora celebre trainer Joseph Pilates, questo metodo ne ha fatta di strada. Nell'ultimo decennio ha invaso le palestre di tutto il mondo, soprattutto quelle dello star system. Le dive di Hollywood, in particolare le neomamme, non possono più farne a meno e personaggi come Madonna, Sharon Stone, Kate Winslet e Gwyneth Paltrow hanno contribuito al suo boom incontrastato.

Non c'è signora che voglia tenersi in forma - il Pilates infatti piace molto alle donne - che non abbia provato questo tipo di esercizi. O che almeno non ne abbia sentito parlare come una specie di panacea infallibile. La pratica cult promette infatti di far acquistare armonia nei movimenti, tono muscolare ma senza rigonfiamenti da body builder, postura ideale, ventre piatto. Oltre che miracoli contro il mal di schiena e lo stress. Come? Il Pilates fa lavorare soprattutto i muscoli posturali, quelli che danno supporto alla colonna vertebrale. Grazie alla respirazione giusta e alla coordinazione tra corpo e mente, stimola e rinforza le zone del piano profondo del tronco, non solo quella addominale, ma anche quelle zone più vicine alla colonna. Il cuore del metodo si chiama Power house, cioè le parte centrale del corpo: pancia, glutei, adduttori e zona lombare. Gli esercizi di Pilates devono essere eseguiti con estrema precisione, con attrezzi creati apposta e sotto la supervisione di allenatori specializzati. Questo giustifica i costi non proprio popolari delle sedute e spiega come intorno a un tipo di ginnastica sia nato un notevole business del benessere.

Ma come succede prima o poi a tutti i miti intoccabili, anche per il Pilates è arrivato il momento di essere preso di mira. A demolire il «Core stability myth» (la core stability è il dare armonia e forza ai muscoli della parte centrale del corpo ed è alla base di questo tipo di esercizi) ci prova il Times, con un articolo ricco di interventi da parte di esperti e medici. La tesi è che la pratica preferita dai vip sia stata negli ultimi dieci anni quantomeno sopravvalutata. E che meriti per questo di essere ridimensionata.

Lo scopo della crociata del quotidiano britannico non è dimostrare che il Pilates fa sempre male, ma che in sostanza non è più benefico di una camminata a passo sostenuto, che non tonifica più di una corsa o una nuotata e che fa bruciare meno calorie di una qualunque attività aerobica della stessa durata. A essere messi in discussione sono i principi fondanti del metodo. Un'équipe di neuroscienziati australiani ha osservato due gruppi di persone, con e senza mal di schiena. Facendo loro svolgere gli stessi esercizi e controllando le reazioni con degli elettrodi, è stato riscontrato che il cervello delle persone sane inviava segnali agli addominali traversi, stimolandoli a contrarsi e a sostenere la colonna. Mentre in chi aveva mal di schiena questa reazione mancava e la spina dorsale rimaneva debole. Le sedute di Pilates insegnano a contrarre e a rilasciare i muscoli addominali durante gli esercizi. È la regola aurea della pratica. Secondo gli esperti interpellati dal Times, è anche un principio eccessivamente enfatizzato. Per alcuni di loro c'è anzi il rischio che lavorando troppo sugli addominali traversi, questi ultimi si avvicinino troppo alla colonna, destabilizzandola. L'errore dei fanatici del Pilates insomma sarebbe quello di concentrarsi su una parte del corpo ristretta e di dimenticare di prendersi cura del resto.