Pillola Ru486, il comitato etico dà il via libera

La decisione a Torino, ora la parola a Roma. La sperimentazione forse riprende lunedì

Maria Grazia Grippo

da Torino

Si ricomincia da un protocollo riveduto e corretto. Così l'ospedale Sant'Anna di Torino si prepara a riprendere la sperimentazione sulla pillola abortiva Ru-486, interrotta per effetto di un'ordinanza ministeriale a pochi giorni dal suo inizio, il mese scorso. Quella coltivata dai medici per adesso è una ragionevole speranza. Dopo aver modificato le procedure dei test sulla base dei rilievi mossi dagli ispettori dell'Aifa, l'Agenzia del farmaco, proprio ieri il gruppo di esperti ha ottenuto il via libera da parte del Comitato etico del Piemonte, un collegio tecnico il cui parere in materia è vincolante. «L'azienda ospedaliera - ha spiegato l'assessore regionale alla Sanità Mario Valpreda, che presiede il Comitato - comunicherà ora l'avvenuta approvazione al ministero della Salute affinché venga revocata l'ordinanza di sospensione. Pensiamo quindi che a brevissimo termine il progetto pilota possa ripartire».
L'attenzione quindi si sposta da Torino a Roma: qui gli organi che collaborano con il dicastero retto da Francesco Storace valuteranno se le modifiche al protocollo torinese sulla Ru-486 siano da considerarsi sufficienti per il riavvio degli aborti farmacologici. Se insomma, garantiscano la piena e totale assistenza alle pazienti durante il delicato intervento di rinuncia alla gravidanza.
Tecnicamente, all'ospedale dovrebbe bastare la notifica di adeguamento delle procedure per considerare decaduta l'ordinanza del 21 settembre. Ma è evidente che nessuno - nemmeno la Regione della diessina Mercedes Bresso, che aveva polemizzato in toni aspri contro il provvedimento del ministro - intende giocarsi un'altra possibilità di ricominciare i test. Quindi se non si presenteranno nuovi ostacoli, il Sant'Anna ha comunicato di essere pronto a riprendere le somministrazioni della pillola già da lunedì. L'ospedale nei prossimi giorni si organizzerà al meglio affinché le pazienti siano ricoverate per tutta la durata dell'intervento farmacologico, il quale prevede l'assunzione di due pillole nell'arco di quarantotto ore circa prima che l'aborto sia completato. È stato soprattutto questo lo scoglio su cui si è arenato il precedente protocollo. Secondo gli ispettori ministeriali, infatti, è un rischio consentire alle donne sotto trattamento di trascorrere a casa l'intervallo di tempo tra una somministrazione e l'altra. Un rischio e una palese violazione della 194, la legge sull'aborto. Ma così è stato per ventisei signore, piemontesi e no, che hanno partecipato al progetto prima che fosse bloccato da Roma. «Per nessuna di loro ci sono state complicazioni gravi - assicura il ginecologo Silvio Viale, uno dei padri della sperimentazione sulla pillola abortiva -. In queste ore sto ricevendo telefonate di pazienti che chiedono se riusciranno a evitare l'intervento chirurgico, se possono ancora scegliere. Sono donne che avevano optato per l'aborto farmacologico e che, per colpa dell'ordinanza, saranno probabilmente costrette a ripiegare sul metodo tradizionale».
Il progetto del Sant'Anna, unico sul territorio nazionale, prevede il coinvolgimento di 400 pazienti per un tempo massimo ipotizzato di due anni. Ma la speranza di Viale è che la pillola abortiva Ru-486 «venga registrata anche in Italia» come già in altri Paesi come Francia, Spagna, Inghilterra e Germania.