Pio VII, il Papa che fece diventare Napoleone santo

Il pontefice fu segregato e alla fine scrisse a Bonaparte per ritrattare tutto

Stimato Direttore, mi riferisco alla questione di «San Napoleone» citata in lettera del 15 u.s. Purtroppo tutto è legato all’infelice concordato del 1801 «padre di tutti i concordati». Le concessioni avvenute, apparvero un cedimento alle istanze anti-cristiane, emerse con la rivoluzione francese del 1789. Con il concordato di Pio VII, si ribaltava l’edificio della Cristianità tradizionale, società che si reggeva sui principi immutabili della religione, ivi compresa, la Repubblica di Genova. Quale fu la motivazione di compromesso? Lo confessò il suo autore, il cardinale Ercole Consalvi: «il desiderio della pace immediata, non tenendo conto delle conseguenze future» (memorie). «La pace ad ogni costo», è un ritornello che sento riecheggiare anche oggi, in certi ambienti «catto-progressisti». Si tratta dell’antica tentazione che da sempre s’insinua in certi uomini di chiesa: il timore di scontrarsi con le opinioni del mondo. Pio VII pensava che la monarchia bonapartista sarebbe stata quella dei secoli a venire, così, come negli anni sessanta, taluni preti credevano che il comunismo, fosse l’inevitabile destino dell’umanità, ed altrettanto pensano oggi dell’islam. Nel trattato del 1801, un’infelice parte l’ebbe monsignor Giuseppe Spina, divenuto Arcivescovo di Genova e Cardinale, nel 1802 per meriti «napoleonici».
A Napoleone si concesse quasi di tutto; la nomina dei vescovi nelle nuove diocesi da lui ridisegnate, la sanatoria degli espropri avvenuti con la rivoluzione, il canto del versetto: Domine, salva fac Rempublicam, salvos fac Consules, la vigilanza delle messe da parte della polizia ecc... Soprattutto si conferirono all’avventuriero corso, le prerogative dei cattolicissimi Re di Francia.
Quanto a «San Napoleone», fu un decreto del cardinale Caprara del marzo 1806, ad autorizzare il ripristino di questo dubbio culto. Ma il cardinale Caprara era un debole, che credeva troppo nei miracolistici poteri della diplomazia: fu lo stesso, che celebrò la messa d’incoronazione di Napoleone a Parigi, nel 1804. «L’auto-incoronazione», (la corona strappata al Papa) è un favola, Pio VII assistette alla messa, ed impartì solo la benedizione com’era stato pattuito. Il culto di «San Napoleone», nome tratto da un dubbio martire greco dei primi secoli (Nebuleo, Nebulione, o Napoleo), fu soppresso nel 1914.
L’attenuante, per questo atto, fu la minacciata soppresione dello Stato Pontificio che iniziò nel febbraio del 1805 e si estese gradualmente ai restanti domini papali, culminando nel 1809, con la presa di Roma e la deportazione del papa a Savona. I cedimenti del concordato, erano serviti solo a rendere Bonaparte più esigente e prepotente; i cardinali «fedeli», furono anch’essi incarcerati oltralpe. Si iniziò una manovra tendente ad annullare le rimanenti prerogative papali; 1) l’istituzione canonica dei vescovi da parte dei Metropoliti che si voleva sottratta al Pontefice, 2) lo spostamento della Santa Sede a Parigi, 3) il giuramento di fedeltà che il Capo della Chiesa doveva prestare all’«imperatore».
Napoleone, rinchiudendo il Papa nel palazzo vescovile di Savona, lo mise sotto la stretta sorveglianza di Gilbert Chabrol, prefetto di Montenotte (a Savona, mi risulta una piazza dedicata al «carceriere»): si privò il Pontefice della libertà, tranne quella di incontrare vescovi e cardinali, amici di Bonaparte. A Parigi, nel 1811, si convocò un «concilio imperiale», che legittimò le richieste del tiranno, ma il Papa non cedette, e non controfirmò i deliberati del «conciliabolo»; allora, nella notte del 12 giugno 1812, Egli fu deportato da Savona, e rinchiuso nel castello di Fontainebleu; l’intento, era quello di esercitare pressioni psicologiche tali su Pio VII, per farlo impazzire piegandone la resistenza. Infine, il Papa, ormai ridotto allo stremo, nel marzo del 1814, cedette alle richieste dell’«imperatore». Ma pochi giorni dopo, fu raggiunto dai cardinali che erano stati liberati, i quali gli rimproverarono il grave errore commesso.
Pio VII scoppiò in pianto, e scrisse a Bonaparte una memorabile lettera di ritrattazione, nella quale chiedeva perdono per lo scandalo dato alla Chiesa, dichiarando nulli i deliberati firmati. Poi seguì la liberazione ed il trionfale ritorno a Roma. Centinaia di lapidi ricordano in Liguria la liberazione di Pio VII, a testimonianza dell’ardore di un popolo che diede centinaia di martiri per la causa della Fede, nonostante i tradimenti, i doppi giochi, e le viltà di taluni ecclesiastici. L’arcidiocesi di Genova ha avuto figure tremebonde, come il Cardinale G.B., Lercari, marionette come il Cardinale Spina, e per ultima la figura ambigua del cardinale Tettamanzi. Non abbiamo dubbi che il nuovo pastore si situi nella linea dei Lambruschini, Magnasco, Minoretti, Boetto e Siri, perché questi arcivescovi hanno perfettamente incarnato e compreso, l’anima profondamente cattolica del popolo genovese.
Cordiali saluti