Pisanu: fuorilegge chi propone di chiudere i centri d’accoglienza

Il ministro: «Dare l’immagine di un Paese incerto favorisce la violazione delle frontiere. Gli sbarchi ridotti al 4 per cento»

Roberto Scafuri

da Roma

No a un Paese lassista che incoraggi l’arrivo di disperati, no a chi parla di deportazioni e lager, no all’incivile equazione clandestino uguale criminale. Sì ai centri di permanenza temporanea, «strutture indispensabili, ereditate dal governo di centrosinistra e dal governo attuale solo migliorate». Ma soprattutto, guai a chi si proponesse di chiuderli, peggio ancora se ricopre incarichi istituzionali: «Violerebbe la legalità interna, comunitaria e internazionale» e il Viminale non esiterebbe a «far rispettare la legge» con le opportune sanzioni penali.
È ferma la posizione del ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, che la ribadisce punto per punto a Palazzo Madama. Duro e deciso, il titolare del Viminale, che passa dal freddo dei dati ai toni dell’«offesa» rispetto a campagne politiche alle quali, dice, non sono estranei neppure «eversori e terroristi». Duro e deciso Pisanu si mostra anche rispetto alle «onde emotive» perché «questioni complesse come queste, nelle quali si intrecciano diritti inalienabili della persona e salvaguardia della sicurezza, non possono essere affrontate a colpi di pregiudiziali ideologiche o proposte brutalmente semplificatorie». A maggior ragione, in quanto l’ordine pubblico e la sicurezza sono priorità assolute.
No all’emotività. Il sistema di contrasto all’immigrazione clandestina, dice Pisanu, «funziona» e «sarebbe sbagliato sottoporlo ora a sterzate improvvise per inseguire l’ondata emotiva causata da eventi che certamente addolorano e spaventano per la loro efferatezza». Si potranno modificare gli «strumenti operativi e le modalità di intervento» in situazioni particolari, aggiunge, però il «governo e il ministero dell’Interno non intendono discostarsi di un passo dalla linea fin qui seguita». Una posizione che non verrà apprezzata dai Ds (Massimo Brutti), dai verdi (Paolo Cento e Tana de Zulueta) e soprattutto da Rifondazione comunista (Giovanni Russo Spena). Ma non è soddisfatto neppure il ministro leghista Calderoli, che contesta i «conti che non tornano sull’immigrazione irregolare».
No al lassismo. I dati forniti da Pisanu, in effetti, parlano di un numero di espulsioni e respinti alla frontiera pari a 88.501 mila persone del triennio 2002-2005. Con un calo progressivo determinato, spiega il ministro, dalla sanatoria del 2002-2003 e dall’«irrigidimento delle procedure conseguente alle note decisioni della Corte costituzionale». Ma sono in calo anche gli arrivi, specie quelli via mare (solo il 4%). «Possiamo dire a voce alta in Europa che l’Italia ha salvato migliaia di vite umane». Però i successi possono essere vanificati dalla carenza di controlli alle altre frontiere esterne della Ue. Per questo «solo in sede europea possiamo definire e attuare misure veramente efficaci». Importante è comunque non trasmettere «alle migliaia di migranti l’immagine di un Paese incerto o lassista, di fatto incoraggiandoli a violare le nostre frontiere». Così si peggiorerebbe la situazione, «perché offriamo ulteriori possibilità di guadagno ai gruppi criminali e conduciamo questi disperati verso la disperata alternativa tra lavoro nero e forme più gravi di illegalità attiva, gettando così le premesse della reazione razzista o xenofoba».
Non sono criminali. Se ha dimensioni reali l’uso «strumentale e fraudolento della procedura di asilo da parte di molti clandestini» (il 60% dei richiedenti l’asilo politico si dilegua prima della fine della procedura); se è vero che «il degrado dell’immigrazione clandestina contribuisce pesantemente alla delittuosità complessiva del nostro Paese» (su 611mila persone arrestate nel 2004 171mila erano clandestini); è certo anche che va respinta l’«equazione immigrati uguale criminali», in quanto «infondata e incivile». Proprio i dati e la loro analisi dimostrano in «maniera inequivocabile che la grande maggioranza dei clandestini non è fatta di delinquenti».
Macché lager. Pisanu si scaglia anche con vigore contro la «furibonda campagna politica in atto da tempo, condotta da associazioni e gruppi diversi, italiani e stranieri» contro i Cpt. Non sorprende Pisanu che in questo clima «si siano inseriti eversori e terroristi con assalti alle strutture e attentati ai volontari che vi operano generosamente». Il ministro si dichiara «offeso» nei confronti di chi parla di «lager» e rilancia l’idea che i Cpt vengano gestiti dalle Regioni. Però, avverte Pisanu, chi sopprimendo i Cpt volesse «aprire indiscriminatamente le frontiere, metterebbe l’Italia fuori dagli accordi di Schengen». Nessuno può farsene promotore a cuor leggero, aggiunge, «tanto meno se riveste importanti cariche elettive».

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