Pisanu: "Nel 92' ci fu la trattativa Stato-mafia"

Il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia Giuseppe Pisanu: negli anni delle stragi, tra governo italiano e Cosa nostra ci fu "qualcosa del genere" a una trattativa. Ma Grasso: "Le teorie sono belle ma, nei processi, abbiamo bisogno delle prove"

Roma - Negli anni delle stragi di mafia di quasi vent’anni fa, tra governo italiano e Cosa nostra, ci fu qualcosa di simile a una trattativa e "Cosa Nostra la accompagnò con inaudite ostentazioni di forza". È quanto scrive, nella relazione I grandi delitti e le stragi di mafia 1992-1993 presentata oggi, il presidente della Commisione parlamentare di inchiesta Giorgio Pisanu. Nel dossier Pisanu ripercorre quel periodo, ricordando gli attentati, i morti e le "manovre" organizzate dalla mafia per destabilizzare lo Stato.

La paura di un colpo di Stato Secondo il senatore del Pdl "la spaventosa sequenza del 1992-93 ubbidì ad una strategia di stampo mafioso e terroristico, ma produsse effetti divergenti: perché se da un lato determinò un tale smarrimento politico-istituzionale da far temere al presidente del Consiglio in carica l’imminenza di un colpo di stato; dall’altro lato determinò un tale innalzamento delle misure repressive da indurre Cosa Nostra a rivedere le proprie scelte e, alla fine, a prendere la via, finora senza ritorno, dell’inabissamento. Nello spazio di questa divergenza - aggiunge - si aggroviglia quell’intreccio tra mafia, politica, grandi affari, poteri occulti, gruppi eversivi e pezzi deviati dello Stato che più volte, e non solo in quegli anni, abbiamo visto riemergere dalle viscere del paese". Per Pisanu, che lascia aperte le diverse discussioni politico-giudiziarie su quegli anni, è in ogni caso "ragionevole ipotizzare che nella stagione dei grandi delitti e delle stragi si sia verificata una convergenza di interessi tra Cosa Nostra, altre organizzazioni criminali, logge massoniche segrete, pezzi deviati delle istituzioni, mondo degli affari e della politica. Questa attitudine a entrare in combinazioni diverse è nella storia della mafia e, soprattutto è nella natura stessa della Borghesia mafiosa".

"Cosa nostra non ha rinunciato alla politica" "Cosa nostra ha forse rinunciato all’idea di confrontarsi da pari a pari con lo Stato, ma non ha certo rinunciato alla politica". Ha proseguito Pisanu. "Bloccato il braccio militare, ha certamente curato le sue relazioni, i suoi affari, il suo potere. Ma dagli anni 90 ad oggi ha perduto quasi tutti i suoi maggiori esponenti, mentre in Sicilia è cresciuta grandemente un’opposizione sociale alla mafia che ha i suoi eroi e i suoi obiettivi civili e procede decisamente accanto alla magistratura e alle forze dell’ordine". 

Forse Narracci indagato Lorenzo Narracci, già collaboratore di Bruno Contrada, come funzionario del Sisde a Palermo, e tuttora in servizio all’Aisi, sarebbe "a quanto pare indagato a Caltanissetta". Nella relazione di Pisanu si cita per ben due volte e sempre in forma ipotetica che sarebbe indagato dalla procura di Caltanissetta. Narracci era stato chiamato in causa da Massimo Ciancimino come "accompagnatore del misterioso signor Franco o Carlo" che avrebbe assiduamente seguito l’ex sindaco di Palermo nel corso della cosiddetta "trattativa" tra Stato e Cosa Nostra.  

Grasso: "Belle teorie ma non ci sono prove" "Le teorie sono belle ma, nei processi, abbiamo bisogno delle prove giudiziarie. Le prove costruite su tante fonti non hanno mai consentito di costruire la prova penale individualizzante in grado di accertare responsabilità". Così il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano un commento sulla relazione del presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Pisanu, sui delitti e le stragi di mafia del 1992-93 con riferimento ai passaggi sulla, "trattativa tra Stato e cosa nostra". Grasso ha parlato al termine dell’audizione sul ddl intercettazioni innanzi alla Commissione Giustizia della Camera. Domattina proseguirà la seconda parte della sua audizione. 

Granata: "Una giornata importante" "Oggi è stata una giornata importante in commissione parlamentare Antimafia, grazie alla relazione di Beppe Pisanu". Lo dichiara il vicepresidente della commissione Antimafia, Fabio Granata. "Il presidente ha infatti rilanciato con sapiente tempistica e profondità di analisi -continua- la tesi che le stragi del ’92 non sono solo di mafia ma coinvolgono mandanti dotati di strategia politica e che le stesse coinvolgono settori deviati dello Stato". "Importante e straordinaria la documentata ipotesi della trattativa anche alla luce della revoca di centinaia di misure di 41 bis nei confronti dei vertici di cosa nostra in concomitanza con la cattura di Riina e con la fine della strategia stragista. La commissione Antimafia tra qualche giorno andrà a Palermo a dimostrazione che sulle stragi e sulle responsabilità delle stesse non è stata posta alcuna pietra tombale, come qualcuno si augurava", sottolinea. "Noi vogliamo verità e giustizia su quella stagione e sui responsabili della trattativa con la mafia e finchè non si accerterà chi ha voluto la morte di Paolo Borsellino, nessuno potrà costruire in Italia un futuro degno di questo nome. E chi, in Parlamento -conclude Granata- rappresenta il popolo italiano e vuole esserne degno non definisca mai più eroe un volgare e sanguinario capomafia". 

Lega: Pisanu tranquillo con Maroni al Quirinale "Pisanu si tranquillizzi, con Maroni e la Lega al nord, oggi questo non è possibile". È quanto afferma il segretario della commissione Antimafia, senatore Gianpaolo Vallardi (Lega) su quanto detto dal presidente dell’ Antimafia, Beppe Pisanu secondo il quale la mafia non ha rinunciato alla politica e che nel periodo delle stragi del ’92 e del ’93 si temette un colpo di stato. Secondo Vallardi "la presenza capillare dei nostri ’sanì amministratori, il pacchetto sicurezza voluto dalla Lega e il grande lavoro denso di risultati del ministro dell’Interno Maroni e delle forze dell’ordine nella lotta alla mafia è un condensato di deterrente contro cosa nostra, la ’ndrangheta, la camorra e le mafie estere". Vallardi cita l’esempio degli arresti negli ultimi due anni e, sottolinea, "la nuova agenzia per la gestione dei beni confiscati messa in campo in brevissimo tempo". Inoltre, le denunce in commissione contro le mafie straniere e quella cinese in particolare "fanno della Lega Nord il vero fronte, la linea del Piave contro la mafia e le sue infiltrazioni".

Capezzone: con questo governo record nella lotta alla mafia "Tra rievocazioni del passato e strumentalizzazioni varie da parte dell’opposizione, a troppi rischia di sfuggire un elemento semplice, chiaro, inconfutabile e sotto gli occhi di chiunque abbia occhi - dice il portavoce del Pdl Daniele Capezzone - : con il Governo Berlusconi si è realizzato e si sta realizzando un vero e proprio record nella lotta (vera e non a parole) contro la mafia e le altre organizzazioni criminali. Sia in termini di arresti che in termini di sequestri e confische di beni, in questi anni si sono ottenuti risultati letteralmente da record. Ogni discussione seria dovrebbe partire da questo punto, del quale tutti dovrebbero essere orgogliosi. O forse non è così?"