Pisanu vara la Consulta e apre all’islam moderato

Il Viminale: così avremo elementi concreti per risolvere i problemi di convivenza nella società

Massimo Malpica

da Roma

A Beppe Pisanu non basta l’approccio bifronte alla questione islamica per evitare gli strali della Lega, mai troppo tenera con il titolare del Viminale. La nascita della Consulta per l’islam italiano, voluta dal ministro dell’Interno per gettare le basi durature di un dialogo con i musulmani moderati che vivono nel nostro Paese rispettando le leggi, è bastata a far scordare la linea dura adottata da Pisanu contro gli imam e i teorici del fondamentalismo a colpi di espulsioni. Che pure, appena ieri mattina, gli aveva fatto incassare l’apprezzamento di Roberto Maroni, pronto a definire «un po’leghista» l’inquilino del Viminale per il suo new deal all’insegna del pugno di ferro. Ma il guanto di velluto col quale Pisanu ieri mattina ha firmato il decreto che istituisce il nuovo organismo lo ha riportato prepotentemente al centro delle polemiche del Carroccio, con il titolare delle Riforme, Roberto Calderoli, pronto a usare parole durissime contro il decreto in sé e a evocare la «legge del taglione» in risposta alla linea strategica improntata al dialogo privilegiata dall’esponente azzurro dell’esecutivo.
La nuova Consulta per l’islam italiano, come chiarisce il nome, ha una funzione meramente consultiva, essendo destinato a «esprimere pareri e formulare proposte sulle questioni indicate dal ministro». Ma le aspettative che il titolare dell’Interno vi ripone non sono poche. «Con l’istituzione della Consulta - ha infatti spiegato lui stesso nella mattinata di ieri, tornando sui concetti già espressi negli ultimi giorni a proposito dell’integrazione scolastica - si compie il primo passo di un cammino, certamente non breve né facile, che dovrà condurci alla formazione di un islam italiano: una comunità pacificamente inserita nel tessuto economico e sociale del nostro Paese, libera di professare le proprie convinzioni religiose e di salvaguardare la propria identità, ma al tempo stesso pienamente rispettosa dei nostri valori e dei nostri ordinamenti». La Consulta servirà dunque ad accendere la luce e a far crescere la conoscenza sulla «variegata realtà delle comunità musulmane d’Italia», spiega il Viminale in una nota, «e fornirà così elementi concreti per la soluzione dei problemi della loro integrazione nella società nazionale, nel pieno rispetto della Costituzione e delle nostre leggi». Il numero dei componenti che faranno parte del nuovo organismo, che si riunirà al ministero dell’Interno, verrò stabilito con un altro decreto, un atto firmato anch’esso da Pisanu nei prossimi giorni, con il quale il ministro nominerà anche i membri della Consulta, scegliendoli tra persone di cultura e religione islamica di «accertata affidabilità ed esperienza». E il ministro, oltre agli esponenti del mondo musulmano, potrà contare sulla collaborazione di studiosi ed esperti della materia da lui incaricati.
Ma se il via libera alla Consulta, come si diceva, si allinea alle radicate convinzioni del ministro dell’Interno, che vede nel dialogo il metodo più efficace per contrastare il fanatismo religioso, la novità è invece bocciata senza mezzi termini dal ministro Calderoli. Per l’esponente del Carroccio non soltanto «è un errore enorme quello di aver costituito la consulta islamica», ma lo è ancora di più averlo fatto «come atto unilaterale di un singolo ministro, senza neppure passare attraverso l’esecutivo, perché così facendo lo Stato riconosce come interlocutore quello che interlocutore non può essere». Sulla strategia del dialogo, in effetti, Calderoli non concorda affatto. Dopo aver ricordato che Pisanu aveva «finalmente preso posizioni decise nei confronti del terrorismo, espellendo dal Paese i seminatori di odio» torna a bacchettarlo, accusandolo di aver «aperto spazi pericolosi con la Consulta» e propugnando la linea dura: «È finito il tempo - il suo commento - di porgere l’altra guancia. Con chi pretende, per religione, di non rispettare le nostre leggi ci vuole la legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente». Insomma, secondo Calderoli perché esista un islam italiano sarebbe necessario che fossero «sconfessati i principi della religione che vanno contro la nostra Costituzione e contro la legge dello Stato». «Apriamo gli occhi - ha concluso il ministro leghista - la Fallaci e Pera non sono delle cassandre ma oggettivi cronisti di quello che ci sta accadendo e che ci accadrà».