Pisapia snobba i milanesi ma apre un altro centro per accogliere i profughi

Palazzo Marino "sgambetta" la prefettura e accentra i poteri. Il nuovo centro di via Barzaghi servirà ad accogliere i richiedenti asilo. In realtà i soldi sono stati stanziati dal governo solo per chi ha già lo status di profugo riconosciuto

Milano - Cambio di strategia a Milano nelle politiche di accoglienza dei profughi provenienti dal Nord Africa. D’ora in avanti sarà il Comune anziché la prefettura, in particolare l’assessorato alle Politiche sociali e Servizi per la salute, a coordinare e garantire gli interventi di assistenza. Pur arrivando in ritardo di diversi mesi sulla soluzione dell'emergenza lanciata dal Viminale, la giunta guidata dal sindaco Giuliano Pisapia "sgambetta" la prefettura e sperimenta un modello di gestione andando ad aprire una nuova struttura per accogliere i richiedenti di asilo politico in una zona di Milano che già soffre per la forte presenza dei rom. Non solo. Gli immigrati in arrivo non sono profughi ma richiedenti asilo. Mentre la prefettura spende i soldi per chi ha lo status riconosciuto da una apposita commissione, Palazzo Marino pagherà per i richiedenti asilo.

La mossa del Comune Per rendere più efficace l’azione del Comune, attraverso la collaborazione con l’assessorato alla Protezione Civile, è stato allestito un centro di prima accoglienza e orientamento per un numero massimo di 40 richiedenti asilo, presso la sede della Protezione Civile di via Barzaghi. L’ospitalità nella struttura di Via Barzaghi non potrà superare le due settimane nel corso dei quali operatori socio-sanitari, interpreti, medici, psicologi, mediatori linguistici, personale della Questura, garantiranno la prima audizione e la raccolta delle richieste di asilo, l’identificazione e il rilascio del permesso di soggiorno provvisorio, lo screening sanitario e la consegna della tessera sanitaria, la verifica dei casi vulnerabili e l’orientamento legale. "Vogliamo uscire dalla logica dell’emergenza con cui è stato affrontato finora l’arrivo dei profughi - ha spiegato l’assessore Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino - Milano ha la possibilità di accogliere queste persone con serenità e senso di responsabilità".

I profughi nelle strutture del Comune La seconda fase dell’accoglienza prevede il trasferimento dei profughi in strutture del Comune o del privato sociale. Una soluzione che "permette di gestire i 239 profughi presenti oggi a Milano - ha spiegato l'assessore alla Protezione civile Marco Granelli - e i cento nuovi arrivi previsti entro il 20 settembre". "Vogliamo governare le presenze per uscire dalla logica dell’emergenza - ha continuato - garantire un’adeguata assistenza che sarà omogenea in tutte le strutture convenzionate che verranno verificate". Quindi Majorino ha rilevato come "ci sia bisogno per il futuro di aumentare il numero di posti per le emergenze". Insomma, a pagare saranno ancora una volta i cittadini. Milano aveva già dato ospitando 50mila clandestini e gestendo l'emergenza di ben 7mila profughi. Un numero che nessuna città d’Italia ha avuto. "Era la prefettura che doveva seguire la situazione perché doveva avvenire in un quadro nazionale - tuona l'ex vice sindaco Riccardo De Corato - la politica di far venire queste persone a Milano perché Milano le assiste e fa fare loro anche attività ludiche, può essere un boomerang molto pericoloso". Pisapia non tiene, infatti, conto che il capoluogo lombardo ha già il più alto tasso di presenza di immigrati del paese, 16% contro la media nazionale del 7.